Donne che fanno paura all'Isis

Jihan Cheikh Ahmad è l'ufficiale curda che ha annunciato l'offensiva per riconquistare Raqqa e strapparla allo Stato Islamico. Come lei, tante altre soldatesse indipendenti e pronte a combattere.

jihanSe vuoi terrorizzare un adepto dell’Isis, costringilo a combattere contro una donna. Oltre all’umiliazione di una possibile sconfitta, la morte per mano di una esponente del sesso femminile significa non essere ammessi al Paradiso che gli è stato descritto dai teologi del Califfato. E allora non stupisce che l’inizio della battaglia di Raqqa sia stato annunciato proprio da una donna, Jihan Cheikh Ahmad. Lei è un’ufficiale delle Syrian Democratic Forces (Sdf), coalizione militare dove trovano spazio soldati di diverse etnie. Dopo Mosul, la roccaforte irachena dello Stato Islamico, il nuovo obiettivo è la capitale siriana: impossessarsene significherebbe sferrare un colpo decisivo all’Isis.

ypj1LIBERE, AGGUERRITE, MUSULMANE
Tra i 30 mila soldati delle Sdf che si sono messi in marcia verso Raqqa, non pochi sono donne. Perché Jihan non è solo una portavoce, o una mascotte: è una soldatessa vera, come tante delle sue compagne. Arrivano dal Rojava, quell’area che corrisponde al Kurdistan occidentale e che dal 2012 è sotto il controllo dell’Unità di protezione popolare (Ypg). Lì stanno cercando di costruire una comunità laica ispirata ai principi del confederalismo democratico: non uno Stato, quanto piuttosto una comunità per il popolo curdo (una realtà raccontata molto bene dal fumettista Zerocalcare nel volume Kobane Calling). La brigata femminile dell’Ypg è la Ypj, un gruppo militare composto di sole donne: musulmane e indipendenti.

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Facile capire come le combattenti curde siano rapidamente dei simboli della resistenza contro l’Isis, che negli anni ha perpretrato infinite violenze alle popolazioni locali, accanendosi in particolar modo contro le donne. A pagare lo scotto maggiore sono state le yazide, come emerge dalle storie di Nadia Murad Basee e Lamiya Aji Ashar. Jihan Cheikh Ahmad, con i suoi capelli legati, lo sguardo duro e la sua divisa militare, rappresenta tutto questo. Se gli adepti dell’Isis le temono, è anche perché sanno di quanto siano determinate a vendicare amiche e famigliari che sono finite nelle mani dello Stato Islamico e sono morte dopo essere state stuprate e usate come schiave sessuali.

ypj_2IL NEMICO TURCO
Le donne (e gli uomini) delle Forze democratiche siriane, però, non devono vedersela solo contro l’Isis. Nell’annunciare l’attacco contro Raqqa, Jihan ha ribadito che la Turchia deve «stare fuori dagli affari interni siriani». Il governo di Ankara osteggia da sempre le Ypg/Ypj, perché alleate del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che viene considerato da molti stati, anche occidentali, come un’organizzazione terroristica. D’altra parte, la Turchia di Erdogan sta svelando sempre più la sua natura misogina e sessista: un gruppo di donne armate, independenti e vincenti vicino al confine, deve fare molta paura. Forse più dell’Isis.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 07-11-2016 06:50 PM


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