Braccialetti rossi? Una serie mistica

di Paola Medori
A tu per tu con Cecilia Dazzi, interprete della mamma di Leo nella fortunata fiction di Rai Uno. Dopo la gravidanza e tre anni di pausa, ora torna sulle scene. Ed è pronta per esordire a teatro.

dazzi«Mi piace molto essere stupita. E Braccialetti Rossi lo ha fatto». Non ha dubbi Cecilia Dazzi, new entry nel cast della terza stagione della fiction di Rai Uno: «Non capisci mai quello che succederà. È una serie quasi mistica». Dopo la nascita dei suoi due gemellini e tre anni di pausa dalle scene, Cecilia è ritornata sullo schermo con un ruolo importante: «Sono la madre di Leo, un personaggio che vive nei ricordi del figlio. Questi emergeranno grazie all’incontro con una donna che gli insegnerà a ritornare nel passato per scoprire che cosa è successo davvero». L’attrice romana, classe 1969, non nasconde il suo entusiasmo per questa nuova avventura televisiva: «La compagnia di questo giovane cast è una grazia infinita». Ma Braccialetti rossi è solo un punto di partenza, anzi, di ripartenza. Sono in cantiere due nuove fiction. Una è La porta rossa, girata da Carmine Elia («Una forza della natura»), con Gabriella Pession e Lino Guanciale: «I personaggi sono tutti tendenzialmente colpevoli. L’assassino potrebbe essere chiunque». L’altra è L’isola di Pietro, con Gianni Morandi: «È straordinario, non vedi l’ora di stare con lui». Ma si parla anche di un possibile debutto a teatro, dopo quello mancato nel Don Chisciotte accanto a Carmelo Bene, un artista che lei stessa ha definito come «illuminato da ombre».

DOMANDA: Partiamo subito da Braccialetti Rossi. Che cosa scoprirà Leo?
RISPOSTA: C’è un nodo nella sua vita che deve sciogliersi, o potrebbe diventare un grosso problema. Leo deve capire cosa è successo a sua madre, se vuole capire che cosa sta accadendo a lui.
D: È sempre difficile rapportarsi con la malattia, specie quando colpisce i bambini. Secondo lei quale è il vero segreto di questo successo?
R: Sono stati scelti dei ragazzini che hanno un rapporto speciale anche fuori dal set. Sono intelligenti e aperti l’uno nei confronti dell’altro, nella loro totale diversità.
D: Braccialetti ha vinto la sua sfida: parlare di argomenti delicati con forza e coraggio. Pensa che dopo la terza stagione, il pubblico possa volere altro e in qualche modo stancarsi?
R: Non credo che ‘Braccialetti’ possa annoiare. La malattia colpisce tutti e a tutte le età. Si può curare se è presa in tempo. Non è una condanna a morte e può essere combattuta. Personalmente provo molta stima nel vedere persone che lottano. Poi nella serie si parla anche di amore, di amicizia, e c’è la forza dirompente dell’adolescenza.
D: Come è stato lavorare con il regista Giacomo Campiotti?
R: È creatività pura. Ha una formula molto istintiva e di fede. La visionarietà con cui ha costruito questa serie ha una logica mistica e psicologica. C’è anche del cristianesimo.
D: Come è stato inserirsi in un gruppo già formato?  
R: Mi hanno accolta come una di loro. Leo, cioè Carmine, è un ragazzo di grandissimo talento e serietà. È un piacere lavorare con lui.
D: Ci sono state dei momenti difficili sul set?
R: Abbiamo girato una scena complicatissima e ci siamo stupiti tutti di essere sopravvissuti (ride, ndr). Eravamo su una roccia, con l’acqua addosso. Faceva un freddo assurdo, c’era Mirko Trovato che era fermo: guardava la scena ed era terrorizzato mentre il regista urlava. Tutti eravamo preoccupati e bagnati.
D: Che ruolo interpreta ne La porta rossa?
R: Sono una donna distrutta che ha dovuto abbandonare tutto: la sua vita, l’amore e la figlia. Ho impiegato sei mesi per riprendermi dalla bruttezza estetica di questa donna (ride, ndr).
D: È una fan delle serie televisive?
R: Si, molto. Sono come i romanzi, possono piacerti o no. Breaking Bad lo adorato. Mad Man l’ho visto un po’ così perché mi piace molto Jon Hamm, lo ammetto. Poi ho seguito Arrested Development. Mi hanno detto che è bellissimo House of Cards, ma ancora non l’ho visto.
D: Nel 2013 è diventata mamma dei gemellini Odoardo e Ulisse. È stata ferma due anni per dedicarsi a loro. Come sta andando questa esperienza?
R: Da una parte ti tolgono tempo, ma poi ti danno una capacità di fare le cose molto superiore a quella che avevi prima. Sul set qualsiasi problema ormai non è un problema.
cecilia dazzi braccialetti rossiD: Lo stop della maternità ha condizionato in qualche modo la sua carriera?
R: Sì, un po’. Sono stata ferma tre anni e poi ho ricominciato. Ora vado avanti con nuovi progetti e con una forza rinnovata. Come tutte le donne, devi riuscire a gestire insieme famiglia e carriera.
D: Passa dai toni leggeri della commedia, a quelli più drammatici e impegnati. In quali ruoli preferisce calarsi?
R: Non ho preferenze, basta solo che siano scritti bene e che mi innamori del personaggio. L’altro giorno ho visto La pazza gioia e ho pianto tantissimo. È una commedia meravigliosa. Virzì ha descritto due donne sorprendenti, immerse in due mondi completamenti diversi.
D: Ha lavorato con Ettore Scola. Con Cristina Comencini ha vinto il David di Donatello. E Nanni Moretti l’ha voluta nel suo Il caimano. Può descriverceli in poche parole?
R: La Comencini è una donna che gestisce il set come un’amazzone. Sa quello che vuole e poi scrive benissimo. Moretti è un capolavoro. Quando invece ho lavorato con Scola, ho avuto il senso del passato, della storia del cinema.
D: Come è stato lavorare con Carmelo Bene?
R: La prima volta che ho sentito parlare di masturbazione è stato, a tavola, con Carmelo Bene. Ero sconvolta. Lui mi ha aperto la mente. Non aveva paura di parlare di nulla. Era un animale notturno. Spesso lavoravamo fino all’alba.
D: Non l’ha fatta mai piangere?
R: Mi chiamava «lepre marzolina» e aveva una grande tenerezza nei miei confronti. Io ero una cucciolona. Stranamente è stato molto paterno con me. Forse perché era diventato padre da poco.
D: È una donna eclettica. Ha scritto testi e canzoni come Capelli e Lasciarsi un giorno a Roma per Niccolò Fabi. Ha mai pensato di cantare?
R: Scrivo continuamente su pezzi di carta che poi rimangono lì o che poi magari qualcuno mi chiede. Non canto. Me lo hanno fatto fare, ma solo nei film.
D: In questo momento è occupata sul set?
R: Sto girando in Sardegna con Gianni Morandi una serie per Canale 5 intitolata L’isola di Pietro, per la regia di Umberto Carteni. Gianni Morandi . Canta sempre.
D: Teatro, cinema e scrittura. Dove si sente più a suo agio?
R: Mi piace la macchina da presa. Ma ora, con l’età, potrei fare qualcosa anche a teatro. Sono meno emotiva. Prima tremavo troppo, ora non ho più paura.
D: C’è qualche film recente che l’ha fatta soffrire?
R: Mi è piaciuto molto Io, Daniel Blake, l’ultimo di Ken Loach. Alla fine, dopo un lungo pianto, ti chiedi: «Quanto può essere brutta la vita, ma quanto è bello quest’uomo?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 04-11-2016 05:25 PM


Lascia un Commento

*