2016: Voto dallo spazio

Gli astronauti possono accedere alle urne quando sono in orbita? La risposta è sì. Anche per questo il cosmonauta Usa Shane Kimbrough ha chiesto di poter esprimere il proprio gradimento alle presidenziali americane.

Expedition 47 Qualification ExamsChe siano in un altro Stato o addirittura nello spazio, gli americani prendono molto sul serio le elezioni. Proprio come Shane Kimbrough, l’unico statunitense attualmente a bordo della stazione spaziale internazionale a oltre 400 chilometri dalla crosta terreste. Insomma, non una passeggiatina. Eppure Shane sembra più che intenzionato a compiere il proprio dovere civico e rispondere alla chiamata elettorale per scegliere chi tra Donald Trump e Hillary Clinton sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

ELEZIONI DALLO SPAZIO
Non una novità, dato che dal 1997 è possibile per tutti gli astronauti Usa esprimere il proprio voto. Un processo lungo e complicato, ma comunque sempre fattibile. Circa sei mesi prima del lancio in orbita gli astronauti sono chiamati a compilare il modulo per il voto postale. Dopo di che, il giorno delle elezioni, attraverso posta elettronica protetta possono esprimere la loro preferenza. Ai velivoli nello spazio arrivano delle mail criptate con un allegato pdf della scheda elettorale che dopo essere stata compilata viene inviata sulla terra. I risultati arrivano poi a una struttura federale nella Contea di Harris, in Texas, non lontano dal centro di controllo di Houston, dove la maggior parte degli astronauti vive.

LA STORIA
Il voto spaziale è stato usato per la prima volta nel 1997. A chiedere a gran voce che il suo diritto di elettore fosse rispettato fu David Wolf, allora sulla stazione russa Mir. E se Shane Kimbrough, alla data del 2 novembre 2016, non aveva ancora votato, aveva confermato la volontà di farlo. Da qui il via alla lunga procedura che gli permetterà di esprimere la propria preferenza.

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