«Questa non è democrazia»

di Matteo Innocenti
Abbiamo intervistato Neil, un 25enne che vive a Chicago e che ha partecipato alle proteste contro l'elezione di Donald Trump: «Ora vogliamo far sentire la nostra voce».
Neil e la sua amica Cat in un selfie durante le proteste.

Neil e la sua amica Cat in un selfie durante le proteste.

La vittoria di Donald Trump alle elezioni è stata seguita da un’ondata di proteste in molte città degli Stati Uniti, al grido di «Not my president», con tanto di arresti (30 a New York) e feriti (cinque in una sparatoria a Seattle). Un solo presidente era stato contestato prima del suo insediamento alla Casa Bianca: George W. Bush nel 2000, anche se in quel caso i cittadini protestarono non tanto contro di lui, quanto per lo scandalo legato ai voti in Florida. «Ero certo che Hillary avrebbe vinto, il risultato delle elezioni è stato un vero choc», racconta a LetteraDonna il 25enne Neil Ramos che, nato e cresciuto a Dallas, in Texas, si è trasferito da poco a Chicago, la città degli Obama. E che, la sera del 9 novembre, è sceso in piazza o meglio davanti alla Trump Tower, per manifestare il suo dissenso.

DOMANDA: Come quasi tutti gli addetti ai lavori, era certo della vittoria di Hillary. Riesce a darsi una spiegazione?
RISPOSTA: Credo che la maggioranza dei miei connazionali si senta minacciata dai cambiamenti e dai problemi legati all’immigrazione che si stanno verificando negli Stati Uniti e nel mondo. Gli americani ora hanno paura di ciò che è diverso: per questo non vedevano l’ora di votare per un candidato che non vuole un cambiamento.
D: Lei parla di cambiamento. Ma Hillary era una candidata in perfetta continuità con l’amministrazione Obama.
R: La Clinton avrebbe aiutato ancora la comunità Lgbt, che ha lottato per decenni per arrivare dov’è adesso. Si sarebbe schierata a fianco delle donne e dei loro diritti, un tema che com’è logico la tocca da vicino. E poi c’è l’Obamacare: ha aiutato tante persone, ma ne ha danneggiate altre. Credo che Hillary avrebbe fatto in modo di aiutare tutti con questo sistema sanitario.
D: Però ha vinto Trump. Solo grazie alle ‘sparate’ sugli immigrati?
R: Lo ha fatto perché le persone hanno ancora paura delle donne di potere, perché non vogliono concedere diritti alla comunità Lgbt, perché non hanno digerito l’Obamacare. E poi c’è la minaccia del terrorismo, per cui hanno visto in Trump l’unica soluzione possibile.
D: Prima ha parlato di maggioranza. Ma in realtà Hillary ha avuto più voti di Trump. Pensa che il sistema elettorale americano sia da rivedere?
R: Il sistema era valido, almeno agli occhi di chi lo ha stabilito. Ma credo che dovremmo cambiarlo, migliorando le modalità di voto e di conteggio. Serve più tempo per controllare tutte le schede? Bene, prendiamoci più tempo.
D: Mi sta dicendo che sospetta ci siano stati brogli?
R: Sì, e forse sarebbe il caso di fare delle indagini. Trump diceva continuamente che le elezioni erano truccate. E se lo fossero state a suo favore?

Una foto scattata da Neil a Chicago.

Una foto scattata da Neil a Chicago.

D: È per questo che migliaia di americani sono scesi in strada?
R: Per questo, per il fatto che questo sistema non è democratico e per l’idea che le persone abbiano potuto votare per un individuo del genere.
D: Non è certo colpa di Trump se è stato votato.
R: Ovviamente no. Credo che l’America progressista sia arrabbiata con l’altra metà d’America che ha lo ha ritenuto adatto a guidare il Paese.
D: Le proteste sono state organizzate?
R: Sì, le persone si sono radunate, arrivate anche in treno, e poi hanno marciato lungo le strade principali di Chicago. Io ci sono andato con un’amica, che mi era venuta a trovare da Dallas. Ci siamo uniti al corteo quando è passato sotto casa.
D: Non crede che sia strano protestare contro l’esito di elezioni democratiche?
R: Penso che i manifestanti sentissero la necessità di far sentire la loro voce. L’America deve capire in cosa si è cacciata.
D: Anche le donne che lo hanno votato, immagino. Che non sono poche.
R: Ogni voto che ha Trump ha ricevuto da una donna per me è semplicemente inconcepibile. Purtroppo credo che molte donne siano state influenzate dai loro mariti.
D: Lei è omosessuale. Una categoria di cui, al pari delle donne, Trump non ha grande stima. Quali sono le sue paure?
R: Che Trump nomini giudici della Corte suprema molto conservatori e cambi le leggi che sono state create per aiutare la comunità gay e, in generale, le altre minoranze.
D: A proposito, il suo cognome è Ramos, dunque latino. Cosa ne pensa del famoso muro che Trump vorrebbe erigere al confine con il Messico?
R: Sono per metà latino, da parte materna. Credo che il muro sia una grande stupidata, soprattutto se Trump si aspetta che a pagarlo sia il Messico. Comunque, credo che l’immigrazione andrebbe regolamentata. Ma anche che qualsiasi immigrato, ormai negli Stati Uniti, non possa essere sbattuto in prigione o rimandato indietro. I messicani dovrebbero avere la possibilità di ottenere in qualche modo la cittadinanza. E, solo nel caso non ci riuscissero, essere obbligati a tornare a casa.
D: Muro a parte, secondo lei invece Trump che misure adotterà?
R: Credo che proverà a ‘estirpare’ gli immigarti e deportarli, così da garantirsi altri voti dei conservatori.
D: Proviamo a guardare avanti. Lo sa che in molti vorrebbero Michelle Obama candidata nel 2020?
R: Secondo me Hillary farebbe bene a provarci di nuovo. In alternativa, Michelle andrebbe benissimo. È stata una grande First lady, ho amato tutto quello che ha fatto e ciò per cui si è impegnata.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 10-11-2016 07:44 PM


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