Il generale con la voce del Gladiatore

di Paola Medori
Ha una doppia anima: di attore e doppiatore. Luca Ward sbarca sul set di Braccialetti Rossi, dove interpreta un militare «alle prese con una guerra nuova: con gli esseri umani e le loro vite».

Giffoni Experience 2010: 40th Edition - Day 5Ha prestato la sua voce a Russell Crowe ne Il gladiatore, Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, Keanu Reeves nella trilogia di Matrix, Hugh Grant nella saga di Il diario di Bridget Jones. Il suo volto da Elisa di Rivombrosa a Centovetrine. Luca Ward, classe 1956, voce italiana del cinema internazionale e anche attore, entra nel cast della fiction più seguita degli ultimi anni: Braccialetti rossi. Un fenomeno tivù e social che ha fatto commuovere e appassionare ragazzini e genitori, in prima fila e pronti a seguire le nuove vicende di questi coraggiosi ragazzi malati e le loro vicissitudini ospedaliere. «Non mi aspettavo un’accoglienza così calorosa da parte loro», confessa  Ward a LetteraDonna, pronto a vestire ancora una volta i panni di attore.
Anche se non vuole sbottonarsi troppo, in Braccialetti Rossi, Ward sarà un uomo misterioso che sembra essere molto vicino a Leo (Carmine Buschini),
il ragazzo che alla fine della seconda stagione, dopo aver scoperto di avere pochissime probabilità di sopravvivenza, aveva deciso di abbandonare l’ospedale e morire su un’isola senza dire niente ai suoi amici. «»

DOMANDA: Doppiatore e attore, come riesce a conciliare questa doppia anima?
RISPOSTA: Essere doppiatore facendo l’attore è facile, se non lo sei è un problema (ride, ndr).
D: Nella terza stagione di Braccialetti Rossi sarà un generale dell’esercito.
R: Sì, legato a una vicenda molto forte. È un militare, un uomo che ha partecipato alle guerre in Afghanistan e in Iraq, che si ritroverà ad affrontare una guerra ben diversa: quella con gli esseri umani e con le loro vite.
D: Ed è legato alla storia di Leo, giusto?
R: Se questo è quello che ha capito, non posso che confermare. Lo scoprirete solo guardando la serie.
D: Aveva visto le scorse edizioni?
R: Si, le ho guardate con i miei bambini che l’hanno seguita con grande piacere. Non abbiamo mai perso una puntata.
D: Come si spiega il grande successo di Braccialetti rossi?
R: Credo che dipenda dalla presenza dei suoi giovani attori. Sono veramente bravi. Inoltre affronta tematiche adolescenziali ma anche malattie, ospedali e dolore. Parla di esperienze forti, pesanti. Ma anche di coraggio, lealtà, e amicizia.
D: Come si è trovato sul set?
R: Benissimo, è stata un’esperienza estremamente divertente. Soprattutto quando hai a che fare con dei ragazzi, tutto diventa un gioco. Citavano in continuazione le frasi più famose dei film che ho doppiato.
D: Quale era la più gettonata?
R: In assoluto: «Al mio segnale, scatenate l’Inferno». Fa un certo effetto, a 56 anni, avere al seguito fan così giovani.
D: Tra gli attori di Braccialetti c’è qualcuno che l’ha colpito particolarmente?
R: A modo loro tutti. La scelta fatta dalla produzione è stata ottima. Hanno trovato dei caratteri completamente differenti tra loro. Ognuno di loro è estremante riconoscibile subito, anche dalla voce. Ed è la cosa che mi ha sorpreso di più.
D: Lei è figlio dell’attore e doppiatore Aleardo Ward e nipote dello storico doppiatore Carlo Romano. Se non avesse scelto lo spettacolo, cosa farebbe oggi?
R: Il pilota di linea. Mi piace volare. Sono cresciuto ad Ostia e fin da bambino vedevo alzarsi in volo questi giganti dell’aria e mi chiedevo: «Ma questi affari come fanno a volare?».
D: Professionalmente parlando si mette sempre in gioco, spazia dall’Isola dei Famosi, al musical, passando per la fiction, il cinema e il teatro. Ma il suo primo amore rimane…?
R: Amo il mio mestiere e lo spettacolo in tutte le sue sfaccettature. Set, teatro e doppiaggio sono nel mio cuore. Mi piace, però, fare anche radio. Conducono su Radio Uno Latitudine Soul dove si parla di musica afro -americana.
D: Quale ruolo televisivo che ha interpretato ricorda con più affetto?
R: Sicuramente Ottavo Ranieri in Elisa di Rivombrosa. Ma attenzione, solo la prima serie perché le altre hanno lasciato francamente il tempo che hanno trovato.
D: Tra gli attori stranieri a cui ha prestato la voce, come Russell Crowe, Keanu Reeves, Hugh Grant, Antonio Banderas, Kevin Costner, a chi è più affezionato invece?
R: Sinceramente a tutti. Crowe mi ha dato una popolarità gigantesca con Il Gladiatore, però l’abilità che ho dovuto imparare per gestire Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, è ineguagliabile. Come la grande sfida nel doppiare Hugh Grant.
D: Chi di loro ha incontrato personalmente?
R: Alla fine gli incontri sono pochi. Ho conosciuto Grant e Crowe. Mentre con Russel mi sono anche molto divertito quando andavamo insieme in giro per i bar di Roma e mi chiedevano sempre di ripetere le frasi de Il Gladiatore, ma lui non capiva perché la gente non lo domandasse direttamente a lui e io, allora, gli rispondevo: “Ma io sono di Ostia, c’è una bella differenza!”.
D: Lei ha dichiarato che un doppiatore deve avere la stessa disciplina di uno sportivo. Come si prepara?
R: L’ho imparato da Vittorio Gassman, tanti anni fa. Ero il 1978. Lui esordì con questa frase: «Se volete fare bene questo mestiere dovete essere degli atleti, altrimenti non ce la farete», ed è vero. Gli attori e i doppiatori non possono avere vizi e fare stravizi, perché la prima cosa che se ne va è la scioltezza del linguaggio per cui bisogna essere degli sportivi.
D: Dario Fo: che ricordo ha di lui?
R: Non l’ho mai conosciuto. Era un uomo indubbiamente particolare. Non era un attore, non era un pittore, né un comico di cabaret, ma onore al merito del Signor Dario Fo che, pur non essendo una serie di cose, ha ricevuto un Nobel per il suo talento.
D: A proposito di Nobel per la Letteratura, cosa ha pensato quando l’hanno consegnato a Bob Dylan?
R: Sono proprio felice che lo abbiano dato proprio a lui. È un segnale molto chiaro: la musica fa parte in qualche modo della letteratura, deve far riflettere la gente e insegnare. Dylan è un poeta. Ha curato tantissimo i testi delle sue canzoni con importanti messaggi. Ha parlato al popolo, quello che non fa più la musica di oggi.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 14-10-2016 07:18 PM


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