Repubblicane che odiano Trump

di Federica Villa
Il nuovo presidente del Stati Uniti? Il «peggiore esempio di come si tratta una donna». Parola di Meghan Milloy, leader del gruppo Republican Women For Hillary. L'abbiamo intervistata.

Meghan MilloySi può essere repubblicane e votare per Hillary Clinton. Ne sono la prova le quasi 4 mila donne che, fino all’8 novembre, hanno fatto parte del gruppo Republican Women For Hillary. Il loro sogno era vedere per la prima volta una donna alla Casa Bianca, nonostante la candidata appartenesse al partito rivale. Non ne condividevano interamente il programma politico, ma ne apprezzavano la tenacia, da Washington fino a San Diego, da Detroit a Dallas. Ora, però, devono aspettare. Le elezioni presidenziali le ha vinte Donald Trump, quello che loro considerano un «misogino», un «razzista» e il «peggiore esempio di come si tratta una donna».

Alla guida del gruppo c’è Meghan Milloy, già direttrice del Financial Service dell’American Action Forum e fra le voci anti-Trump più conosciute degli ultimi mesi. Noi l’abbiamo intervistata a poche ore dal risultato del voto che ha tenuto con il fiato sospeso l’America e il mondo. E che per molti è arrivato inatteso. Ma adesso, come ci ha detto Meghan, «anche se tutto questo è triste, dobbiamo accettarlo».

DOMANDA: È ufficiale, Donald Trump sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Come si sente?
RISPOSTA: È triste, devastante. In particolare travolge tante persone che hanno speso molto del loro tempo ad aiutare Hillary a essere eletta. Ma adesso lui sarà il nostro presidente, ed è nostro dovere rispettarlo e lavorare insieme per essere sicuri di mantenere come primo obiettivo quello di avere grandi standard per l’America. Come repubblicane che hanno supportato Hillary, noi continueremo a promuovere le idee che ci fanno avvicinare, e non quelle che ci allontanano.
D: Com’è stato possibile per lei e per il suo gruppo essere insieme repubblicane e pro Hillary?
R: Semplicemente perché non avremmo mai potuto votare per Trump. Noi sapevamo fin dal primo momento in cui ha annunciato la sua candidatura che non avevamo davanti un uomo di buon carattere e che quel tipo di persona noi non potevamo sostenerla. Quando è stato chiaro che sarebbe stato lui il candidato repubblicano e, soprattutto, quando i nostri leader hanno iniziato a dargli i loro endorsement, abbiamo capito che dovevamo fare il possibile per far sì che non arrivasse alla Casa Bianca. E questo voleva dire votare Clinton.
D: Tra le vostre fila, avete anche dei sostenitori uomini?
R: Sì, infatti abbiamo un uomo nel nostro comitato direttivo. E lavoriamo con qualche altro gruppo repubblicano che sostiene Clinton e che non è composto da donne. Eppure, il dialogo c’è.
D: Quali sono gli aspetti peggiori della politica e delle idee di Trump, secondo lei?
R: Penso che consideri le donne come cittadine di seconda classe. Ci tratta come se fossimo oggetti, e non persone. Ci giudica in base all’aspetto fisico, non ci considera per il nostro cervello. Questo fa capire davvero chi è. Ma il problema si estende agli altri gruppi, a come li tratta. Parlo delle minoranze, della comunità LGBT e così via. Questi suoi atteggiamenti dimostrano quanto sia misogino, bigotto e razzista, oltre che xenofobo. Questo è il nostro presidente.
D: Invece, avere un presidente come Hillary, cosa avrebbe voluto dire?
R: Penso che, da un punto di vista molto generale, Hillary abbia promosso un’agenda pensata per la comunità, per lo stare insieme, mentre quella di Trump divide e basta. Con lei ci sarebbe stato più dialogo.

meghan milloyD: Così, il sogno di un primo presidente Usa donna è sfumato. Rimpianti?
R: Sarebbe stato bello. Anche durante la campagna, però, noi non siamo riuscite a entusiasmarci quanto avremmo voluto davanti all’opportunità di votare per una donna. E questo perché eravamo circondate costantemente dalla paura di un Trump presidente.
D: Alla fine, si può dire che abbia vinto il partito repubblicano. Ma Trump è davvero un repubblicano?
R: Come repubblicani, noi supportiamo le libertà dell’individuo, il libero mercato, e un’agenda che sia orientata alla crescita. Francamente, Hillary Clinton è stata più repubblicana di Trump in queste elezioni, perché lui ha promosso proprio l’idea opposta. Si è presentato come un antirepubblicano: dalla sua proposta di tassare le aziende americane che spostano la produzione all’estero, fino al desiderio di costruire un muro e di buttare fuori i musulmani dal Paese. Questi non sono ideali repubblicani.
D: Mentre Hillary?
R: Lei è sempre stata una persona molto moderata che sa come e quando dare le priorità e arrivare ai compromessi. Non a caso, è stata la presidentessa del club repubblicano del suo college.
D: Su Clinton, in questa campagna, si sono abbattute molte critiche, molte teorie di cospirazione e molti scandali. Hanno contribuito alla sua sconfitta, secondo lei?
R: Io penso che le teorie di cospirazione siano semplicemente, come dice il loro nome, teorie. Certo, io non concordo con Clinton in molte aree politiche. Ma penso che nel profondo sia una brava persona, con un sincero interesse verso il Paese. Ma questo lei, alcune volte, non l’ha fatto trasparire. Le cospirazioni hanno preso piede in questa campagna perché sono state sostenute dalla disinformazione. È davvero una vergogna che così tante persone ci abbiano creduto e che abbiano preso in considerazione tutto quello che si è detto, per poi decidere come votare.
D: È stato difficile costituire il vostro gruppo all’interno del partito?
R: Sì, abbiamo avuto molte porte chiuse in faccia. Ci hanno chiamate «traditrici», «RINOs» (Repubblicani solo di nome) e così via. Le persone erano deluse. Ma, d’altra parte, abbiamo anche trovato supporto in altri repubblicani che non se la sentivano di votare Trump. Il punto è che non siamo noi che abbiamo abbandonato il partito, ma il partito che ha abbandonato noi.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 10-11-2016 04:50 PM


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