Gli Emiliani che non ti aspetti

di Enrico Matzeu
Sono una delle coppie più simpatiche di Pechino Express. Dove hanno portato tanta energia. Carlos e Xu ci parlano di sé. E ci spiegano come in Italia ci siano ancora troppe persone razziste.

emiliani pechino expressUno ha gli occhi a mandorla, l’altro la pelle scura. Ma sono italianissimi. Anzi, emilianissimi. Sono Ruichi Xu e Carlos Kamizele Kahunga. Si sono conosciuti nella crew dei Mnai’s, dove assieme ballano hip hop da un bel po’ di anni e dove sono stati notati da quelli di Pechino Express, che li hanno voluti subito come la coppia degli #Emiliani. Solari e simpatici, sono tra i concorrenti più giovani della quinta edizione dell’adventure game di Rai Due. Trasmettono molta energia e la danza è il loro pane quotidiano. Non hanno mai smesso di ballare, neanche durante le tappe che hanno percorso in America Latina, dove tra un battibecco con i #Coniugi e una grande intesa con i #Socialisti, hanno portato il loro brio multiculturale. «Siamo i nuovi italiani e non rinneghiamo le nostre origini cinesi e africane», hanno precisato a LetteraDonna Xu e Carlos, che si sono raccontati, tra aneddoti della loro amicizia e quella Sicilia «che ci ha fatto conoscere».

emiliani2DOMANDA: Come siete stati scelti per Pechino Express?
Xu: Siamo stati scelti perché ci hanno notati nella nostra crew di hip hop: gli Mnai’s, con cui abbiamo fatto il tour teatrale Around.
Carlos: Sì, dopo un lungo colloquio con la produzione di Magnolia, che realizza il programma, si sono innamorati del nostro carattere fresco e simpatico.
D: E che esperienza è stata?
Xu: È stata la più bella della mia vita, perché mi ha permesso di fare avventure, giochi, visitare dei posti che non avrei mai creduto di poter vedere e situazioni che non avrei mai creduto di poter vivere.
Carlos: Anche per me. È unica nel suo genere, faticosa, carica di emozioni e sorprese. Diciamo pure il viaggio che sogna ogni essere umano.
D: Qual è allora il posto o l’esperienza che ricordate con maggiore trasporto?
Xu: La Colombia senza dubbio. Non so se l’abbiamo visitata in un periodo dell’anno particolare o se sia sempre così: ovunque c’era festa. La gente ama la vita e sa come godersela.
Carlos: Oltre alla natura libera e meravigliosa, mi rimarrà impresso il luogo dei templi in Guatemala: un posto epico. L’esperienza più bella è stata nell’abitazione di una famiglia che ci ha ospitato. Ricordo l’accoglienza di tutti i bambini del quartiere, che poi si sono radunati in quella casa.
D: Si sono viste diverse scaramucce con i #Coniugi. Che cosa non vi piaceva di loro?
Xu: Quello che non ho amato di Clizia è stata la sua competitività, che a volte non le ha permesso di giocare con fair play.
Carlos: In realtà siamo sempre andati d’accordo, soprattutto con Francesco Sarcina. Diciamo che solo con Clizia ci sono state delle discussioni, perché ci ha rubato un passaggio con molta freddezza. Nulla di grave, dopo tutto: fa parte del gioco.
D: Perché secondo voi Tina era così astiosa nei vostri confronti?
Xu: Probabilmente perché l’abbiamo nominata nella seconda puntata. Da lì è nato il giochino del mandarci a quel paese.
Carlos: Sì, aggiungerei che ha imparato a «volerci bene» col passare del tempo. Credo faccia parte del suo personaggio. Era un gioco, uno scambio di frecciatine tra concorrenti che si temono. Tutto qui.
emilianiD: Con quale coppia invece siete andati più d’accordo?
Xu: Con i #Socialisti, con cui abbiamo un vero legame di amicizia.
D: Come mai?
Carlos: C’è stata subito complicità: sono giovani, simpatici e pazzi come noi.
D: Come vi siete conosciuti voi due?
Xu: Ho conosciuto Carlos grazie alla danza. Avevamo lo stesso insegnante di hip hop.
Carlos: In Sicilia, nel corso di un evento di hip hop. Successivamente mi hanno preso nella loro crew e da lì siamo rimasti sempre fianco a fianco.
D: Come avete iniziato a danzare?
Xu: Io a 13 anni, studiando video in tv, talent show e spettacoli come quelli di Michael Jackson. Poi mi sono iscritto a una scuola di hip hop, e da lì ho iniziato a seguire alcuni insegnanti. Quindi mi sono trasferito a Bologna, per entrare nella compagnia degli Mnai’s, la nostra crew. Ormai ne faccio parte da dieci anni.
Carlos: Anche io ho cominciato da piccolo. In Africa imitavo i cantanti del mio Paese, i nostri balli e le musiche. Poi, arrivato in  Europa, ho scoperto la  passione per i videoclip. E anche per me Michael Jackson è sempre stato un punto di riferimento.
D: Che cosa rappresenta il ballo per voi?
Xu: È la mia passione, la mia felicità. A volte è stata una valvola di sfogo, la mia forma d’arte (anche se non l’unica) e attualmente anche il nostro lavoro.
Carlos: È arte pura, è un modo di raccontare la mia vita e la vita in generale: creare con la danza è come scrivere un libro dalle pagine infinite. È libertà.
D: Voi rappresentate un ottimo esempio di integrazione. Vi ricordate il vostro arrivo in Italia?
Xu: Io no, perché avevo solo un anno, però mi ricordo alcuni flash dell’infanzia. Alcune difficoltà che ho avuto.
Carlos: Noi siamo la seconda generazione di immigrati. Ricordo il mio viaggio chiaramente, come se fosse ieri: l’angoscia di lasciare la mia famiglia, la paura di arrivare in un posto nuovo conosciuto solo tramite i film.
emiliani1D: Avete mai subito discriminazioni?
Xu: Ho subito il primo gesto discriminatorio all’asilo da parte di un altro bimbo. Ricordo benissimo che non volle farmi partecipare a un gioco che invece coinvolgeva tutti gli altri compagni. In quel preciso momento capii che a causa della mia diversità avrei dovuto pormi delle domande su chi apprezzava la mia presenza e chi meno.
D: E questo ha avuto conseguenze su di lei?
Xu: Ho avuto piccoli traumi che però mi hanno aiutato ad andare in profondità, a pormi delle domande in più su me stesso. Ho sviluppato l’intuito che mi permette tuttora di capire chi ho di fronte e anche la sensibilità nei confronti degli altri. Non voglio però parlarne dal punto di vista di una vittima, per me è una cosa stupida e basta.
D: E a lei, Carlos?
Carlos: Mi è capitato spesso. Ora ho a mia ‘difesa’ la cadenza emiliana e romagnola, ma sono sempre considerato il ‘diverso’, in Italia. Su questo aspetto siamo ancora molto indietro. Molti ragazzi della mia generazione e quelli addirittura nati qui lottano ancora per avere il proprio posto in questa società.
D: L’Italia è un Paese razzista secondo voi?
Xu: Direi piuttosto che è un Paese che è riuscito a crescere sotto questo punto di vista, ma deve ancora fare molto se messo a confronto con altre società. Io non smetto di crederci. Siamo già a un buon punto.
Carlos: Sta facendo tanto per migliorarsi, anche se purtroppo molte persone sono ancora razziste. Per fortuna questi soggetti non fanno parte del mio giro. Io sono circondato da italiani che non vedono il mio colore, ma l’essere umano che sono.
D: Ora di che nazionalità vi sentite?
Xu: Io mi sento abbastanza italiano e abbastanza cinese. Sono me stesso, vorrei essere un cittadino del mondo.
Carlos: Io mi sento tanto africano tanto quanto italiano: ho mantenuto le mie radici africane perché ho vissuto esperienze molto intense che nessuno potrebbe dimenticare. Ma è anche vero che sono diventato uomo in Italia, Paese pieno di cultura e storia.
D: Continuerete a danzare?
Carlos: Assolutamente sì. Balleremo sempre, fino ai 90 anni, non si smette mai! Ballare è come scrivere, noi continuiamo a creare, in teatro, sul web, ovunque.
D: In tivù dove vi vedreste bene?
Xu: Mi piacerebbe partecipare a qualche serie televisiva non troppo trash. Non mi vedo molto come opinionista in uno studio tivù, ma più come performer, creativo o coreografo.
Carlos: Forse come coreografo di qualche show o anche come intrattenitore, sempre attraverso la danza. Se ci seguite sul web avrete modo di vedere come raccontiamo con la danza.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: Data: 17-10-2016 07:50 PM


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