«Un Trump in Vaticano? Mai dire mai»

di Paola Medori
A tu per tu con Ignazio Oliva, l'attore che interpreta padre Valente nella serie tivù The Young Pope: dal rapporto con Sorrentino a quello con Jude Law, passando per il suo impegno umanitario.

ignazio oliva padre valente«Un conservatore, duro. Ma dietro la tonaca nasconde un segreto da peccatore». Così Ignazio Oliva racconta Padre Valente, «il prete tuttofare del Papa Pio XIII» che interpreta nella serie The Young Pope. Dietro i suo occhi scuri e curiosi c’è un mondo di interessi: cinema, politica, documentari, ma anche il lavoro sul campo nelle missioni per l’Ong con cui collabora. L’attore, classe 1970, vive un momento d’oro. Nella seguitissima serie firmata da Paolo Sorrentino, condivide il set con un cast internazionale che sfoggia nomi del calibro di Jude Law e Diane Keaton. «È stata un’esperienza straordinaria» racconta a LetteraDonna. Di quei giorni ricorda anche le tante discussioni sul calcio con il regista Premio Oscar. «Io tifo Genoa e lui Napoli. Fortunatamente le nostre squadre sono gemellate, altrimenti…». Dopo essere stato scelto da Bernardo Bertolucci per Io ballo da sola, ha proseguito la carriera con tanti film che pian piano hanno consolidato la sua fama anche tra il grande pubblico internazionale. Tanti ruoli diversi, più o meno importanti. «Non faccio distinzioni, sono saltato senza problemi da Bertolucci a Moccia. Da serie orrende a film sofisticati». E da pochi giorni ha finito di girare nel nuovo documentario del regista tedesco Wim Wenders: «Non posso anticiparvi altro, altrimenti mi uccidono!».

DOMANDA: Come è stato il suo rapporto sul set con un cast così importante?
RISPOSTA: Jude è un super attore, una persona molto umana e semplice, come tutti i grandi professionisti. È solidale sul lavoro ed empatico. Anche con Diane Keaton e Silvio Orlando ci siamo trovati immediatamente, ma non avevo dubbi.
D: Ed essere diretti da un premio Oscar?
R: Prima di girare mi avevano sottoposto a un grande terrorismo psicologico, invece mi sono trovato molto bene. Avevo l’ansia da prestazione, ma Paolo è una persona con cui ti trovi subito bene.
D: Può raccontarci un episodio particolare successo sul set?
R: Ci sono tantissime preghiere in latino da recitare. Jude le ha imparate tutte alla perfezione, invece io ne ho sbagliate un paio. Per l’ultimo Angelus sono rimasto a ripetere fino alle 4 del mattino: per me era come una finale di Champions League. L’ho fatto tutto di un fiato e senza errori.
D: Il giovane papa è un uomo di potere, dispotico e imprevedibile. Secondo lei è solo frutto della fantasia di Sorrentino o potremmo vedere un pontefice del genere in Vaticano?
R: Dopo la vittoria di Trump e la Brexit può succedere di tutto. La storia dell’umanità è ciclica. Abbiamo avuto momenti di aperture progressiste, di battaglie, di spinte reazionarie e poi più conservatrici . Da un lato facciamo l’Europa unita, dall’altro ricostruiscono muri.
D: Come si spiega queste grandi contraddizioni?
R: È la difficoltà delle democrazie imperfette. Non si riesce a dare continuità a certe istanze, e si ritorna nel passato: a rivivere storie che non hanno portato a grandi rivoluzione ideologiche. Ci sono troppi interessi particolari a discapito di quelli generali.
oliva lawD: Qual è il suo rapporto con la Chiesa?
R: È contraddittorio, nella mia vita ho avuto la possibilità di incontrare preti di tutti i tipi. La Chiesa dentro di sé ha delle incoerenze: da un lato c’è l’opulenza, i preti pedofili, e dall’altro sacerdoti che nello loro parrocchie si occupano dei poveri con spirito umanitario e grande onestà. Abbiamo a che fare con l’umanità e, soprattutto, con delle individualità.
D: È credente?
R: Sono più laico e illuminista che credente. Ognuno di noi ha una sua spiritualità: entra ed esce, arriva o la vivi più o meno profondamente a seconda dei momenti della vita.
D: Laureato in scienze politiche con indirizzo sociologico, con una tesi su Greenpeace. Quando nasce, invece, la passione per la recitazione?
R: Durante l’università mi iscrissi a una scuola di teatro a Milano. Portai avanti entrambe le cose. Faccio parte di una generazione multitasking capace di tenere aperte più porte.
D: Poi è andata bene?
R: Sì, anche se ci sono momenti no. Mi occupo di molte cose. D’estate, per esempio, affitto la mia casa in Salento. Faccio documentari per la mia Ong. Poi, mi piace fare il padre.
D: Quindi sogna anche una carriera dietro la macchina da presa?
R: Il mio mestiere è quello dell’attore. Lo faccio da più di 20 anni. Però ho voglia di mettermi in gioco facendo anche altre cose. Ho girato diversi documentari: uno su Franco Scoglio, l’allenatore del Genoa, poi sul G8 con un gruppo di registi per raccontare quei tristi giorni. Altri in Africa per la mia e altre Ong. Anche in Salento, la mia terra dell’anima. Ma da qui a dire che sono un regista, c’è un mare.
D: Come mai oggi lavora moltissimo con produzioni straniere?
R: Alterno, ma il mio mercato rimane sempre quello italiano. Parlo bene l’inglese e questo aiuta molto. Spesso vengono registi e produzioni a girare da noi e mi capita di lavorare con loro in ruoli medi, piccoli e grandi.
D: Lei è un ambientalista convinto, con una spiccata attenzione verso i problemi sociali.
R: Da anni mi occupo del terzo settore e collaboro con l’Ong Amani. Sono andato spesso in Africa, nelle baraccopoli, seguendo diversi progetti per salvare i bambini dalle strade.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 18-11-2016 06:15 PM


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