Addio Report, viva Report

Milena Gabanelli lascia la conduzione, ma il programma d'inchiesta prosegue. Ecco quali sono i servizi che, nell'arco di vent'anni, hanno destato le maggiori polemiche.

milena gabanelli reportNiente più Report per Milena Gabanelli. Dopo vent’anni trascorsi al timone del programma che con le sue inchieste ha aperto gli occhi a molti e infastidito altrettanti, la giornalista ha deciso che è giunto il momento di dedicarsi a nuovi progetti e lasciare spazio alla squadra che l’ha affiancata durante tutto questo tempo. Non è chiaro se la decisione di Gabanelli sia stata influenzata dal nuovo posizionamento della trasmissione al lunedì (serata difficile e combattuta sul piano degli ascolti); lei sostiene che la decisione era maturata già un paio d’anni fa, ma molti sono convinti che la nuova linea di Rai Tre, affidata a Daria Bignardi, abbia giocato un ruolo decisivo nel convincerla a dare l’addio. In vent’anni di messa in onda, Report ha realizzato decine e decine di reportage, affrontando i temi più disparati: dalla politica alla finanza, dall’alimentazione all’energia, passando per medicina, tecnologia, inquinamento. E, com’è noto, le polemiche non sono mai mancate. Ecco i cinque servizi di Report che hanno destato maggiore scalpore.

IL CASO OLIO DI PALMA
Se oggi molte aziende si affannano a scrivere sulle etichette che i propri prodotti sono rigorosamente senza olio di palma, lo si deve anche un po’ a Report. E, in particolare, al servizio firmato da Sabrina Giannini andato in onda il 3 maggio 2015: Che mondo sarebbe senza…?. Chiaro riferimento alla Nutella, diventata suo malgrado un po’ l’emblema di tutta quell’industria alimentare che ricorre all’utilizzo del controverso ingrediente. Controverso perché se da una parte Report lo indica come pericoloso tanto per la salute dei consumatori quanto per l’ambiente, dall’altra c’è chi afferma che l’olio di palma è il sostituto migliore per evitare di ricorrere a grassi idrogenati, e che molte aziende usano olio prodotto in maniera sostenibile per l’ambiente. A oggi, comunque, i principali organismi nazionale e internazionali che si occupano di salute non hanno stabilito correlazioni tra l’utilizzo dell’olio di palma ed eventuali patologie.

L’ALLEVAMENTO AMADORI
Resistenza passiva è il titolo della puntata del 29 maggio 2016 che ha affrontato il tema degli antibiotici e dei batteri super-resistenti. È sempre Sabrina Giannini a chiedersi quanto l’industria alimentare dipenda dall’abuso di antibiotici, e quanta responsabilità abbia nel conseguente sviluppo di ceppi batterici ultra-resistenti. Molta, secondo il suo servizio. Che, però, fece scalpore per un passaggio in particolare: quello che mostrava un allevamento intensivo di suini tenuti in pessime condizioni igieniche, riconducibile ad Amadori. L’azienda rispose che quelle immagini non erano rappresentative dei loro allevamenti, che il servizio era parziale e scorretto, e che Report si era introdotta illegalmente nello stabile.

LE PIUME DI MONCLER
Altro servizio di Sabrina Giannini (Siamo tutti oche), altra polemica. Stavolta di mezzo ci vanno i marchi di lusso, in particolare Moncler. Nel servizio venivano mostrate le terribili condizioni di alcuni allevamenti ungheresi di oche le cui piume sarebbero state utilizzate anche nei piumini Moncler. L’azienda replicò con un comunicato dove dichiarava di utilizzare unicamente piume raccolte in stabilimenti a norma e rispettosi degli animali. Il fotografo Oliviero Toscani, in merito, accusò la Gabanelli di essere «un’oca». Patrizio Bertelli di Prada, invece, dichiarò: «Gabanelli è stata stupida».

GLI AFFARI DI ENI
Il 13 dicembre 2015 gli spettatori di Report e gli utenti di Twitter assistettero a un fenomeno senza precedenti, almeno in Italia: Eni, bersaglio della puntata La trattativa per l’acquisizione di una licenza per un blocco petrolifero in Nigeria, decide di rispondere punto per punto, tweet per tweet, in diretta, alle accuse mosse dal servizio. Secondo Report, Eni con il suo operato tentò di fare arricchire un intermediario di nome Obi. Report citò la sentenza di una corte britannica che riconosceva il diritto di Obi a vedersi riconosciuto il proprio operato. Eni, d’altra parte, sottolinea che la stessa corte sentenziò «che le voci su comportamenti scorretti o illegali di manager Eni erano inverosimili».

GLI INGHIPPI DEI SOCIAL
Tra i servizi di Report, quello che forse più di tutti è stato visto come un vero e proprio scivolone dal suo stesso pubblico di riferimento è quello di Stefania Rimini Il prodotto sei tu, dedicato alla privacy sul web e in particolare a Facebook. Molti sostennero che il reportage fosse inutilmente allarmastico e che in alcuni casi riportasse addirittura delle informazioni inesatte. Gabanelli si giustificò spiegando che il suo intento non era rivolgersi al popolo della rete, ma a quelle persone che di Internet sapevano invece poco e nulla. La replica di Stefania Rimini, invece, fu un po’ piccata e, per certi versi, delusa: «Ci saremmo aspettati una mobilitazione del ‘popolo della Rete’ italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, [...] una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni [...] in Rete. Invece no, la mobilitazione non è ‘salvate il soldato Manning’, ma ‘salvate il soldato Zuckerberg‘».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 11-10-2016 01:44 PM


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