Bataclan, le vittime un anno dopo

Il 13 novembre 2015 a Parigi 130 persone sono state uccise durante gli attentati che hanno colpito la città. Ecco le testimonianze di alcune delle persone sopravvissute.

vittime bataclanQuella del 13 novembre 2015 è una data tragicamente storica. Nelle ore serali Parigi veniva improvvisamente e duramente colpita dal terrore. Momenti atroci per chi era lì, in quei bar, in quelle strade, in quei locali. Ore angosciose per chi, lontano e impotente, seguiva l’evento in diretta sul web, vedendo salire di minuto in minuto il bilancio delle vittime: 130, alla fine, tra francesi e stranieri. Donne, uomini, perlopiù giovani e giovanissimi. Un segno indelebile, soprattutto per chi era lì ed è riuscito a sfuggire all’orrore, guardando la morte passargli accanto.

È passato un anno da allora, e alcuni sopravvissuti hanno deciso di raccontare ai media la loro esperienza. Vite, le loro, che sembrano aver subito in quel momento una netta scissione. Tutto, dopo quella notte, è cambiato radicalmente.

CAMILLE
ParisMatch ha raccolto le testimonianze di alcune persone rimaste coinvolte nell’attentato. Tra queste c’è Camille, 27 anni. «Molta gente che conosco non sa che ero al Bataclan. Ho scelto di non dirlo. Quando intorno a me si parla di quella notte, io mi eclisso», ha affermato la ragazza. Uscire dal trauma, racconta, è stato molto difficile: «Ancora non capisco come sia potuto succedere né come abbia fatto a salvarmi. È una domanda che resta presente in me. Quando si sfiora la morte, ci si rende conto di come tutto può fermarsi in un minuto». Un pensiero costante, con il quale è ancora costretta a confrontarsi: «Come riuscire ad andare avanti? Dopo il Bataclan, a ogni evento particolare, un compleanno, un matrimonio, un pensiero furtivo mi dice che avrei potuto non esserci». Inizialmente ha scelto di evitare lo psicologo: non ne aveva voglia. Più avanti si è decisa e si è fatta seguire finché ha sentito di non averne più bisogno. Il motivo della sua testimonianza è uno soltanto: dimostrare che malgrado un evento così terribile, è riuscita ad andare avanti, e persino a migliorarsi. Dopo la tragedia ha deciso di prendersi un po’ di tempo per riflettere e capire cosa eliminare dalla sua vita. Ha dato le dimissioni, ha trovato il lavoro dei suoi sogni, e passa molto più tempo con la sua famiglia e le persone a cui tiene. «Sono viva, al contrario di altri che non ce l’hanno fatta. Questo a volte mi rende triste, ma allo stesso tempo mi dà ancora più voglia di fare della mia vita qualcosa di buono».

ALEXIS
«Quello che è successo non mi abbandona mai. Non sono stato ferito, nonostante abbia passato un’ora e mezza dentro il Bataclan. Non ho segni fisici, la cicatrice è invisibile», ha detto alla rivista francese Alexis. «Il vecchio me è finito quella sera lì». Il ‘nuovo’ Alexis è, in parte, ancora vittima, ma non vuole essere ridotto a questo, non vuole che ‘vittima’ sia la sua definizione. D’altra parte, però, dopo un avvenimento come quello vissuto, è spaventato all’idea che le persone dimentichino. Alexis non avrebbe mai immaginato di poter restare vittima di un attentato in Francia: quella notte il suo punto di vista sul mondo, sulla sua vita, è completamente cambiato. Ha deciso di anticipare il suo matrimonio, di cambiare lavoro: «Era molto importante per me trovare uno stile di vita più confortevole. Mi sono concentrato sull’essenziale. Mi rendo conto della fortuna che ho avuto e la custodisco gelosamente».

EVA
Durante un programma trasmesso da France 2 l’8 novembre diverse vittime hanno testimoniato su quella notte. Tra loro c’era anche Eva, che la sera del 13 novembre era andata a vedere il concerto col suo fidanzato. Durante l’attacco, racconta, «eravamo vicini, non parlavamo, ci fingevamo morti». I minuti le sembravano ore. Terrorizzata, in quel momento, pensava che morire, subito, sarebbe stato un sollievo. Un proiettile l’ha colpita alla schiena, ferendola, diversi altri hanno colpito il suo compagno, rimasto ucciso accanto a lei. «Mi sono resa conto che non si muoveva più. Il suo corpo era immobile, sulla schiena, gli occhi spalancati verso il soffitto». Eve gli ha accarezzato la guancia e, pervasa da un immenso dolore, ha provato ed è riuscita a uscire dalla sala, nonostante i terroristi stessero ancora sparando sulla folla.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 11-11-2016 02:04 PM


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