Donald è il suo 'Daddy'

Gay, cattolico, ultraconservatore. Bannato da Twitter, ma anche star di Instagram. Ecco chi è Milo Yiannopoulos, 'il più favoloso supercattivo di Internet', diventato il volto pop del trumpismo.

Mentre l’America si chiede quali saranno le ripercussioni della nomina di Stephen Bannon a chief strategist di Donald Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti iniziano anche ad avere sempre più familiarità con Milo Yiannopoulos, firma del sito di ultradestra Breitbart News e autore del manifesto dell’Alt-Right. Yiannopoulos. Che se, da una parte è considerato un provocatore sessista e razzista, mentre dall’altra viene visto come un paladino della libertà d’espressione contro tutto ciò che è politicamente corretto.

GURU HI-TECH
Nato ad Atene il 18 ottobre 1983 ma cresciuto nel Kent, in Inghilterra, il benestante Milo Yiannopoulos frequenta l’università a Manchester e Cambridge, senza terminare però gli studi in Letteratura Inglese. Dopo aver cullato il sogno di diventare critico teatrale, inizia a lavorare come giornalista tecnologico per il Daily Telegraph, con apparizioni anche a Sky News e alla Bbc. Nel 2012, insieme a due ex compagni di università e altrettanti giornalisti, fonda The Kernel, magazine online dedicato proprio alla tecnologia, ceduto successivamente a Daily Dot. Nel 2014, Yiannopoulos è tra i protagonisti del GamerGate, campagna denigratoria e social contro le donne che lavorano nel settore dei videogiochi. Un anno dopo, approda a Breitbart News dove gli viene affidata la sezione ‘Tech’, con ampia libertà riguardo ai temi da affrontare e ai toni da usare.

gay trumpBANNATO DA TWITTER
Definito dal Guardian «un incrocio tra un pitbull e Oscar Wilde», cattolico e omosessuale, Yiannopoulos mette nel mirino l’Islam, il femminismo e il politicamente corretto, che ritiene un prodotto della sinistra più reazionaria. Sui social commenta e spesso insulta con disinvoltura. Per dei tweet islamofobi dopo la strage del Pulse, Twitter (dove ha quasi 400 mila follower) gli sospende momentaneamente l’account, poi lo banna definitivamente quando innesca una campagna d’odio contro Leslie Jones, attrice afroamericana ‘colpevole’ di aver recitato nel remake di Ghostbusters.

trump hotelCHIAMA TRUMP ‘DADDY’
D’altra parte, come il suo ‘eroe’ Trump non ha grande stima delle donne e arriva a fare un tour nei campus universitari per rendere consapevoli i maschi bianchi dei pericoli del femminismo. Non solo: istituisce anche il Privilege Grant, fondazione che intende elargire borse di studio esclusivamente a studenti universitari bianchi e maschi. Da buon agent provocateur (o troll, per dirla con il linguaggio di Internet), un’altra mossa contro il populismo e del politicamente corretto. Ma ci crede davvero: quando parla di Trump, lo chiama ‘Daddy‘ (e si è addirittura dipinto i capelli di giallo in suo onore). Guru hi-tech, volto cool e pop del trumpismo, intervistato dal Corriere della Sera ha spiegato che il ‘suo’ Donald ha vinto le elezioni grazie al web, nonostante i tentativi della Silicon Valley di spegnere le voci conservatrici. Come a lui, Twitter ha infatti oscurato anche i profili di un think tank Alt-Right della Virginia e del suprematista bianco Richard Spencer. Nella gallery di LetteraDonna, alcune immagini di Milo Yiannopoulos, che su Instagram (dove ha 114 mila follower), si definisce ‘il più favoloso supercattivo di Internet’.

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery Argomenti: , Data: 17-11-2016 03:09 PM


Una risposta a “Donald è il suo ‘Daddy’”

  1. Antonymous scrive:

    Mi fa pensare ad un Signorini più stiloso. Sono abbastanza poco sessista da non stupirmi più di tanto che un gay possa sostenere la destra omofoba e tradizionalista, però mi chiedo allora con che “diritto” si trucchi, si ossigeni i capelli e si smalti le unghie :D , cose benemerite ma fuori dall’estetica maschile mainstream.
    Satiricamente, senza pretese di eccessiva verosimiglianza, appunto con impressionismo satirico, ho a volte l’impressione che che ci siano due categorie principali di gay conservatori, quelli antichecca per cui “l’uomo deve fare l’uomo eccheccazzo se cercassi una donna e la femminilità non sarei gay, per quello per quello tanto vale essere etero” e quelli per cui il gay è una categoria trasgressiva ben separata dagli uomini “normali” e con licenza artistica, ma che non disturbi con pretese di normalità. Milo sembra questa seconda, lo stesso Signorini, in versione più salottiera.

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