Mascherate contro il sessismo

Dal 1985 le componenti del collettivo Guerrilla Girls combattono, travestite da gorilla, contro le discriminazioni nel mondo dell'arte. A colpi di manifesti, volantini e adesivi.

guerrilla girlsDecise, taglienti, unite, perseveranti. Sono le componenti del collettivo Guerrilla Girls, nato nel 1985 a New York con l’obiettivo di promuovere l’uguaglianza tra i sessi e, in particolar modo, contrastare il sessismo nel mondo dell’arte. Dal debutto organizzano conferenze, realizzano manifesti per diffondere il verbo ‘femminista‘ e pubblicano statistiche per denunciare le discriminazioni. Fino al 19 febbraio 2017 è in programma a Metz, in Francia, una loro esposizione.

guerrila-girlsLE MASCHERE
Caratteristica peculiare del gruppo è il fatto di andare in giro sempre mascherate. Più precisamente, travestite da gorilla, simbolo di una forza che viene spesso loro ‘negata’, perché donne. «Abbiamo pensato a tantissimi accessori, dalle maschere da sci, ai collant, a sacchi di carta, finché una di noi ha avuto un lapsus confondendo ‘guerrilla’ con ‘gorilla», ha raccontato (nome d’arte) «Frida Kahlo», una delle fondatrici del gruppo, a Le Monde. Per passare dai loro ‘panni’ comuni a quelli da ‘combattenti’, si infilano in un bagno o in una cabina telefonica. «Il solo problema è che oggi si trovano sempre meno maschere, mentre un tempo ce n’erano a tonnellate. Può essere che dipenda dal successo de Il pianeta delle scimmie», ha aggiunto. La loro identità è per tutti un mistero e non hanno nessuna intenzione di svelarla.

guerrilla girlsIL GRUPPO
Il loro ‘metodo’ non cambia di una virgola da 30 anni: cooptazione, formazione da parte di un’anziana, consenso da parte delle altre ‘adepte’ e divisione del lavoro. «Identifichiamo i punti di forza di ognuna. Alcune sono più brave a fare le ricerche, altre se la cavano bene con la grafica, altre ancora sono più capaci nell’organizzazione e nella logistica», ha aggiunto, riporta ancora Le Monde, «Frida Kahlo».

guerrilla girlsLE ‘OPERAZIONI’
Anche il modo di operare non ha subito variazioni. Non agiscono tramite agitazioni politiche (come le Pussy Riots o le Femen), ma intervengono negli spazi pubblici attraverso manifesti, volantini e adesivi. Poster che spesso contengono la lista delle gallerie composte da squadre tutte al maschile, dei critici d’arte sessisti o dei musei che espongono poche opere create da donne. La scelta di operare attraverso i manifesti dipende dalla loro capacità di essere diretti, significativi e di facile diffusione. «Il venerdì li attacchiamo, mascherate, nelle strade e il giorno dopo torniamo in strada, tra la gente, per osservare le reazioni. Molti dei commenti, da 30 anni, riguardano il fatto che la meritocrazia dovrebbe avere la precedenza sul sesso e che bisognerebbe considerare il mondo dell’arte come qualunque altro ambiente professionale.

«INTERNET HA SEMPLIFICATO LE COSE»
L’avvento di Internet, ha sottolineato ancora «Frida Kahlo», ha cambiato le cose, semplificandole molto. Se prima i membri del gruppo potevano incontrarsi e discutere soltanto ogni due o tre settimane, adesso le nuove tecnologie permettono loro di rimanere in contatto quotidianamente.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 16-11-2016 05:20 PM


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