I soldi non fanno l'elezione

Per la campagna elettorale Hillary Clinton aveva a disposizione molti più fondi. Ma il suo rivale ha investito di più online. Ed è stato più bravo nel far parlare di sé i media. Gratis.

Aveva dalla sua parte praticamente chiunque: l’establishment, i media, lo star system, persino alcuni repubblicani. Eppure Hillary Clinton è stata comunque sconfitta. Ma oltre agli endorsement, la candidata democratica aveva dominato anche nella raccolta fondi. In parole povere, negli ultimi mesi ha avuto più soldi di Trump da spendere nella campagna elettorale. Al 19 ottobre, cioè circa venti giorni prima delle elezioni, Clinton aveva raccolto poco più di un miliardo di dollari; Trump, la metà: 512 milioni.

TRUMP, UNA CATTIVA GESTIONE
Lo riporta bloomberg.com, che ha ordinato in una serie di infografiche l’andamento finanziario dei fondi dei due candidati. Scoprendo, ad esempio, che la gestione di Trump è stata tutt’altro che impeccabile. Proprio nelle ultime due settimane, quelle più importanti per portare al voto gli indecisi, si è ritrovato a corto di denaro. Mentre la macchina elettorale della Clinton, forte ovviamente di un bottino ben più cospicuo, ha potuto investire fino all’ultimo in spot elettorali. Come abbiamo visto, però, non è bastato.

CLINTON HA SOTTOVALUTATO L’ONLINE
L’articolo di bloomberg.com mostra anche le diverse strategie messe in atto dai due comitati elettorali. E visto che siamo nel 2016, nell’epoca in cui non facciamo altro che parlare di media e di social, colpisce in particolar modo la diversa attenzione data all’online. Trump ha investito il 23% dei propri fondi (per 59 milioni di dollari), mentre Clinton solo il 3,5% (16 milioni scarsi). Difficile dire se questo singolo aspetto sia stato davvero determinante. Perché, in realtà, Trump è stato bravo soprattutto in un altro campo: nel lasciare che i media gli facessero pubblicità gratuitamente.

campagna trumpLE RESPONSABILITÀ DEI MEDIA
L’equivalente di due miliardi di dollari di copertura mediatica. Gratis. Tutti per Donald Trump. A metà marzo 2016, il New York Times aveva quantificato in questi termini il valore del buzz generato da stampa, articoli, televisioni e social media sul candidato repubblicano. Qui, invece, a marzo Clinton ‘annaspava’ con 746 milioni. Facile capire perché: Trump, con il suo passato, le sue dichiarazioni razziste e sessiste, le minacce, ha sempre tenuta alta l’attenzione dei media nei suoi confronti. Non gli importava che lo attaccassero tutti. Bastava che sulle prime pagine ci fosse sempre lui. E la sua vittoria non ha fatto altro che confermare un vecchio adagio: nel bene o nel male, purché se ne parli.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 10-11-2016 05:07 PM


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