«X Factor è un treno, non perdetelo»

di Andrea Cominetti
A tu per tu con Tony Maiello, concorrente della prima edizione, vincitore di Sanremo Giovani e autore per Laura Pausini e Francesco Renga. Sul ritiro dei Jarvis dice: «I contratti non sono un ricatto».

Tony Maiello 2C’è voluta – come ogni anno – molta pazienza: tre puntate dedicate alle audizioni, due ai Bootcamp, una agli Home Visit. Ma finalmente giovedì 27 ottobre alle 21.10, su Sky Uno HD i riflettori si accendono sulla prima puntata Live della decima edizione di X Factor. Tante le novità, a partire dalla giuria, rinnovata quasi in toto, con Arisa, Alvaro Soler e Manuel Agnelli chiamati a prendere i posti lasciati vacanti da Elio, Mika e Skin. Confermato soltanto Fedez che, insieme ad Alessandro Cattelan – conduttore del talent show per la quinta volta consecutiva –, costituisce l’unico aggancio alle edizioni passate. Dodici i cantanti in gara, tre per categoria, ognuno con un sogno da realizzare, che non combacia necessariamente con il trionfo finale della gara. Anche se, a essere onesti, sono stati soprattutto i vincitori delle passate edizioni a ottenere il successo maggiore di pubblico, mentre gli altri – chi più e chi meno – hanno dovuto reinventarsi. Ne sa qualcosa Tony Maiello, 27 anni, quarto classificato del primo X Factor – trasmesso allora su Rai Due – che ha intrapreso con successo una strada nuova ma parallela: «Si è aperta per me una bella storia da autore. Ho scritto canzoni per Laura Pausini, Francesco Renga, Lorenzo Fragola. E adesso ce ne sarà una anche nel nuovo album di Giorgia». Tony Maiello 1DOMANDA: Torniamo al principio. Che è successo quando le telecamere si sono spente?
RISPOSTA: In trasmissione presentai il singolo Mi togli il respiro, scritto da Saverio Grandi. Avevo firmato un contratto con la Sony e girai, quindi, tutta l’Italia per presentarlo.
D: Proprio a causa di un contratto discografico a loro parere troppo vincolante, i Jarvis hanno abbandonato la competizione. Il suo che contratto era?
R: Doveva essere un 3+2 se non ricordo male, un contratto come tanti altri. Nel mercato funziona così, non lo vedo come un ricatto, a maggior ragione se si considera che la Sony promuove il talent proprio a livello economico. Credo che i Jarvis si siano persi un treno che poteva essere interessante. Anche perché, se le cose poi non funzionano, è la stessa casa discografica a svincolarti.
D: A lei è successo così?
R: Sì, dopo solo un anno ho firmato con l’etichetta di Mara Maionchi e Alberto Salerno.
D: E con loro è arrivato alla vittoria di Sanremo Giovani.
R: Esatto. Era il 2010, mi presentai con Il linguaggio della resa, uno dei brani a cui sono più affezionato. È stata un’emozione molto diversa da quella del talent, più una toccata e fuga: avevo solo due serate a disposizione in cui dare il tutto per tutto. Di quell’esperienza ricordo soprattutto la paura di sbagliare, non tanto per i mille in sala, ma per gli oltre dieci milioni che sai ti stanno guardando in tivù.
D: Poi cos’è successo?
R: Poi mi sono fermato, per quattro anni. È stato un periodo molto introspettivo in cui ho dovuto fare i conti prima di tutto con me stesso. Ho cercato ciò che non andava dentro di me, e ho scritto moltissimo.
D: Si aspettava un proseguo diverso, dopo il trionfo sanremese?
R: Sì, ci speravo, è inutile negarlo. Ma, alla lunga, mi sono accorto che se hai tanto da dire dici tanto, mentre se hai poco da dire dici nulla. Per questo, a qualsiasi ragazzo, consiglierei di partecipare a X Factor solo se ha davvero qualcosa da dire. Non bisogna pensare di stare lì come a un karaoke.
D: Della nuova edizione che pensa? È riuscito a vedere qualcosa?
R: La vera novità è Manuel Agnelli, prenderlo è stata una mossa geniale. Quella di Alvaro Soler, invece, mi è sembrata più una commercialata, una questione di marketing. Poi, nei Live, spero di ricredermi e di essere sorpreso anche da lui.
D: Quindi avrebbe scelto Manuel come giudice?
R: Lui o Fedez, di cui apprezzo l’onestà e la franchezza. Non fa mai troppi giri di parole quando deve dare un parere.
D: Stando alla sua esperienza, come si supera una crisi?
R: Grazie alla fede, che distinguo in maniera netta dalla religione e dalla Chiesa. Ho messo la mia vita in mano a Dio e mi sono lasciato trasportare da quello che era il suo piano.
D: Dove l’ha portata questo piano?
R: A fondare, nel 2015, assieme a Sabatino Salvati ed Enrico Palmosi Il Branco. Si tratta di una società di edizioni all’americana, in cui funziona molto il concetto di crew quasi del tutto inedito qui in Italia.
D: L’avrebbe mai detto che sarebbe finito a scrivere per altri?
R: No, non me lo sarei mai aspettato. Anche perché tengo davvero molto alle cose che scrivo, in un certo senso ne sono proprio geloso.
D: E tornare a cantare? Non ci pensa mai?
R: Sì, certo, anche perché c’è un brano in particolare che tengo nel cassetto da un po’ di anni. Se deve succedere, succederà, io – dal canto mio – non vedo l’ora. Ma anche qui, mi faccio trasportare dal piano di Dio.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 27-10-2016 12:20 PM


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