«Il femminicidio? Lo canto per denunciarlo»

Emis Killa accusato di inneggiare alla violenza sulle donne con il brano Tre messaggi in segreteria. Ma lui risponde: «Voglio sensibilizzare. Il mio metodo è brusco e cattivo».

emis_killa«Lo so sono egoista, un bastardo / Ma preferisco saperti morta che con un altro». Fa scalpore Tre messaggi in segreteria, brano contenuto nell’ultimo album di Emis Killa Terza stagione. A meno di una settimana dalla pubblicazione, sulla testa del rapper sono cominciate a piovere pesanti accuse di istigazione allo stalking e al femminicidio. Ma lui precisa: «È il mio modo per sensibilizzare e denunciare il femminicidio».

FEMMINISTE ALL’ATTACCO
La spiegazione del rapper è arrivata il 20 ottobre, all’indomani di una contestazione subita al teatro San Babila di Milano dal collettivo di attiviste Ri-Make in occasione della presentazione del disco. Ma il rapper è stato attaccato anche via web: il Centro Antiviolenza ‘Roberta Lanzino’ di Cosenza, ad esempio, ha chiesto alle autorità il «ritiro del brano». Appello ripreso anche da D.i.R.e Donne in Rete contro la violenza.

PROVOCAZIONE PER SENSIBILIZZARE
La risposta di Emis Killa non si è fatta attendere. Il rapper ha spiegato che quel brano non rappresenta le sue idee, ma rappresenta il punto di vista «di un ragazzo che perde la testa per la ex fidanzata e decide di ammazzarla. Lo racconto dal punto di vista, malato, di chi ammazza». In un certo senso, la stessa cosa che fa un attore quando interpreta un serial killer. Non ne condivide le idee malate e le motivazioni, ma le mette in scena. «Ho scelto un metodo brusco, diretto, cattivo, e soprattutto in prima persona, perché so che è il più efficace e mi appartiene, e infatti si sta alzando un polverone, che è quello che mi aspettavo, per poter porre l’attenzione su uno degli aspetti più brutti di questa società». Ma secondo alcuni, l’intento non basta: perché il pubblico giovane di Killa potrebbe interpretare la canzone come un inno al femminicidio che rischia di scatenare fenomeni di emulazione. Anche per costoro, Emis Killa ha una risposta: «sarebbe come temere che chi legge gialli poi diventasse un serial killer».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 20-10-2016 06:27 PM


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