«Vi racconto le signore della musica»

Esce il libro del leader dei Nuovi Angeli Valerio Liboni, che ha lavorato con artiste come la Mannoia e Mimì. Le nuove leve? «Elisa, Marrone e Amoroso». «I talent? Mostruose macchine da sogni». L'intervista.

nuoviangeliCantautore, compositore, batterista con quasi 50 anni di musica leggera alle spalle. Figlio d’arte e calciatore mancato. A novembre 2016 esce Ancora Toro, il libro-cd-dvd di Valerio Liboni, storico leader insieme a Paki Canzi de I Nuovi Angeli, gruppo beat-pop della musica italiana divenuto celebre con successi come Donna Felicità, Ragazzina, Singapore che proprio nel 2016 festeggia i 50 anni di attività. Un cofanetto che contiene il nuovo libro Io questa maglia sognavo da bambino (scritto da Liboni con il giornalista radiotelevisivo e press agent di personaggi famosi Maurizio Scandurra), in cui una porzione della storia della musica italiana si unisce alla narrazione di aspetti inediti legati alla tragica fine del ‘Grande Torino’ il 4 maggio del 1949 sinora mai svelati prima.
Occasione in cui abbiamo incontrato il leader dei Nuovi Angeli per tracciare un bilancio della musica italiana di ieri, di oggi e di domani.

copertinaDEFINITIVADOMANDA: Lei ha lavorato con molte signore della canzone italiana come Fiorella Mannoia, Mia Martini, Wilma Goich.
RISPOSTA: Sì, sia come autore che come produttore. Per Fiorella feci il suo secondo 45 giri, si chiamava Muoviti un po’. Poi per Mimì abbiamo scritto insieme a Guido Guglieminetti che è il produttore di Francesco De Gregori molte canzoni, tra cui Se questo non è amore, un brano molto bello scritto in collaborazione con Gianmaria Testa, un cantautore prematuramente scomparso. Mimì non riuscì a cantarlo perché tutti sappiamo come è andata. Per Wilma, invece ho prodotto sette album, tra remake di vecchi successi e brani nuovi. Insomma, non so perché, ma riesco a vestire bene le donne.
D: Ci descrive qualcuna di queste artiste?
R: Voci incredibili a parte, ricordo la grande umanità di Fiorella Mannoia, un personaggio che ha lavorato con i maggiori cantautori italiani, sono molto onorato di averle dato qualcosa anche di mio. E la fragilità di Mimì, vessata da imbecilli che le hanno dato quell’etichetta per cui lei ha sofferto moltissimo. Dopo Mina, c’è solo Mia Martini. Ma era una persona molto fragile, che non ha retto un peso simile che si è unito a una sfortunata vita affettiva.
D: Ha spesso scritto per artiste donne, ma non solo.
R: Sì, la mia è un’attitudine. I miei maggiori successi come autore, però, sono due sigle. Che fico, sigla del Festival di Sanremo del 1982 e Buonasera con Macario, antesignano delle trasmissioni serali della Rai.
D: Ho letto che da ragazzo sognava il calcio, voleva fare il portiere. Come è finito nella musica?
R: Avevo questa passione, sì. Volevo diventare il portiere del Torino, la mia squadra. A 18 anni però sono entrato a far parte di un gruppo pop torinese, e da lì la mia carriera calcistica che non ebbe molta fortuna – feci il provino con il Torino e mi scartarono perché non ero abbastanza bravo!  Nel ’76, poi, entrai a far parte dei Nuovi Angeli, dove sono tuttora.
D: Parliamo di oggi: su quali voci femminili scommetterebbe?
R: Delle cantanti attuali mi piace soprattutto Alessandra Amoroso, ha una marcia in più. E anche Emma Marrone, che ha una grinta straordinaria. Poi, Elisa. Ritengo che saranno loro a prendere il posto dei grandi mostri sacri del passato.
D: Le piacciono i talent show?
R: No, li detesto cordialmente.
D: Amoroso e Marrone sono state lanciate da Amici però.
R: Sì, ma le ho sentito dal vivo e devo dire che sanno il fatto loro.
D: Cosa pensa di X Factor?
R: Non lo apprezzo. Innanzitutto perché sono un fautore della musica italiana, con i suoi testi, mentre spesso i concorrenti cantano in inglese.
Poi in giuria ci sono personaggi – non voglio fare nomi – che vengono chiamati maestri non so a che titolo, non capisco che preparazione abbiano per giudicare i ragazzi. Il talent è una mostruosa macchina dei sogni, non la approvo. Sono programmi televisivi per ragazzini, perché si è convinti che siano loro a comprare i dischi.
D: E invece?
R: Invece i dischi non si comprano più, la musica è diventata liquida, si scarica da Internet. I talent costruiscono personaggi che potrebbero stare bene nei film dei Muppets. O la famiglia Addams, anche. Li truccano e vestono in modi assurdi, mi fanno tenerezza. Io li porterei via dalle mani degli mani degli autori che li illudono.
D: Sanremo, invece?
R: Da tre anni l’Ariston non sforna più una un brano. È il Festival della Canzone italiana, ma le canzoni ormai non esistono più. Non ce ne ricordiamo nemmeno una, se non La Notte di Arisa.
D: Perché, secondo lei?
R: Ci sarà un perché se gli autori non scrivono più, no? Se devo scriver per qualcuno in cui non credo preferisco non scrivere proprio. O scrivere libri piuttosto. Ho sentito che quest’anno a Sanremo c’è una tendenza a cercare soprattutto pezzi, e non chi li canta. Vedremo.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 16-11-2016 12:30 PM


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