Il finto papa di Brosio a Tale e Quale

di Paola Medori
«Solo se cogli l'anima di chi interpreti puoi far ridere». Imitatore, cantante e cabarettista: a tu per tu con Leonardo Fiaschi, concorrente del talent di Rai Uno. «Scherzi a parte? Lo rifarei».

fiaschiDivertente, educato e inarrestabile. Leonardo Fiaschi, livornese doc, ha conquistato anche il pubblico di Tale e Quale Show, il programma di Rai Uno condotto da Carlo Conti. Diventato popolare partecipando a Italia’s Got Talent e a Colorado, regala sorprese puntata dopo puntata. Imitatore fin da piccolo, cantante e cabarettista, confessa a LetteraDonna che per cogliere l’anima del personaggio che interpreta stravolge la sua vita: «Solo allora puoi far ridere». E lui ci riesce molto bene come quando ha interpretato Francesco Gabbani e Gianna Nannini. Il suo ‘imitatore’ preferito? Senza dubbio Fiorello, «il più grande showman che la televisione italiana abbia avuto. Lui non imita e basta, lui caratterizza il personaggio». Un mito non inarrivabile che dopo ogni esibizione gli manda sempre un messaggio di complimenti.

DOMANDA: Cosa l’ha spinta ad accettare la proposta di Carlo Conti?
RISPOSTA: L’istinto. Mi sono catapultato perché Tale e Quale show mi piace un sacco. Lo seguo da sempre e adoro come lavora Carlo Conti. Io poi sono un imitatore e non potevo dire di no.
D: Tra i concorrenti del programma, chi è stato veramente una grande scoperta?
R: Più che scoperte ci sono state tante conferme come Sergio Assisi e Tullio Solenghi. Tullio è un grande insegnante e mi fa ridere tantissimo.
D: Quando ha capito che la sua strada sarebbe stata quella dello spettacolo?
R: Quando era a scuola. Già alle elementari mi piacevano le imitazioni e il cabaret. Poi alle superiori ho avuto la fortuna di incontrare dei ragazzi più grandi che sono stati un vero esempio. Ce ne dovrebbero essere di più così, visto che si parla molto di bullismo.
D: Come l’hanno aiutato?
R: Mi hanno invitato a organizzare gli spettacoli scolastici, dandomi completa fiducia e libertà. Da lì ho iniziato a imitare i professori, poi i parenti, gli amici, fino ai personaggi dello spettacolo. Sono stati quei ragazzi a farmi scoprire la passione per lo spettacolo.
D: Pensa di avere delle chance di vincere?
R: Non sono messo benissimo in classifica, quindi la vedo dura. Non è un mio obiettivo, quello che voglio è far divertire la gente e farmi conoscere per quello che sono veramente.
D: Oltre a Fiorello chi sono i suoi punti di riferimento nelle imitazioni?
R: Mi piacciono Ubaldo Pantani e Mario Ballantini.
D: A teatro ha recitato anche in opere classiche, come quelle di Pirandello e Shakespeare.
R: Io ho iniziato con il teatro a Livorno. Ho seguito una scuola di recitazione, ed è stata una esperienza fondamentale. In America l’imitatore è tutto, un uomo di spettacolo a 360 gradi. Gli trovano la chiave giusta, soprattutto al cinema. È attore, cantante e ballerino, come Gene Kelly.
D: Uno dei suoi spettacoli di cabaret si chiama Tutti i Fiaschi della mia vita. Quale è stato il fiasco che l’ha scottato di più?
R: Ce ne sono stati tanti, ma non rinnego nulla perché le esperienze negative fanno crescere. Una volta ho fatto uno spettacolo in un centro commerciale di quattro ore e poi gli organizzatori sparsero in giro la voce che era andato male e annullarono altre 30 date.
D: Ai tempi di Scherzi a parte lei imitò Papa Francesco nello scherzo  epico a Paolo Brosio. Lo rifarebbe?
R: Assolutamente sì. Noi siamo passati come i cattivi. Le persone a casa hanno solo pensato ‘povero Brosio’. Poi, però, lui ci ha guadagnato un incontro con il vero Papa che ha visto, comunque, anche il mio video.
D: Per molti però è stato di cattivo gusto.
R: Lo so. Mi hanno definito ‘assassino’ e augurato persino la morte.
D: Come sceglie il personaggio da imitare?
R: Vado ad una cena tra amici, faccio una voce e se loro mi dicono: ‘Grandissimo, sembravi…’ e azzeccano il personaggio, allora vuol dire che andava bene. Le persone comuni sono i migliori arbitri.
D: Come si studia chi si vuole imitare?
R: Con il metodo teatrale, devi vivere e pensare come quel personaggio. Devi amarlo o odiarlo. Se ti piace, lo omaggi. Se lo odi, cerchi di distruggerlo.
D: Dalla tivù a Internet, com’è il passaggio?
R: Il futuro è quello. Ti regala una popolarità incredibile e sei libero di fare quello che vuoi, senza filtri. Stiamo creando un squadra, tipo clan, con un mental coach e due youtuber che creano video virali. A breve uscirà una parodia di Doctor Strange, film della Marvel dove mettiamo le persone comuni a fare i supereroi.
D: Sogna di diventare il prossimo Checco Zalone?
R: Impossibile perché lui è avanti, è riuscito a scherzare persino con la malattia, a modo suo senza essere volgare.  Lui unisce i popoli.
D: Dario Fo ci ha lasciati il 13 ottobre. Che ricordo ha di lui?
R: Era una leggenda, uno dei più grandi attori del Dopoguerra, un creativo. Sapeva fare satira su tutto dalla religione alla politica in maniera garbata e spietata. Ha riletto e reinterpretato quello che sino ad allora non era stato neanche sfiorato, ci ha rappresentato e ci rappresenterà nel mondo con i suoi testi studiati nelle università. Tutta questa sua grandezza riassunta in un meritato Nobel”.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 14-10-2016 01:28 PM


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