L'uomo dietro ai discorsi di Hillary

di Federica Villa
Il trentenne Dan Schwerin fa parte dell’Hillaryland dal 2005. Per la grande corsa contro Trump ha deciso di ripensare la strategia comunicativa della Clinton, fra notti insonni e discorsi storici.

hillaryPoco più che trentenne, barba incolta e una carriera in ascesa. Dan Schwerin è la penna che si nasconde dietro ai discorsi di Hillary Clinton. È lui che, anche se semi-sconosciuto, ha rivisto la strategia comunicativa di quella che potrebbe essere la prima donna presidente degli Usa. E per dimostrare che avrebbe funzionato, ha fatto tutto il necessario, compreso sedersi di fronte a Hillary a notte fonda quando la candidata democratica desiderava rivedere una frase, correggere un passaggio, studiare un modo migliore per esprimere un punto chiave, «perché è una maniaca del controllo». E ora, lo speechwriter più impegnato dell’anno si prepara alla resa dei conti: quella che la notte del 19 ottobre (alle 3 ora italiana) vedrà Clinton contro Donald Trump nell’ultimo dibattito televisivo (qui parliamo del primo) prima del voto dell’8 novembre.

LA SCALATA
Schwerin non è una figura conosciuta come l’ex speechwriter di Clinton, Sarah Hurwitz, che ora scrive i discorsi – già entrati nella storia – della first lady in uscita Michelle Obama. Proprio quando, nel 2008, Hillary perse le primarie dei democratici contro Barack Obama, decise di allontanare Hurwitz e di investire, gradualmente, in un giovanissimo uscito da soli quattro anni dalla Northwestern University di Chicago. Schwerin entrò nello staff come «assistente stampa», nel 2005, per poi occuparsi della strategia comunicativa quando Clinton divenne Segretario di Stato durante la prima amministrazione Obama. E, nel 2014, la aiutò a scrivere il memoir Hard Choice. La sua penna delicata ha ripercorso i momenti più intensi vissuti dalla candidata democratica, a partire dal 2008: la sconfitta, la scelta di far parte comunque del team Obama, le indecisioni, i segreti e i successi.

FRATELLI DI STAFF
Quando la sfida ebbe inizio – la seconda nella vita di Clinton – per la Casa Bianca, Schwerin era un membro a tutti gli effetti dell’Hillaryland. È con quest’espressione che venne chiamato il gruppo di collaboratori (strettissimi) della candidata democratica. I nomi maschili che vi compaiono sono molto pochi. Schwerin era così ben inserito nella «cerchia Clinton», come la definiscono i media americani, che ci fece entrare anche suo fratello maggiore Josh, fino ad allora membro dello staff del senatore democratico della Virginia Terry McAuliffe. Così Josh, nel 2016, diventò il portavoce (lo spokeperson) di Hillary.

LA METAMORFOSI DI HILLARY
Schwerin sapeva che aveva una grande occasione tra le mani, ma sapeva anche di dover osare: il personaggio di Hillary, e le sue parole, dovevano essere smussate. Lei appariva molto rigida e in tanti quelli la accusavano di essere falsa, costruita, addirittura antipatica.
«Nel 2008 Hillary era una figura istituzionale, ancora molto legata all’immagine del marito Bill. Era una proiezione del vecchio Partito democratico e questo si vede ancora perché non piace ai più giovani, ai millennials soprattutto», spiega a LetteraDonna Matteo Muzio, ricercatore all’università di Genova ed esperto di politica e storia americana.
Per questo, insieme al suo braccio destro, Jake Sullivan, Schwerin propose un cambio di strategia. «Nel 2016 Hillary è l’erede di Obama, e questo lo speechwriter lo sa. Quindi ha dovuto cambiare linguaggio. Anche perché l’avversario non è più il classico gentleman repubblicano, ma uno che non segue schemi e questo può fare gioco, perché non segue i normali codici delle pubbliche relazioni», ci dice Muzio.

ABBATTERE LE BARRIERE
Va bene rivedere i discorsi fino alle quattro di notte, va bene controllare ogni singola frase, ma serve anche «abbattere le barriere». E dopo giorni di meeting, a febbraio 2016, Hillary si convinse e Break down barriers diventò un motto risuonato fino alla convention di Philadelphia di luglio, quando, vinte le primarie contro Bernie Sanders, è diventata ufficialmente la prima donna in corsa per la Casa Bianca. «Quando non ci sono soffitti, il limite è il cielo», ha detto in quell’occasione. La frase è valsa settimane di preparazione e revisioni. Ma è entrata nella storia.

LA SFIDA
«Ora Clinton è più sciolta, sa che ha un’eredità da portare avanti che è cruciale, sa che il linguaggio è molto importante, anche per essere più incisiva come popolarità». L’ha ammesso lei stessa nel New Hampshire, durante la campagna elettorale: «Non avrei mai pensato di starmene in piedi su un palco e di chiedere alle persone di votare per me». Ma sta succedendo e, dall’altra parte l’avversario è uno che con la comunicazione ha conquistato il cuore dell’America rurale. Hillary, soprattutto dopo le ultime rivelazioni sull’atteggiamento sessista e misogino di Trump, è data in grande vantaggio dai sondaggi. Ma lo scandalo delle 33 mila e-mail spedite dal suo account personale e quella «poca chiarezza» di cui molti l’accusano, saranno le ombre che anche la seguiranno nell’ultimo duello verbale con Trump. I media americani concordano nel dire che Schwerin ha fatto un ottimo lavoro di preparazione: nei due scontri precedenti Hillary è stata veloce nelle repliche e mai sulla difensiva. La strategia prevede la maggior efficacia nel minor tempo possibile. «I colpi bassi ci sono sempre stati, fin dai primi dibattiti della storia americana e ne vedremo ancora», spiega Muzio. Ma, secondo i rumors, Schwerin non sarebbe preoccupato. Anzi, starebbe già lavorando al discorso di insediamento alla Casa Bianca.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 19-10-2016 07:16 PM


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