«Un crollo nervoso figlio dei social»

di Matteo Mazzuca
Paolo Crepet ci spiega che cos'è il burnout e quali sono i campanelli d'allarme per riconoscerlo. Spiegando perché la costante presenza di Kanye West sulla Rete ha contribuito al suo esaurimento.

Un crollo nervoso: è quello che ha colpito il rapper Kanye West nella tarda serata del 21 novembre a Los Angeles. Il ricovero d’emergenza all’Ucla Medical Center ha segnato il culmine di una settimana particolarmente difficile per il marito della social queen Kim Kardashian. Prima di cancellare il Saint Pablo Tour, nelle ultime date si era lanciato in una serie di pesanti accuse conto Beyoncé, Jay Z, Hillary Clinton, Mark Zuckerberg, in una serie di invettive che aveva fatto preoccupare molti sul suo stato di salute. E, alla fine, il crollo effettivamente c’è stato.

NON SI SMALTISCE PIÙ LO STRESS
«Succede, quando non si riconoscono i campanelli d’allarme», ci ha spiegato lo psichiatra Paolo Crepet. «E, in quest’era digitale, i rischi di sviluppare una sindrome da burnout si moltiplicano. Siamo sempre collegati alla rete, e quindi non abbiamo la possibilità di prenderci un vero momento di pausa dal lavoro». Se si va a misurare la curva dello stress settimanale, questa dovrebbe toccare il suo vertice nella giornata di venerdì, per poi essere ‘assorbita’ dal weekend: «Invece, in alcuni casi, il livello di stress registrato al lunedì è più alto di quello del venerdì. Segno che il carico non è stato smaltito». E Kanye West, che oltre a essere un cantante è anche una social media star, è vittima dello stesso meccanismo.

WEST, UN INGRANAGGIO SENZA SCELTA
«Kanye West non è libero», afferma Crepet. «Ci viene venduto come uno che può mandare a quel paese chi gli pare, ma la verità è che è costretto negli ingranaggi di quello che una volta veniva definito star system, e che oggi invece è un esempio di solitudine massiva dove ognuno non fa altro che smanettare sul proprio smartphone (Crepet ha affrontato il tema del digitale nel libro Baciami senza rete, ndr)». Così come, per rimanere sempre sulla cresta dell’onda, non può fare altro che sottomettersi alla logica social dell’«aizzare», come la definisce Crepet. «Secondo me è questa la vera perversione digitale. Per diventare virale, devi dividere. Trump l’ha capito benissimo: da una parte c’è chi lo insulta, dall’altra chi lo applaude. È la logica, esasperata, del ‘Nel bene o nel male, purché se ne parli’».

PLASMATI DAI SOCIAL
«’Prima siamo noi a dare forma agli edifici, poi sono questi a dare forma a noi’, diceva Churchill. E la stessa considerazione possiamo applicarla ai social, che stanno plasmando il nostro linguaggio e la nostra cultura», continua Crepet. «Siamo obbligati a essere sempre veloci, sempre aggressivi». I social non lasciano nemmeno più spazio alle incertezze: «Ci hanno tolto il piacere delle domande, sostituendolo con l’obbligo delle affermazioni». Qualcuno vada a spiegarlo a Kanye West.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 22-11-2016 02:24 PM


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