Superstiti vincenti

Il premio Sakharov «per la libertà di spirito» è stato assegnato alle giovani yazide Nadia Murad Basee e Lamiya Aji Bashar, ex schiave sessuali dell'Isis che ora lottano per la difesa dei diritti umani.

Lamiya Aji Bashar Nadia MuradNel 2014 erano state ridotte alla schiavitù sessuale dallo Stato Islamico. Dopo un lungo calvario, le due giovani yazide Nadia Murad Basee e Lamiya Aji Ashar hanno iniziato a dedicarsi alla difesa dei diritti umani e sono diventate icone della loro comunità, minacciata di genocidio. Adesso, proprio in virtù dell’impegno dedicato alla nobile causa, è stato loro assegnato il premio Sakharov «per la libertà di spirito».

NADIA
Nadia Murad, di recente nominata dall’Onu ambasciatrice di buona volontà per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani, è stata rapita nel suo villaggio a Kocho (nord dell’Iraq) nel 2014, e poi condotta a Mossul, bastione dell’Isis. Per mesi ha subito violenze collettive, è stata torturata e più volte venduta come schiava sessuale. I suoi rapitori, ha dichiarato la giovane all’agenzia Afp, l’hanno costretta a negare la sua fede e convertirsi all’Islam. In un discorso pronunciato davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Nadia ha anche raccontato di essere stata costretta a sposare uno dei suoi carcerieri che l’ha picchiata, le ha ordinato di truccarsi e di indossare abiti aderenti. Dopo tanto orrore, una famiglia musulmana l’ha aiutata a ottenere dei documenti di identità che le hanno permesso di fuggire.

LAMIYA
La pelle bruciata, il corpo pieno di cicatrici. Il calvario di Lamiya Aji Bashar, anche lei nata a Kocho e rapita all’età di 16 anni, è molto simile a quello di Nadia. La sua prigionia è durata 20 mesi durante i quali ha cercato ripetutamente di fuggire. Quando ci è riuscita, finita nelle sporche mani del direttore di un ospedale iracheno, ha continuato a subire abusi. Nel 2016, finalmente, dopo numerose drammatiche vicende (è rimasta gravemente ferita attraversando un campo minato), è riuscita ad arrivare in Germania. «È una donna molto forte, ha sopportato cose orrende. Molti dei suoi familiari sono stati uccisi dall’Isis sotto i suoi occhi», ha detto all’Afp lo psichiatra che adesso la segue, Kizilhan. Davanti al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, Lamia ha raccontato la sua frustrazione: il suo popolo, ha detto, è stato abbandonato dalla comunità internazionale, mentre «il genocidio dovrebbe essere riconosciuto e i colpevoli dovrebbero essere consegnati alla giustizia».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 27-10-2016 02:08 PM


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