Razzismo made in Trump

Dopo la vittoria del candidato repubblicano alle elezioni, negli Stati Uniti si sono moltiplicati gli episodi verbali a sfondo xenofobo e sessista. La maggior parte di essi con evidenti riferimenti alla sua campagna elettorale.

I principali difetti di Donald Trump, oltre all’inesperienza politica? Razzismo, sessismo e xenofobia. Tutte ‘qualità’ che, però, di fatto lo hanno spinto fino alla Casa Bianca, dato che proprio i suoi elettori sembrano apprezzarle parecchio. Lo dimostra il fatto che, in attesa del suo insediamento, si stanno già portando avanti con il ‘lavoro’: come annuncia il Southern Poverty Law Center, dal giorno della sua elezione si sono già verificati più di 200 episodi verbali a sfondo razzista, xenofobo e sessista, in un certo senso frutto della vittoria repubblicana. La maggior parte di insulti, minacce e intimidazioni rivolte ad afroamericani, latinos, omosessuali e donne (soprattutto musulmane con l’hijab) contiene infatti evidenti riferimenti alla campagna elettorale di Trump.

IL PEGGIO ARRIVA DAGLI STUDENTI
Alla Texas State University hanno fatto la loro comparsa volantini con uomini in mimetica, armi, bandiera a stelle e strisce e la scritta: «Ora che il nostro uomo Trump è stato eletto, dobbiamo organizzare squadre punitive per andare ad arrestare e torturare quei leader universitari deviati che parlando sempre di questa spazzatura della diversità». In generale molti studenti musulmani testimoniano sui social la loro paura, soprattutto le ragazze: una di loro, iscritta alla San Josè State University in California, ha denunciato di essere stata quasi strangolata da qualcuno che ha afferrato il suo hijab. Nel Minnesota, nei bagni di una scuola di Maple Grove alcuni studenti hanno scritto ‘Trump’ accanto a ‘Whites Only’, mentre alla York County School of Technology in Pennsylvania, un gruppo di alunni è andato in giro per l’istituto con un cartello ‘trumpista’ al grido di «White Power». «Build the Wall» è stato invece il coro intonato in mensa da alcuni studenti della Royal Oak Middle School, in Michigan. Una dodicenne del Connecticut ha addirittura raccontato che un compagno le ha detto: «Ora che Trump è presidente, sparerò a te e a tutti i neri che trovo».

MA TUTTA L’AMERICA RIBOLLE
Ad Anaheim, in California, quattro ragazzi su un furgone hanno urlato «Niggers!» verso un’auto dove viaggiava una famiglia di colore, prima di allontanarsi gridando «Questo è ora il Paese di Trump!». Su una panchina di un campo da baseball di Wellsville, nello stato di New York, è comparsa una svastica, accompagnata dallo slogan ‘Trump Make America Great Again’. A Durham, North Carolina, su un muro in centro città è apparsa la scritta: ‘Le vite dei neri non contano e neppure i vostri voti’. Si tratta tutto sommato di episodi isolati, ma probabilmente anche dei primi effetti della retorica trumpista. E chissà che la situazione non possa precipitare, visto l’equilibrio precario in cui vivono da sempre gli Stati Uniti, un melting pot di razze adesso in ebollizione. Anche se nel frattempo, intervistato dalla Cbs, Trump ha invitato tutti a smorzare i toni dicendo «Vi prego, fermatevi», la nomina di Stephen Bannon a chief strategist di Trump alla Casa Bianca potrebbe solo peggiorare le cose. Stiamo infatti parlando sì di un ex ufficiale di Marina e dirigente di Goldman Sachs, ma soprattutto del titolare di Breitbart News, legato al movimento politico alt-right (ovvero la destra alternativa), che mira a tutelare i valori occidentali e l’identità bianca degli Stati Uniti. Un sito che ha di recente esaltato la bandiera confederata, che usa con disinvoltura l’appellativo ‘ebreo’ come dispregiativo (lo ha fatto con l’opinionista Billy Kristol e la columnist del Washington Post Anne Applebaum) e che, sulla home page, ha sbattuto titoli come: «Il controllo delle nascite rende le donne poco attraenti» e «Preferiresti che tua figlia avesse il cancro o il femminismo?».

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , , Data: 16-11-2016 01:31 PM


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