«Ragazze, lottate come negli Anni '70»

di Federica Villa
«Cambiare si può, noi lo abbiamo dimostrato. Ora sta a voi», è l'appello di Emma Bonino alle giovani. E sul tema dei migranti dice: «Non è un'invasione. Ma le leggi sono troppo vecchie». L'intervista.

Euro-Mediterranean Workshop VI Annual ConferenceEmma Bonino l’ha capito dalla sua agenda – «e non dagli studi di settore» – che di donne, negli ultimi tempi, si parla sempre di più. «Nell’ultimo periodo si è riempita di inviti a eventi che hanno come protagonista il mondo femminile. È bello vedere tanto interesse», ha detto nel suo «saluto speciale» alla due giorni di Elle active!, il forum delle donne attive organizzato a Milano, il 4 e il 5 novembre.
Oltre alla parità di genere, un altro tema che ha a cuore l’ex ministra degli Esteri è «un problema italiano che si chiama integrazione». E parte dalle nostre case, dove lavorano come donne di servizio molte migranti. A questo proposito, Bonino ha lanciato un appello: «Occupiamoci di loro. Guardiamole come persone, prima che come nostre dipendenti. Sono meno fortunate di noi e cercano affetto. Diamoglielo», ha detto intervistata da LetteraDonna.

DOMANDA: In questi giorni continuano gli sbarchi. La crisi dei migranti è un problema per il nostro Paese che si riflette poi in Europa. Cosa si deve fare?
RISPOSTA: Innanzitutto, bisogna chiarire che non sono l’Europa o la Commissione europea, ma i singoli Stati membri che violano le decisioni prese. Lo dico perché altrimenti sembra sempre che siano solo i burocrati di Bruxelles i responsabili. E invece no, sono i capi di Stato, che hanno nomi e cognomi. Secondariamente, bisogna che anche noi facciamo la nostra parte.
D: Come?
R: Siamo bravissimi a salvare i migranti e questo ci fa onore e gloria perché sui cadaveri non si costruisce niente. Poi, però, non siamo bravi ad integrarli. Ci manca una legge sull’integrazione, siamo fermi alla Bossi-Fini. Non ci sono quote di legalizzazione dal 2012. Abbiamo ancora il reato di clandestinità e c’è un sacco di gente che lavora in nero perché non c’è modo che le loro posizioni vengano legalizzate. Dobbiamo ammodernare la testa, pensare che questa non è un’invasione, né uno scempio culturale. E poi serve anche un ammodernamento legislativo. Ma questo tocca alla politica farlo.
D: A Goro un gruppo di cittadini è salito sulle barricate per impedire l’arrivo di 11 ragazze migranti. Cosa fare per impedire che accadano episodi come questo?
R: Noi dobbiamo ripartire prima di tutto dal racconto dell’immigrazione. La mobilità appartiene all’umanità ed è appartenuta anche a milioni di italiani, tanto per essere chiari. Quindi sappiamo di cosa parliamo. Credo che gli italiani siano irritati più che altro dalla disorganizzazione dell’integrazione.
D: L’Italia è un Paese razzista?
R: Io non credo che gli italiani lo siano. Non lo sono più dei giordani o dei libanesi, penso semplicemente che siano un po’ sgomenti. Poi certo, i razzisti ci sono. Non diamoci dei santi quando non lo siamo. Ma io penso che la nostra esperienza storica e la necessità economica nazionale ci possano portare ad essere più ragionevoli sul tema dell’immigrazione.
D: A Elle active! ha parlato anche del mondo femminile. Quale messaggio che si sente di dare alle ragazze italiane del 2016?
R: A loro voglio dire che quando eravamo ragazze noi, quest’Italia l’abbiamo un po’ rivoltata come un calzino per quanto riguarda le scelte individuali, la libertà e la responsabilità che ognuna di noi aveva. Quindi abbiamo dimostrato che cambiare si può. Non è facile, però si può. Questo vuol dire che anche le giovani devono tentare di cambiare i problemi attuali che magari non sono più quelli degli Anni ’70. Sta a loro.
D: E un consiglio?
R: Non mollate, fate figli, fatene anche due. Pensate che cresceranno e che non bisogna per forza stare a casa. Battetevi per avere condizioni migliori, certo. Però, per favore, non mollate.

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Publicato in: Attualità, Donne della settimana, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 04-11-2016 07:00 PM


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