Perché le donne non l'hanno votata?

di Matteo Mazzuca
Hillary Clinton avrebbe dovuto riscuotere un successo immenso, ma l'elettorato femminile di etnia bianca ha puntato tutto su Trump. Razzismo, sessismo interiorizzato, povertà: le possibili cause.

US-VOTE-CLINTONI media l’avevano dipinta come la più grande speranza di sempre per le minoranze statunitensi: gay, transessuali, ispanici, afroamericani. Donne. Ma a sorpresa, nel segreto dell’urna, proprio da queste ultime Hillary Clinton è stata tradita. Complici le dichiarazioni sessiste di Donald Trump, si prevedeva che la candidata democratica avrebbe raccolto un consenso plebiscitario nell’elettorato femminile. Ma così non è stato. Secondo gli exit poll del New York Times, il 54% delle donne ha votato per Clinton, mentre il 42% per Trump (dati pressoché invertiti per l’elettorato maschile). Ciò che colpisce, però, è che rispetto alla performance elettorale di Obama nel 2012, Hillary tra le donne ha guadagnato appena un punto percentuale. Altro che sorellanza, altro che solidarietà femminile: evidentemente, l’idea di votare una donna perché donna attrae solo un piccolo, ininfluente gruppo di femministe elitarie che hanno avuto la possibilità di fare la voce grossa sui media.

TRADITA DALLE DONNE BIANCHE
A meno di 36 ore dalla debacle democratica, la stampa americana si interroga sulle ragioni che hanno portato le donne a voltare le spalle a Hillary Clinton. L’analisi del Washington Post, ad esempio, mostra come la popolarità di Clinton tra le donne non abbia mai tratto troppo giovamento dal fattore «identità di genere». Anzi: anche tra le elettrici che danno estrema importanza al loro essere donne, Obama rimane molto più popolare di Hillary. Questo ci porta alla sfida contro Trump e alla mancata affermazione di Hillary nell’elettorato femminile, in particolare quello di razza bianca. Lo spiega bene Quartz, che divide le elettrici per etnia e istruzione. Tra le donne con un basso livello di istruzione, il 95% delle afroamericane, l’81% delle non bianche e il 70% delle ispaniche hanno votato per Hillary. Ma tra le donne bianche la situazione si ribalta a favore di Trump, che ha raccolto il 62% delle preferenze.

POCO ENTUSIASMO TRA LE MILLENNIALS
I dati sulle donne istruite, invece, mostrano una tendenza più favorevole a Clinton tra le elettrici bianche (51% per lei), mentre tra le altre etnie la candidata democratica raccoglie percentuali analoghe (ma inferiori) a quelle che abbiamo mostrato nel paragrafo precedente. Ma anche qui, l’affermazione di Hillary è pressoché risicata. Come mai? Una delle cause potrebbe essere lo scarso entusiasmo suscitato da Clinton. Molti tra quelli che l’hanno votata non si sono impegnati a fare propaganda elettorale per lei e a portare quindi altra gente alle urne. Possiamo supporre, come fa la Cnn, che quelle millennials che alle primarie democratiche parteggiavano per Sanders (e per questo motivo si sono beccate anche una ramanzina veterofemminista dalle amiche di Hillary), si siano comportate proprio così. Ma, anche se così fosse, dobbiamo ancora interrogarci su che cosa abbia spinto tante donne bianche a votare contro la democratica.

LA PAURA DEL CAMBIAMENTO
Le interpretazioni dei dati sono diverse: per Quarz, ad esempio, il comportamento degli elettori bianchi in generale è stato simile a quello di un gruppo che, sentendosi assediato e in minoranza, ha votato in maniera compatta con l’unico scopo di riaffermare la propria sovranità («Ed ora dopo aver sopportato per otto anni un uomo nero che ci diceva cosa fare, dovremmo rilassarci e prepararci ad accogliere i prossimi otto anni con una donna a farla da padrone? Dopodiché, per i successivi otto anni ci sarà un gay alla Casa Bianca! Poi toccherà ai transgender!», ha scritto Michael Moore immaginando i pensieri dell’elettore medio). Juliet Williams, invece, professoressa di studi di genere all’Università di Los Angeles, si chiede se l’idea dell’elettore bianco arrabbiato non abbia fatto sottovalutare ai media la rabbia delle donne. Perché Hillary, ricordiamolo, viene vista da molti come la candidata dell’establishment legata a doppio filo al mondo della finanza responsabile della crisi e dell’impoverimento della classe media. Ma c’è anche ci punta il dito contro il sessismo interiorizzato, che porterebbe le donne a porsi in una posizione di sottomissione rispetto al sesso maschile; è, in fondo, il senso dell’editoriale-invettiva di L.V. Anderson pubblicato da Slate, che accusa le donne bianche di «aver venduto le loro compagne donne, il loro paese e sé stesse» solo per poter essere accettate dalla classe dominante maschile.

PRIMA I SOLDI, POI LE IDEE
E se è probabile che il razzismo abbia giocato un ruolo piuttosto importante (forse determinante) nel coalizzare le donne bianche a favore di Trump, c’è da chiedersi quanto la stessa xenofobia possa essere influenzata dalla percezione di condizioni economiche sempre più precarie. Come dice il Pulitzer Jeff Gerth, riporta il Corriere della Sera, «le battaglie di genere sono soccombenti rispetto al tema del lavoro o della povertà». Chiosa il filosofo Michael Sandel: «Gli esponenti della bistrattata working class, si sentono dopo tutto defraudati e basta». Non è difficile credere che, per quelle donne che combattono una dura lotta anche solo per risollevarsi da terra, le fatiche delle élite femministe per sfondare il soffitto di cristallo e accedere alle stanze del potere sono solo un’eco distante. E ininfluenti per le proprie vite. Al punto di rendere tollerabile, piuttosto, anche il voto per qualcuno che ha definito le donne come «disgustose, cagne, animali, obese, idiote, mestruate, senza cervello».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 10-11-2016 05:20 PM


2 risposte a “Perché le donne non l’hanno votata?”

  1. Blazing Soundwave scrive:

    “l’idea di votare una donna perché donna attrae solo un piccolo, ininfluente gruppo di femministe elitarie che hanno avuto la possibilità di fare la voce grossa sui media.”

    Esatto e da millennial posso aggiungere che tutte le mie amiche odiano il femminismo. Non c’è niente che schifano quanto le femministe, che ancora inventano scuse per sentirsi oppresse (tipo “sessismo interiorizzato” ma la finite di inventarvi le parole?) per il fatto che sono delle fallite con una laurea inutile (tipo in gender studies) che nella vita potranno solo fare le lavapiatti o le parassite pagate dallo stato.

    • Antonymous scrive:

      C’è da capirsi forse su cosa si intenda per femminismo. Un certo tipo di femminismo non si può assolutamente rinnegare, e se lo si fa, è solo un lusso scontato per la nostra generazione che non ha vissuto il periodo in cui c’era il delitto d’onoro, lo stupro non era un crimine contro la persona, le donne non potevano avere proprietà, l’aborto era proibito e, tornando un poco più indietro, non c’era il voto, le donne non erano prese sul serio in tematiche scientifiche nè si concepiva potessero essere giudici.
      E il sessismo interiorizzato, aldilà del cattivo uso che ne fanno certe estremiste, esiste ed è il fare propri il linguaggio e la sovrastruttura che le assegna un determinato ruolo. Che sia il considerarsi inferiori, pensare di valere solo per il proprio aspetto (anche quando lo si usa a proprio vantaggio) o aspetti apparentemente positivi come “la donna non deve prendere l’iniziativa” nel corteggiamento.
      L’idea delle parassite tradisce una certa acredine nel discorso e probabilmente vuole essere una critica alla corruzione del socialismo a cui si associa il clientelismo statale. Cosa che però si confà perfettamente a Renzi e non mi si dica che lo sia in quanto, nominalmente, di sinistra e che questa è la parte che lo qualifica come tale perchè sinistra e socialdemocrazia è ben altra cosa.
      Anche berlusconi, non certo di sinistra nè di nome nè di fatto, era estremamente clientelare.

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