«Non scambiatemi con Emiliano»

di Federica Villa
A tu per tu con Edoardo Purgatori che nella serie tivù Un medico in famiglia interpreta il 'cattivo ragazzo'. Nella vita reale, invece, ha mollato tutto per inseguire un sogno.

Edoardo-PurgatoriIn Un medico in famiglia è Emiliano Lupi, ribelle dal passato burrascoso. Nella vita di tutti giorni è Edoardo Purgatori e di bravate ne ha fatte poche, «dipendeva dal periodo». Cresciuto a Roma con un papà italiano e una mamma tedesca, ha iniziato a recitare a 12 anni e non ha più smesso. Il padre ha provato a fargli fare l’università, ma non c’è stato verso, la recitazione era l’unico mestiere che Purgatori sognava per il suo futuro. Desiderio esaudito. Anche se, come ci ha raccontato in quest’intervista, bisogna sfatare un mito.

DOMANDA: Partiamo proprio da qui. Lei ha addirittura recitato in To Rome With Love di Woody Allen. Come è andata?
RISPOSTA: In realtà io non ho fatto un granché. Un mio amico lavorava come assistente alla produzione e stavano girando una delle scene del film proprio sotto casa mia. Così lui mi ha chiamato e mi ha detto di andare giù a dare un’occhiata. Mi hanno proposto di fare una giornata con la produzione perché so l’inglese e loro cercavano comparse. È stato bellissimo perché ero lì sul set con attori del calibro di Alec Baldwin e con Woody Allen. E anche se ci sono stato solo per un giorno, ho imparato tantissime cose.
D: Da un cast internazionale a uno italianissimo come quello de Un medico in famiglia, dove recita da tre stagioni. Com’è stato inserirsi tra i personaggi storici?
R: Bello. Quando arrivi in una produzione che c’è da così tanti anni, è come entrare in una squadra, in una famiglia. Tutti loro sono un gruppo unito anche fuori dal set, e non vale solo per gli attori, ma anche per gli assistenti di produzione e i registi. Non è successo, come in altri casi, di entrare in un progetto e di conoscere di più qualcuno e di non legare con il resto del cast. Lì è tutto uno stare insieme. Me lo ricordo ancora, quando sono arrivato, Eleonora Cadeddu (Annuccia), mi ha portato a vedere il set e mi ha mostrato gli album fotografici e dei ricordi. Io non pensavo potessero nascere in un ambiente simile. Per questo è stato fantastico farne parte.
D: Ma lei, Un medico in famiglia, lo seguiva, prima di esser scritturato per la parte?
R: Sì, da quando ero piccolo, assolutamente. Mi ricordo benissimo Elio Germano che faceva il Pasticca. Poi, devo dire la verità, l’ho un po’ perso di vista, ma è un qualcosa che ha segnato la mia crescita.
Eleonora Cadeddu e Edoardo PurgatoriD:Com’è stato rapportarsi con Eleonora (Annuncia) che nella serie recita da quando ha tre anni?
R: Con Eleonora è successa una cosa divertente, perché anche lei ha fatto la mia stessa scuola, quella tedesca, ed era in classe con mio fratello. Questo è stato importante perché ci ha permesso di stabilire un rapporto già da subito. Quando hai a che fare con un’altra persona e sul set i personaggi hanno una storia d’amore o comunque d’affetto, è importante creare una sinergia anche fuori dalla scena. Con Eleonora abbiamo parlato di vecchi professori, di ambienti comuni a entrambi. E poi è nata una bella amicizia. E credo che si veda.
D: I vostri personaggi si riappacificheranno?
R: Non posso dire nulla. Ma chi è affezionato alla serie lo sa, le ultime puntate sono sempre un caos pazzesco. Coppie che scoppiano, vere e proprie tragedie. Poi però, proprio perché cerchiamo di affrontare tematiche comuni e vicine a tutti, il focus torna sui valori veri, cioè quelli di amicizia, amore e lealtà. Non posso aggiungere altro.
D: Emiliano, il suo personaggio, è un ragazzo con un passato tormentato. Lei sembra il classico ‘bravo ragazzo’.
R: Dipende dalle situazioni, dai (ride). A parte gli scherzi, io ho avuto una grande fortuna, crescere con degli affetti, con l’appoggio di una famiglia. Emiliano tutto questo non l’ha avuto. S’è dovuto fare da solo, ha avuto delle gravi mancanze e soprattutto, come si è visto nelle altre stagioni, quando la situazione diventa difficile, lui tende a chiudersi. Ma perché è abituato così. Lo dice lui stesso in una delle sue più belle frasi, secondo me: «Quando uno si droga non può stare vicino alle persone che ama». Prima si passa dalla riabilitazione e si cerca di migliorare, poi si ricostruisce. Mi fa piacere, però, che non sia solo una macchietta, cioè che non abbia solo l’etichetta del cattivo ragazzo, perché anche dal pubblico abbiamo avuto buoni riscontri, nel senso che è un personaggio che fa riflettere. E io penso che quest’anno sia quello della sua redenzione, vedremo se riuscirà a farcela o se sarà troppo tardi.
D:Lei è cresciuto a Roma, con mamma tedesca e papà italiano. Com’è stato?
R: Io a Roma ho fatto la scuola tedesca, ma sono cresciuto come un italiano, quindi già questo è particolare. Quando a casa non c’era mio padre, si parlava tedesco perché mamma voleva così. E quando adesso mi capita di andare in Germania, ecco, riconosco delle parti di me. È strano. In ogni caso è stata una grande fortuna quella di crescere bilingue, perché all’inizio era una scocciatura dover imparare cose diverse, ma ora mi rendo conto di quanto questo sia un valore aggiunto. Banalmente io posso recitare in due Paesi diversi.
D: Tre, o più, se contiamo che lei ha studiato recitazione all’accademia di Oxford. Come sono stati quegli anni?
R: L’aspetto più difficile è stato quello linguistico, perché bisogna recitare in inglese e quindi io mi sono preparato guardandomi moltissimi documentari della Bbc. Poi le selezioni sono difficilissime, prendono poco più che una decina di ragazzi, io per fortuna sono entrato subito ma ho sentito persone che hanno riprovato per tre, quattro volte.
R: Il percorso per arrivare a Oxford non è stato facile. Ha provato a fare l’università, ma non è andata bene. Quando ha capito che voleva fare l’attore e basta?
D: Io l’ho capito da subito, da quando ero alla scuola tedesca e ci facevano fare il corso di teatro e poi a fine anno le recite. L’ho fatto dai 12 anni fino alla maturità. I miei non erano d’accordo quando ho scelto questa strada. Ho provato a iscrivermi all’università, se non altro per provare ad avere un piano b. Ho scelto Scienze politiche, perché comunque mi interessavano quelle materie, ma dopo due o tre mesi ho capito che non ce l’avrei fatta.
D: Come si ricorda gli inizi? Che effetto fa ripensarci ora?
R: La prima parte che ho avuto è stata in Donna Detective. Avevo un ruolo piccolissimo, ero il fidanzato di una delle protagoniste. Era l’esordio, non avevo idea, non avevo studiato, lavoravo d’istinto, ero appena uscito dal liceo. Cercavo di imparare a muovermi sul set, che non è facile. Ora, ripensandoci, mi faccio tenerezza.
D: Dal teatro al cinema fino alla tivù. Lei ha 27 anni, ma ha già sperimentato tutto. Dove si vede fra dieci anni?
R: In realtà un progetto mio ce l’ho. E, a parte tenermi il lavoro, voglio aprire una casa di produzione tutta mia, con la mia compagnia e con mio fratello, che è anche lui nel settore. Voglio dare spazio ai progetti che scelgo io. Voglio poter decidere e non solo aderire alle idee di altri. Per provare a lasciare qualcosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 17-11-2016 06:59 PM


Lascia un Commento

*