Dario diede voce al rogo di mio padre

di Lara De Luna
Intervista a Florina Cazacu, che insieme a Fo ricostruì la tragica storia del padre, bruciato vivo nel 2000 da un impresario edile. «Era un uomo libero che non temeva il potere».

Un-uomo-bruciato-vivo_Fo-CazacuEra il 2015 quando Un uomo bruciato vivo veniva dato alle stampa. Un libro intenso che raccontava la storia di Ion Cazacu, arso vivo dal suo datore di lavoro, e delle discriminazioni che ancora oggi molti stranieri devono subire sul suolo italiano. Quello che non racconta il libro, ma di cui è simbolo immortale, è il legame fra chi l’ha scritto: Dario Fo e Florina Cazacu, figlia di Ion. Un rapporto durato 16 anni e iniziato nel momento esatto in cui la notizia del tragico destino dell’operaio rumeno divenne di dominio pubblico. Non passò infatti molto tempo prima che Dario Fo e Franca Rame si mettessero in contatto con la vedova per offrire «il loro appoggio totale, incondizionato». Florina oggi ricorda un amico, racconta con dolore la perdita di chi le è stato accanto nel momento più difficile della sua vita, spronandola «con quel sorriso inestinguibile e speciale che sembrava non dover morire mai», ha detto a LetteraDonna.

DOMANDA: Quando ha conosciuto Dario Fo?
RISPOSTA: Ci siamo incontrati ormai 16 anni fa, nel settembre del 2001. Una ditta di Comasco aveva deciso di intitolare parte della sua struttura a mio padre e in quell’occasione incontrai per la prima volta sia Dario che Franca. La conoscenza con loro però durava già da un anno. Quando fu divulgata la notizia di quanto successo a mio papà si misero subito in contatto con noi, offrendoci il loro aiuto. Non è mai mancato, in tutti questi anni.
D: Cosa ricorda di quel giorno?
R: Stavo vivendo un momento di profonda depressione, la morte di mio padre mi aveva scosso nel profondo. Aveva messo in discussione qualsiasi cosa. Non dimenticherò mai il momento in cui li ho incontrati e la loro delicatezza nel farmi forza, nello spronarmi. Dario diceva sempre che dovevo rialzarmi moralmente. Senza quella loro forza coinvolgente nulla sarebbe stato lo stesso.
D: Come potrebbe raccontare quella che per tutta Italia è ancora oggi una coppia assolutamente «da mito»?
R: Franca e Dario hanno vissuto più di 60 anni insieme, si sono conosciuti quando avevano circa 24 anni. Erano la testimonianza vivente non solo dell’amore, della complicità di una coppia riuscita, caratteristiche così rare nel mondo di oggi, ma soprattutto della libertà. Ogni loro momento era un inno alla capacità di esprimersi senza freni, senza remore, al di là di quello che il mondo poteva pensare di loro. Il potere per loro non esisteva e non faceva paura, di qualsiasi tipo di potere si trattasse.
D: Insieme avete scritto Un uomo bruciato vivo, un libro che racconta di suo padre. Com’è stato lavorare con lui?
R: Un privilegio assoluto. Lavorare con Dario Fo, anche per me che l’ho sempre visto e vissuto. È stata un’esperienza assolutamente fuori dal comune, un momento fortemente terapeutico per me e ci ha uniti ancora di più. Mentre cercavamo di ricostruire le vicende di mio papà ho avuto momenti di profondo dolore e sconforto, inciampavo nelle lacrime e ogni volta il suo sostegno era lì, immancabile. Come il suo sorriso.
D: Avete mai pensato di lavorare ancora insieme?
R:
Avevamo molti progetti che avremmo dovuto dovevamo riprendere questo autunno, dopo che lui si fosse riposato un po’. Dario ha sempre detto che la storia di papà era forte, dolorosa per l’Italia e doveva essere raccontata ancora. Un uomo bruciato vivo per lui non poteva restare solo su carta e stavamo pianificando una tournée teatrale e una fiction che portasse sullo schermo le vicende raccontate nel libro.

dario-fo-27aprileD: Quando vi siete sentiti l’ultima volta?
R: Verso fine agosto, inizio settembre, lui stava per tornare a Milano. Era molto stanco, si percepiva, ma ho pensato che fosse dovuto solo al lavoro. Dario era sempre subissato di cose da fare, non si riposava mai e nonostante la mole di lavoro era perennemente felice di poter fare quello che amava.
D: Oggi ha perso una persona molto importante per lei. Com’è stato apprendere la notizia?
R: Come essere investita da un treno ad alta velocità. Conoscere Dario significava non prendere mai in considerazione l’età anagrafica, vederla come un dettaglio. La sua energia, il suo sorriso, la sua voglia di fare erano contagiosi. Ancora il mese scorso, nonostante la stanchezza, faceva progetti: aveva promesso che sarebbe stato con me il giorno dell’inaugurazione del punto vendita dove, dopo tanta fatica, ho trovato lavoro. Dovevamo tagliare insieme la torta. Mi piace pensare che ci sarà comunque.
D: Qual è stato il suo primo pensiero oggi?
R:
Potrà sembrare assurdo, ma ho immaginato come un mondo parallelo. Un mondo in cui lui non si è solo ricongiunto all’amore della sua vita, ma un luogo ultraterreno dove, insieme, hanno finalmente conosciuto mio padre e gli hanno raccontato la mia lotta perché sia fatta giustizia in suo nome. Sogno un posto dove gli possano raccontare di me.
D: Forte. Libero. Un’altra, ultima, parola per descriverlo?
R: Con un’apparente banalità di fondo, dico umile. Io ho conosciuto e amato non il mito, ma all’uomo Dario Fo e a casa sua non esistevano differenze di rango, etnia, età. La sua tavola era il punto d’incontro di varie umanità che si raccoglievano attorno a lui. È stato un grande e spero che tutti gli italiani tengano vivo il suo ricordo, perché è stato un pezzo di storia non solo per chi lo ha amato, ma per tutti.

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Publicato in: Attualità, libri, persone, Protagonisti Argomenti: Data: 13-10-2016 07:32 PM


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