Eccellenze da salvare

Dopo il terremoto che ha devastato Norcia e molti paesi limitrofi, la paura e che il territorio si spopoli. Un'eventualità scongiurabile solo attraverso la salvaguardia dei prodotti tipici della zona.

16560211_small-990x660Quando il terremoto ti mette in ginocchio, l’unica cosa da fare è risollevarsi. Facile da dire, un po’ meno da mettere in atto. Il concetto però è giusto. Perché anche quando vieni privato di ogni tuo bene, di tutto quello che hai costruito in una vita, l’unica cosa che puoi fare è andare avanti. Ma come? In questi casi le priorità non possono che essere due. La prima è legata all’istruzione, quindi alla costruzione di scuole, la seconda riguarda le imprese. Senza questi due componenti fondamentali i paesi si svuotano. E quando tutti se ne vanno quell’agglomerato di edifici che per molti assumeva il nome di casa diventa una città fantasma. È quanto sperano di evitare gli abitanti di Norcia, di Visso e di tutti i paesini colpiti dal terremoto. Per ripartire quindi, si deve dare nuova linfa vitale ai giovani e soprattutto alle eccellenze del territorio. Parte anche da qui l’indagine del Corriere della Sera che ha raccontato le storie post sisma di prodotti e uomini. Storie di speranza e voglia di restare in quel territorio ancora tanto ricco di risorse e possibilità.
«È importante che le imprese non se ne vadano, se necessario bisogna studiare incentivi e forme di supporto per evitare che ciò avvenga. Altrimenti il rischio è quello di veder sparire questi paesi dalla cartina geografica», ha spiegato il presidente di Confindustria Marche, Bruno Bucciarelli.

IMPRENDITORI LOCALI
Ed ecco che la storia di molti diventa quella dei singoli e viceversa. Proprio come Giorgio Calabrò, 56 anni e, fino a pochi giorni fa, uno dei produttori più noti di salame di Visso. Il terremoto gli ha portato via tutto. Casa e bottega. «Sono produttore di ciauscolo da quattro generazioni e le origini della nostra bottega, che oggi non c’è più, risalgono al 1930. Il terremoto ha distrutto il paese e ora io sono qui con mia moglie mentre i miei figli sono sulla costa in attesa che venga loro assegnato un alloggio», ha raccontato al Corriere. Ma Giorgio non è l’unico ad aver perso ogni cosa. Olga Urbani, insieme allo zio e ai suoi due cugini, ha visto spazzata via la storia di un’azienda che lavorava tartufi sin dal 1852. Tra i suoi clienti vantava nomi importanti della ristorazione come Thomas Keller e Massimo Bottura. Loro l’hanno chiamata, volevano sincerarsi della sua salute dopo che il clamore del disastro è arrivato anche oltreoceano dove i due chef lavorano. «Li ho rassicurati, perché noi della Valnerina (zona dove lavora e vive Olga, ndr) siamo tosti e riusciremo a rialzarci. Nessuno lascerà questa terra che ci può dare ancora molto».

TRADIZIONE SPAZZATA VIA
Ma quando parliamo di una storia spazzata via in pochi istanti non stiamo scherzando. Lo sanno bene anche Simonetta e Donatella Varnelli, titolari della più antica casa liquoristica marchigiana: la Vernelli appunto. Una di quelle aziende nate nella seconda metà dell’800 e da allora sempre sulla cresta dell’onda. «Aspettiamo solo che ci concedano l’agibilità dei nostri stabilimenti, e poi andremo avanti come sempre. E comunque vada non lasceremo a casa nessun dipendente, non lo abbiamo mai fatto. Varnelli non è solo un’azienda, siamo le prime a considerare questo marchio un patrimonio della comunità». Ottimismo, vero, ma anche un pizzico di preoccupazione. Come quella che traspare dalle parole del giovanissimo Giovanni Angeli (26 anni): «In pochi giorni abbiamo subìto una perdita che oscilla tra i 30 e i 40 mila euro, ma ora rischiamo di perdere tutti i nostri clienti. La produzione di zafferano è ridotta di tre quarti ed è seriamente in pericolo. Per questo è importante restare qui e non arrendersi». Dello stesso avviso anche Diego Pignatelli, agricoltore 31enne dalle idee molto chiare: «Non dobbiamo abbandonare la nostra terra».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 02-11-2016 05:10 PM


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