Sempre al fianco di Umberto

È morto l'oncologo Veronesi, noto per il suo impegno contro i tumori. Aveva 90 anni. Oltre ai figli, lascia la moglie Sultana Razon, che in un libro aveva raccontato molti dettagli della loro vita privata.

sultana razon veronesiEra una domenica mattina del 1989 quando Umberto Veronesi dichiarò a sua moglie Sultana Razon di avere un figlio di quattro anni con un’altra donna. Lei, sul momento, rimase sconvolta, e gli chiese di andarsene di casa. Non accadde: i due sono rimasti uno a fianco dell’altra, per i 27 anni successivi. Fino all’8 novembre 2016, quando Umberto Veronesi è morto, alla soglia dei 91 anni, nella sua casa di milanese, dopo che nelle settimane precedenti le sue condizioni di salute si erano aggravate.

il cuore se potesse pensareIL PRIMO INCONTRO
Lui la chiamava Susy, conservando la prima sillaba di un nome esotico datole dai genitori ebrei di Istanbul, quando nacque a Milano nel 1932. A nove anni, nel pieno della Seconda guerra mondiale, venne deportata nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, sopravvivendo e poi, nel Dopoguerra, resistendo ai colpi della povertà e, con gli anni, gudagnandosi da vivere con mille mestieri per laurearsi in medicina e specializzarsi in pediatria. Una scelta che l’ha portata poi a conoscere Umberto, quando anni dopo si sono ritrovati a lavorare entrambi nel laboratorio dell’Istituto nazionale tumori: «Mi sentii afferrare in uno stretto abbraccio. Umberto si chinò e mi baciò rabbiosamente». Era l’inizio di una storia che sarebbe durata decenni, che la stessa Sultana ha raccontato nell’autobiografia Il cuore, se potesse pensare (Rizzoli, pp. 313, 11 euro), mentre Veronesi si era confessato nel volume Confessioni di un anticonformista (ma ha scritto anche un manuale su I segreti della lunga vita).

LE SCAPPATELLE DI LUI E LA GELOSIA DI LEI
La storia di Umberto e Sultana non è sempre stata idilliaca, anzi. L’episodio del figlio segreto è sicuramente il più eclatante, quello che più di tutti deve aver messo a dura prova la vita della coppia. Ma Veronesi non era nuovo alle scappatelle, come lui stesso ha dichiarato in un’intervista al Giornale: «Sono sempre state faccende superficiali che si risolvevano in una notte o poco più. Non mi sono mai innamorato di un’altra donna». E Sultana, che è stata una moglie gelosa, soffriva molto per le assenze del marito, giustificate o meno che fossero. Situazioni delle quali, sorprendentemente, Sultana era riuscita a cogliere il lato positivo: «Le sofferenze che mi ha inflitto, involontariamente o volutamente, devo considerarle, a posteriori, come il sale che ha dato sapore alla mia vita».

CAPARBIETÀ E DEDIZIONE AL LAVORO
Umberto Veronesi ammirò sempre la forza della moglie. Perché sopravvissuta alla deportazione, perché capace di mettere alla luce sei figli senza abbandonare mai il lavoro, perché in grado di affrontare con coraggio un principio di tumore al seno che lo stesso Veronesi gli rimosse nei primi Anni ’80. Sultana ne ha sopportate tante, anche il sessismo sul posto di lavoro che ha rallentato la sua carriera. Ma lei ha sempre preferito rimboccarsi le maniche, piuttosto che lamentarsi: «Non sopporto le donne che si lamentano sempre, che anche con un solo bambino si sentono delle eroine a lavorare».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 09-11-2016 05:06 PM


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