Australia selvaggia

di Anna Luciani
L'avventura di Anna e Simone continua. Questa settimana la loro tappa è 'into the wild', nella Whitegum Community, villaggio nel bosco. Niente acqua ed elettricità, ma tanta magia. Il racconto.

Dopo Orange e le Blue Mountains, Anna Luciani e Simone continuano la loro avventura, che questa volta scopre la Whitegum Community.
Il  racconto per la nostra rubrica La mia Australia.

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Il paesaggio fuori dal finestrino del treno scorreva veloce. Lasciate le colline di Orange e attraversate di nuovo le Blue Mountains in direzione Sydney, nonostante gli splendidi paesaggi l’unico pensiero che riempiva la mia testa era se Rowan, questa volta, sarebbe venuto a prenderci! Non la definirei ansia, ma sesto senso: appena abbiamo messo piede alla stazione di Windsor ho avuto un déjà-vu: io e Simone seduti sulla panchina. In attesa. E abbiamo aspettato per ben due ore. Prima in stazione, poi alla pizzeria d’asporto del paese, accampati, bevendo una limonata davanti agli occhi increduli dei pizzaioli che si saranno chiesti cosa ci facessero due italiani lì. E me lo sono chiesto anche io. Non ci voleva un genio per capire che alla Whitegum Community non saremmo mai riusciti ad arrivare. Era evidente. Così come era evidente che non avevamo un posto dove stare per la notte ed erano le 19. In Australia, a quell’ora, le persone cenano e vanno a dormire poco più tardi.
A1ACCAMPATI… ASPETTANDO LOWELL
Il bello di questi viaggi è che impari a reagire prima di disperarti, anche quando di motivi per farlo ne avresti parecchi. Tornare a Sydney era impensabile vista l’ora, così sia io che Simone abbiamo iniziato a mandare richieste di ospitalità tramite il portale di Couchsurfing. Quando ormai pensavamo di rifugiarci nel primo pub in attesa di un miracolo, il miracolo è avvenuto: ci ha risposto una ragazza che abita vicino a Windsor e ci ha detto che suo marito sarebbe venuto a recuperarci in stazione. E sono stati di parola.
Lowell è una persona allegra, vivace, molto sorridente e soprattutto chiacchierona. Ci ha subito raccontato della sua famiglia: di sua moglie, di sua figlia, dei loro viaggi, di suo padre e di suo fratello, con i quali aveva vissuto in una bellissima comunità in mezzo al bosco. L’indomani, se volevamo, ci avrebbe accompagnati a conoscere il fratello, che solitamente ospita anche couchsurfers…
Non ci potevamo credere: eravamo stati salvati dal fratello di Rowan che ci ha raggiunti la mattina dopo, sorridente e ignaro della nostra (dis)avventura.
Lasciata la strada principale, dopo qualche chilometro «sballonzolati» in mezzo alla foresta pluviale lungo un percorso degno di un vecchio Camel Trophy, siamo arrivati alle porte della Whitegum Community, che più che comunità la chiamerei «villaggio nel bosco» per l’atmosfera magica che si respira.

BENVENUTI NELLA COMUNITÀ
La casa di Rowan e il padre Manfred, un ometto magro magro, nato a Colonia, viaggiatore per lavoro (era ingegnere) dagli occhi ancora vispi e dal sorriso che non si spegne mai, si trova in una piccola valle attraversata dal fiume, ricoperta di alberi di eucalipto (white gum) e protetta da quattro montagne, una per ogni lato. All’interno del villaggio vari percorsi e ponticelli di legno collegano le abitazioni (roulotte, tende, casette di legno), la zona comune affacciata sul fiume, con cucina e doccia calda, le sale da meditazione, il magazzino. Ogni spazio, ogni stanza o abitazione è parte integrante della natura che la circonda. Non esiste un dentro ed un fuori. Esistono però ambienti che prendono forma con eleganza e spontaneità.
A3NIENTE ACQUA
Mobili di legno antico appoggiati a tronchi di eucalipto, piante dai fiori coloratissimi che spontaneamente sbucano da teche di vetro pregiate, quasi fossero dentro ad un vaso, sculture di legno che si confondono tra i rami e le foglie del bosco. Insomma, un posto semplice ma elegante. E soprattutto magico.
Nella comunità non ci sono né acqua corrente né elettricità. Si usa acqua piovana o del fiume, filtrata con stracci e raccolta in taniche di diversa capienza. Per cucinare, scaldare la doccia e illuminare le lanterne ci sono le bombole di gas, mentre per alimentare telefoni e computer è possibile usare alcune batterie da 12v che Rowan mette a disposizione e che ricarica tramite pannelli solari e un generatore a benzina. Naturalmente non c’è campo, non c’è la linea telefonica via cavo e nemmeno Internet.

a8CONDIVISIONE E CONVIVENZA
Vivere nella Whitegum Community, come hanno scelto di fare Rowan, suo padre e alcuni ragazzi più o meno giovani prima di noi, non è semplicemente «un’esperienza nella natura». È una scelta di vita. Significa allontanarsi il più possibile dagli schemi e dalle strutture della società moderna basata sul consumismo, sulla velocità, sulla produzione. Significa scegliere di rallentare e riscoprire un mondo attorno a noi nel quale possiamo trovare tutto ciò che ci serve per vivere, rispettando l’ambiente, valorizzando il senso di comunità, di condivisione e convivenza reale. Non è un rifiuto del mondo, semplicemente un modo alternativo di viverlo, meno comodo ma più rispettoso e sostenibile.

La casa sull’albero
Appena arrivati Rowan ci ha mostrato la nostra stanza: la casa sull’albero! Una struttura di legno semplice ma curata e arredata con gusto. Le pareti, per metà altezza, sono chiuse solamente da zanzariere e permettono una vista meravigliosa sulla foresta nella quale ci si sente immersi completamente. Fuori, un piccolo terrazzino con vista bosco. Lì ho aperto gli occhi il giorno del mio compleanno, circondata dalla natura che si svegliava con me: uccelli variopinti che cantavano come disperati emettendo versi degni della colonna sonora di film di fantascienza, il rumore del vento tra le foglie, il sole filtrato dalle chiome di eucalipto: è stata un’emozione incredibile.

a11MAGIA SOSPESA
Per colazione Rowan ci ha portati in cima alla montagna mostrandoci alcune pitture rupestri aborigene e raccontandoci i suoi progetti per la comunità: due nuove stanze appese a due grandi eucalipti. Io, che già credevo di morire nel risalire la montagna, lo guardavo perplessa, ma anche incuriosita: come può pensare di costruire una casa a 30 metri di altezza sospesa sul tronco (relativamente) esile di un eucalipto? Rowan è sicuramente un visionario. Un sognatore. Ma lui e suo padre Manfred sono riusciti a creare e a far funzionare qualcosa che per me è pura magia! Quindi perchè non dovrebbe riuscire a costruire una «casa volante»?

a14LAVORARE SODO
Durante le due giornate passate nella comunità abbiamo contribuito anche noi con qualche lavoretto: io mi sono improvvisata elettricista, mentre Simone è riuscito a costruire una sorta di grondaia per la raccolta e il filtraggio dell’acqua piovana a casa di Manfred. Questa è l’unica cosa che viene richiesta per stare qui, in cambio di vitto e alloggio, per tutto il tempo che si vuole: contribuire alla costruzione della comunità. E non immaginate quanta soddisfazione dia, a fine giornata, vedere quello che si è costruito con le proprie mani, sapendo che è qualcosa di utile, di essenziale a volte.

a15VINCERE LE PAURE
Rowan e Manfred sono stati una scoperta incredibile, sono contenta che il destino, pur per vie traverse, ci abbia fatto arrivare fino a qui. Personalmente non credo che riuscirei a fare una scelta tanto estrema e non si tratta solo di comodità. Certi stili di vita comportano necessariamente delle rinunce, non solo materiali. Però conoscere questa esperienza, conoscere le persone che ci hanno creduto e che si impegnano per realizzare il proprio sogno è comunque uno stimolo, una sferzata di energia enorme che ti porta a credere di più nei tuoi sogni, a vincere le paure del «non riuscire» o «non potere».
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INFO:
Per coloro che volessero andare  nella comunità per qualche giorno o per qualche mese questo è il sito: http://www.whitegumscommunity.org/. Qui potete trovare il contatto di Rowan. Sul sito di couchsurfing invece cercate Rowan Classen. Organizzatevi per tempo, contattatelo due o tre giorni prima dell’incontro per averne conferma e abbiate un’alternativa in caso vi lasciasse in stazione. Ma soprattutto non demordete! Vale la pena.
Come arrivare: Per arrivare alla comunità dovete per forza contattare Rowan e mettervi d’accordo con lui. Per arrivare a Windsor da Sydney ci sono treni diretti molto frequenti. Il viaggio dura circa 2 ore.
Per mangiare: Lui ha tante scorte in dispensa, però potete chiedergli se prima di lasciare il Ppaese dovete comprare qualcosa. Eventualmente lasciate un contributo in denaro per la spesa.
L’acqua: per fare tutto proviene dalla pioggia o dal fiume, filtrata con dei canovacci. L’acqua è sicuramente pulita, ma magari non siamo abituati (parlo di intestino) ad acqua «così naturale», quindi per bere se preferite procuratevi qualche bottiglia extra. La doccia c’è ed è calda grazie ad un sistema di riscaldamento a gas.
Dormire: ci sono tantissime tende. A noi hanno fornito anche le coperte, ma meglio avere un sacco a pelo!
Internet e cellulari: non vanno.
Corrente elettrica: potete caricare batterie della macchina fotografica/pc/telefono con una batteria che Rowan ha e mette a disposizione. Per i cellulari (usandoli solo per scrivere o per fare foto consumerete pochissima batteria) noi eravamo attrezzati con batterie portatili «power bank» (si trovano facilmente ovunque e in viaggi come questi sono comodissime!).
Stare qui prevede un contributo in lavoro: ognuno fa qualcosa perché la comunità cresca, migliori e funzioni. I ritmi cambiano, la fatica si sente, la paura di beccare un serpente dentro le scarpe la mattina appena svegli non ti abbandona (scherzo, questa è una fobia mia!) ma stare con Rowan e Manfred per qualche giorno è un’esperienza istruttiva, rigenerante ed incredibile!

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery Argomenti: , , , Data: 18-11-2016 12:29 PM


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