La saponetta anche No

Per promuovere la fazione del No al referendum, sui social viene condivisa una metafora di cattivo gusto. Cirinnà: «Utilizza il più becero cliché del cameratismo omofobo: è intollerabile».

 

 

 

 

Votare Sì o votare No. Questo è il dilemma assillante degli ultimi mesi che non si placherà, ahinoi, prima del 4 dicembre, giorno dei seggi per il referendum costituzionale. Slogan, campagne, endorsement di personaggi della tivù, del cinema, della letteratura che spiegano perché sceglieranno di promuovere il cambiamento o gli volteranno le spalle. Tutto può essere discutibile, ma è lecito ed era prevedibile.
Lecito sì, finché non si oltrepassano dei confini che non andrebbero toccati, se non si usano immagini e messaggi impropri in favore della propaganda selvaggia, qualunque sia la fazione in questione.
Su Facebook e Twitter, per esempio, sta circolando un’immagine ‘sponsorizzata’ dai fautori del No: ritrae i piedi di un uomo all’interno di una doccia con una saponetta a terra. Il messaggio è chiarissimo e di pessimo gusto: se ti viene la cattiva idea di raccoglierla, subirai una violenza, per dirla nel modo più fine possibile. Insomma, immortala uno dei più vecchi stereotipi sul mondo omosessuale.
E in tanti non l’hanno affatto gradita. Soprattutto dopo che la scrittrice Michela Murgia l’ha postata sui suoi canali social.

DA CIRINNÀ A SCALFAROTTO, IL PD SI INDIGNA

«Se posso, consiglierei alla campagna del No di ritirare immediatamente l’immagine dell’uomo nella doccia con la saponetta per terra. È un’immagine profondamente (e abbastanza schifosamente) omofoba, punto», ha protestato su Facebook il sottosegretario di Stato Ivan Scalfarotto. So che ora mi toccherà spiegarlo a parole per quelli – anche fior di intellettuali progressisti – che fanno finta di non capirlo. Provvedo subito: una cosa è usare espressioni come «vaffanculo» o «presa per il culo», una cosa è raffigurare una persona che raccogliendo una saponetta si mette ‘a rischio’ di essere sodomizzata (…). Questo conferma lo stereotipo per cui il rapporto sessuale completo tra due uomini non può mai essere voluto, soddisfacente, maturo, desiderato, basato sull’amore e sul desiderio reciproco».

Sull’argomento è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà, fautrice delle legge sulle unioni civili, che non risparmia critiche in un lungo post su Facebook: «Utilizzare il più becero cliché del cameratismo omofobo, che pone l’atto omosessuale in senso spregiativo e canzonatorio, a sostegno della campagna referendaria (del No o del Sì poco importa), è davvero intollerabile. Il rimando a questo schema machista di sottomissione sessuale è uno dei peggiori mali della nostra cultura, e lo sanno bene anche tutte le donne che quotidianamente lo subiscono (…) Esclusa la svista del primo momento, non rimane altro che pensare che pur di difendere le proprie ragioni, ognuno sia pronto a mettere in gioco anche i peggiori pregiudizi che, evidentemente, in altre occasioni riesce invece a nascondere».

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 22-11-2016 06:12 PM


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