L'uomo che 'inventò' i marziani

La sonda Schiaparelli è atterrata su Marte. Prende il nome dall'astronomo italiano che osservò a lungo il Pianeta Rosso. E che diventò famoso a causa di una traduzione sbagliata.
Giovanni_Schiaparelli

L’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli.

La sonda Schiaparelli è arrivata su Marte. In attesa di sapere se la missione ExoMars dell’Agenzia spaziale europea abbia davvero avuto buon esito, visto che sull’integrità del lander non ci sono ancora certezze, facciamo un passo indietro. Per la precisione fino al ‘battesimo’ della sonda, che ha ricevuto un nome italiano: quello dell’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli, noto per le sue osservazioni al telescopio del Pianeta Rosso. E per aver contribuito all’invenzione dei suoi misteriosi abitanti, seppur involontariamente.

CRESCIUTO GUARDANDO LE STELLE
Nato a Savigliano (provincia di Cuneo) il 14 marzo 1835, Giovanni Virginio Schiaparelli si interessò fin da piccolo all’astronomia, forse affascinato da uno sciame di stelle cadenti. Al punto che, dopo essersi laureato a soli 19 anni al Politecnico di Torino in Ingegneria idraulica e Architettura civile, non esercitò la professione, cercando invece di seguire la sua passione per gli astri: grazie al mentore Quintino Sella, perfezionò le sue conoscenze con periodi di studio nei migliori centri astronomici d’Europa: l’Osservatorio Reale di Berlino e l’Osservatorio di Pulkovo, a San Pietroburgo. Quando nel 1960 fece ritorno in Italia (in via di unificazione) per lavorare all’Osservatorio Astronomico di Brera, Schiaparelli era uno stimato scienziato. Al punto che, appena due anni dopo, ne divenne direttore. Incarico che poi mantenne fino alla pensione, all’inizio del Novecento.

Una mappa di Marte elaborata da Schiaparelli nel 1888.

Una mappa di Marte elaborata da Schiaparelli nel 1888.

DALLE COMETE AL PIANETA ROSSO
Nel 1861, Schiaparelli scoprì l’asteroide 69 Hesperia, e nel 1867, con la pubblicazione dello studio Note e riflessioni intorno alla teoria astronomica delle stelle cadenti, teorizzò con largo anticipo sui tempi il nesso tra meteore e comete. In seguito iniziò una metodica osservazione delle stelle doppie, che rimase la principale occupazione per oltre due decenni. Tuttavia, in occasione della grande opposizione del 1877, iniziò a osservare Marte, sulla cui superficie individuò aree che definì ‘terre’ e ‘mari’, ma anche una fitta rete di strutture lineari che chiamò ‘canali‘. Gli studi di Schiaparelli, compendiati poi nelle tre pubblicazioni Il pianeta Marte (1893), La vita sul pianeta Marte (1895) e Il pianeta Marte (1909) destarono molto interesse, anche ‘grazie’ a un’errata traduzione in inglese della parola ‘canali’, per la quale fu usato ‘canals‘ al posto del più corretto ‘channels‘: la prima parola indica infatti una costruzione artificiale, mentre la seconda prevede un’origine naturale (come il Canale della Manica, che infatti si chiama ‘English Channel’).

Una pubblicità apparsa nel 1893 su un giornale americano, con riferimento all'esistenza dei marziani.

Una pubblicità apparsa nel 1893 su un giornale americano, con riferimento all’esistenza dei marziani.

I CANALI DELLA DISCORDIA
Iniziarono così a circolare varie teorie sulla possibilità che su Marte ci fosse vita intelligente. A gettare benzina sul fuoco fu soprattutto l’astronomo statunitense Percival Lowell, particolarmente colpito dagli studi di Schiaparelli. Tra i maggiori sostenitori della natura artificiale dei canali, condusse una lunga serie di osservazioni riportate poi in tre distinte pubblicazioni: Lowell arrivò addirittura a sostenere che i ‘canals’ fossero immense opere di ingegneria idraulica progettate dai marziani per con lo scopo di gestire le scarse risorse idriche del Pianeta Rosso. Molti colleghi di Schiaparelli contestarono però la reale esistenza dei canali, naturali o artificiali: tra loro l’italiano Vincenzo Cerulli, che avanzò l’ipotesi che si trattasse solo di illusioni ottiche, come successivamente fu dimostrato. La verità su Marte arrivò però solo nel 1965, quando la sonda Mariner 5 inviò sulla Terra le prime immagini della sua superficie, un arido deserto con numerosi crateri da impatto e formazioni di origine vulcanica. Schiaparelli, che fu anche senatore del Regno d’Italia, membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino e del Regio Istituto Lombardo, era scomparso da 55 anni. Legando per sempre il suo nome al Pianeta Rosso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 20-10-2016 12:28 PM


Lascia un Commento

*