«Fuori da X Factor è una giungla»

di Andrea Cominetti
Ve lo ricordate? Nella seconda edizione del talent era arrivato terzo al posto di Noemi. Cantautore e musicista, Jury Magliolo, sette anni dopo, ci racconta cosa è rimasto di quel sogno.

yuriLa sua voce e la sua assoluta genuinità avevano conquistato la giuria e il pubblico da subito, tanto che Mara Maionchi eliminò Noemi per salvarlo.
Molti lo ricordano ancora come il «diamante grezzo» di Simona Ventura (che era la sua coach), eppure sono passati quasi sette anni da quando Jury Magliolo calcò il palcoscenico della seconda edizione di X Factor – allora ancora trasmesso da Rai Due – classificandosi al terzo posto, all’epoca 23enne. Si aggiudicò il posto sul podio interpretando Jamiroquai, i Coldplay, Jovanotti e persino Chriostina Aguilera. Sette anni in cui il cantautore polistrumentista di Brescia non ha mai smesso di suonare: «Ho sempre tenuto molto a improntare le mie canzoni sul live più che sul loro essere commerciali, è la cosa a cui tengo di più».

yuri2DOMANDA: Partiamo dall’inizio, da quando le telecamere si sono spente.
RISPOSTA: Grazie al terzo posto vinsi la produzione di un EP e del relativo singolo, Mi fai spaccare il mondo, che presentai in gara. Il disco si componeva di cinque canzoni in totale, due scritte da me e quattro cover, che presentai in giro per l’Italia.
D: Poi?
R: Piano piano, l’ondata di popolarità è finita e da subito mi sono rimboccato le maniche. Con i soldi guadagnati dalle varie serate sono stato un mese e mezzo in America, a Minneapolis, dove mi sono pagato la produzione di nuove canzoni.
Tra queste c’erano Acrobati, uscita per Universal, e La pelle di Sophie, pubblicata con Carosello.
D: Adesso sotto che etichetta è?
R: Ora sono indipendente, come quando sono partito. Forse è così che dev’essere per me: in fondo mi sono sempre sentito un outsider, anche a X Factor non mi presero subito.
D: Si aspettava durasse di più la popolarità?
R: No, ero ben conscio di quello a cui sarei andato incontro. Ci avevano preparato molto, tutti, in particolare Francesco Facchinetti (allora conduttore della trasmissione, ndr). Che, una sera, ci volle vedere a cena – me e gli altri concorrenti – solo per spiegarci cosa sarebbe potuto succedere e dirci che era normale e che non avremmo dovuto preoccuparci.
D: Si rimprovera qualcosa?
R: No, so che ho fatto tutto quello che potevo. La verità è che c’è troppa gente che partecipa e troppi pochi spazi nella discografia contemporanea.
D: La colpa, quindi, è dei discografici?
R: No, loro fanno il proprio lavoro, sono addetti che devono cercare di far funzionare un’azienda. Tra questi, ce ne sono stati anche molti che hanno creduto in me e hanno fatto quel che potevano. Non è con loro che ce l’ho.
D: E con chi ce l’ha?
R: Con quelli che fanno i paragoni tra ex concorrenti anche una volta terminato il talent, per esempio. Perché è dentro che ci sono la gara e lo scontro, fuori no. Fuori è la giungla, siamo tutti contro tutti, esattamente com’era prima. Credo che quello che succede a X Factor è giusto rimanga a X Factor.
D: Qualcun altro?
R: Anche con quei puristi musicali che ci hanno criticato e ora partecipano alla trasmissione oppure con quelle radio che prima non ci passavano e ora sono media partner del talent. È troppo facile adesso – che lo show si è dimostrato longevo e di successo – salire sul carro dei vincitori.
D: Quando parlava di puristi musicali incoerenti si riferiva a Manuel Agnelli?
R: No, non a lui. È arrivato a X Factor da solo, maturo di quello che è artisticamente. Essere incoerenti è diverso dal cambiare idea, io stesso – che inizialmente non pensavo di partecipare al talent – sono stato il primo a cambiarla, apprezzo anzi chi riesce a farlo. Il problema è quando ci si dimentica del tutto delle proprie idee.
D: Che consiglio si sente di dare a chi vuole provare a entrarci, a X Factor?
R: Ho già dato molti consigli in passato. Adesso, che le cose sono cambiate e la gente sa benissimo cosa l’aspetta, non mi sento di darne più.
D: Per il suo futuro, invece, cosa si augura?
R: Vorrei continuare nel campo del live e dei video – faccio anche colonne sonore – e, dal punto di vista artistico, essere contento come lo sono ora. Tanto quello che fai in qualche modo rimane, non importa se per tanti o per pochi.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 03-11-2016 05:05 PM


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