L'ultima donna (per caso) di Dario

di Matteo Innocenti
Cristina di Svezia, regina intellettuale e anticonformista, viveva come un uomo. Ecco chi era la protagonista dell'ultimo libro di Fo, in uscita a fine 2016.
Sébastien_Bourdon

Cristina di Svezia ritratta da Sébastien Bourdon.

Fuori dagli schemi, colta, curiosa. Una figura femminile unica per i suoi tempi. Era così Cristina di Svezia, che nel XVII secolo si circondò di intellettuali, da Cartesio a Pascal fino a Molière e che, dopo essersi convertita al cattolicesimo, rinunciò al trono per trasferirsi a Roma. Dove diede vita al movimento artistico che, dopo la sua morte, portò alla fondazione dell’Accademia dell’Arcadia. Insomma, Quasi per caso una donna. Ed è proprio questo il titolo del libro che Dario Fo ha dedicato alla figura di Cristina di Svezia, che sarà pubblicato entro la fine del 2016.

Cristina di Svezia e Cartesio in un dipinto del XIX secolo.

Cristina di Svezia e Cartesio in un dipinto del XIX secolo.

UNA CORTE DI INTELLETTUALI
Nata a Stoccolma il 18 dicembre 1626 dal re Gustavo II Adolfo e da Maria Eleonora del Brandeburgo, Cristina succedette sul trono all’età di sei anni dopo la prematura scomparsa del padre. Scambiata al momento della nascita per un maschio (leggenda vuole per la sua ipertrofia clitoridea), fu educata poi come tale: oltre a vestirsi come un ragazzo e a comportarsi come un uomo, e amava anche le donne. Durante il suo regno, la Svezia divenne uno dei principali poli culturali d’Europa, al punto che che Stoccolma finì per essere definita ‘Atene del Nord‘. Si circondò di numerosi artisti e intellettuali: convinse Cartesio a trasferirsi alla sua corte, dove arrivarono grandi musicisti e la più famosa cantante francese del XVII secolo, Anne Delabarre. Collezionava manoscritti, dipinti (in tutto circa 700, tra cui opere di Raffaello, Tiziano e Rubens) e lingue, visto che oltre allo svedese, parlava perfettamente il francese, il tedesco, lo spagnolo, il greco, il latino e l’italiano, almeno quello dell’epoca. Appassionata di filosofia, poesia, teatro e balletto, affidò all’architetto italiano Antonio Brunati la costruzione del primo teatro di corte di Stoccolma. Cristina era anche un’amante libertina: dopo una relazione con il cugino Carlo, ebbe una storia d’amore con la dama di corte Ebba Sparre, capace di stupire per la bellezza i contemporanei.

Un ritratto di Cristina di Svezia in età più avanzata, di Jacob Ferdinand Voet.

Un ritratto di Cristina di Svezia in età più avanzata, di Jacob Ferdinand Voet.

DA STOCCOLMA AL VATICANO
Nata e cresciuta in un’Europa in guerra, Cristina si trovò più volte al crocevia di questioni religiose, di potere, di politica. Il suo regno durò fino al 1654, quando decise di abdicare, non prima di aver messo sul trono il cugino, che divenne re con il nome di Carlo X (e che le chiese di sposarlo ricevendo un rifiuto) e di essersi convertita al cattolicesimo. Decisione controcorrente in un secolo che a certe latitudini vide il trionfo del protestantesimo. Partì in esilio alla volta di Roma, che raggiunse alla fine del 1655 dopo aver girato l’Europa: nella capitale dello Stato Pontificio ricevette i sacramenti e abitò nei palazzi più prestigiosi, organizzando sontuose feste e concerti. Non smise però di far politica: provò infatti senza successo a mettere le mani sulla Polonia e sul Regno di Napoli, ed ebbe stretti rapporti con la Santa Sede. Insieme al cardinale Decio Azzolino, con cui pare avesse una relazione, giocò un ruolo chiave nelle manovre politiche del Vaticano, conclavi compresi. Il loro fu un rapporto così stretto che lei lo nominò suo erede universale: alla sua morte, Azzolino fece in modo che fosse inumata a San Pietro, onore concesso solo a un’altra donna, Matilde di Canossa.

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Greta Garbo nei panni di Cristina di Svezia.

IL CIRCOLO ARTISTICO-LETTERARIO
A Roma, Cristina aveva fatto di Palazzo Riario (oggi Corsini) la sua residenza, che trasformò in una piccola corte. Qui accolse alcuni tra più quotati artisti del Seicento, come Bernini, Scarlatti e Corelli. E organizzò incontri settimanali che portarono, nel 1674, alla nascita di un vero e proprio circolo i cui ospiti conversavano di arte, musica, scienza e letteratura, guardando al classicismo. Nel 1690, un anno dopo la morte della ‘regina ribelle’, dopo che i suoi volumi erano confluiti nella biblioteca vaticana, gli uomini di cultura che avevano frequentato Palazzo Riario fondarono l’Accademia dell’Arcadia che, nella terminologia e nella simbologia, fa riferimento alla tradizione dei pastori-poeti della mitica regione dell’Antica Grecia. Curiosità: la Cristina di Svezia è stata interpretata al cinema dalla connazionale Greta Garbo, protagonista nel 1933 del film La regina Cristina che, nonostante qualche incongruenza storica, fu un grande successo.

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Publicato in: Attualità, libri, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 13-10-2016 01:50 PM


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