«La verità? Bergoglio ci ha illuso»

di Giovanna Pavesi
In occasione dell'uscita del film sul caso Orlandi avevamo intervistato Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che continua a chiedere risposte sulla scomparsa della sorella. Ora anche con una petizione su Change.org.

A demonstrator holds a poster of EmanuelPietro Orlandi non si arrende: vuole la verità su sua sorella Emanuela e continua a chiederla a gran voce, insistentemente, in tivù, al cinema, tramite libri e giornali. E ora anche sul web, con una petizione lanciata su Change.org e diretta a Papa Francesco. «Il dossier ‘Rapporto Emanuela Orlandi’ a disposizione, nel 2012,  della Segreteria Particolare di Papa Benedetto XVI, contenente  informazioni e nomi che potevano condurci alla Verità, stava per essere consegnato ad un magistrato italiano, ma in Vaticano vennero meno alla parola data e il fascicolo rimase occultato», scrive al Pontefice. E continua: «Abbiamo il diritto di conoscere la Verità contenuta in quei documenti e se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il Segreto Pontificio, La prego di sciogliere i sigilli a tale imposizione che osteggia il raggiungimento della Verità e della Giustizia». Noi lo avevamo intervistato in occasione dell’uscita del film La verità sta in cielo.

Capelli lisci, lunghi e neri, un bel sorriso. Camicia bianca, jeans chiari e un paio di scarpe da ginnastica. Un metro e 60 d’altezza e 15 anni, compiuti da qualche mese. Quel giorno, a Roma, faceva caldo: l’afa si era insinuata tra i vicoli, dentro ai portoni, sugli autobus. Era il 22 giugno del 1983. Emanuela Orlandi, figlia di un Commesso della Prefettura della Casa Pontificia, sparì quel primo giorno d’estate, che, insieme alle sue tracce, si portò via un mistero ancora irrisolto. Oggi, di lei, rimane un manifesto, in bianco e nero, dove Emanuela sorride. Un ritratto eternamente giovane. Il tempo, che si è fermato con la sua adolescenza, ha invecchiato i protagonisti di questa storia, i familiari e coloro che la stanno ancora cercando.
Il 6 ottobre 2016 esce nelle sale La verità sta in cielo, di Roberto Faenza, che ripercorre la vicenda della sparizione della giovane cittadina vaticana. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che non ha mai smesso di cercare, a LetteraDonna ha detto: «Nessuno mi ha mai dato prova della sua morte e io non smetterò di cercare la verità».

Cinema: caso Emanuela Orlandi chiuso, Faenza lo riapre

Riccardo Scamarcio e Greta Scarano in una foto di scena del film di Roberto Faenza,

DOMANDA: Signor Orlandi, immagino abbia visto il film di Faenza: le è piaciuto il modo in cui è stata raccontata la vicenda di sua sorella?
RISPOSTA: Sì, l’ho molto apprezzato. Naturalmente, girare una pellicola su una storia che copre 33 anni sarebbe stato impossibile. Avevo già avuto modo di conoscere il regista in passato, perché molto legato a questa storia, ma questa volta l’ho voluto incontrare personalmente.
D: Che impressione le ha fatto?
R: Quella di una persona che ha messo davanti alla sua professionalità il senso di giustizia.
D: In che modo?
R: Voleva assolutamente dare un contributo e credo l’abbia fatto nel modo più consono.
D: Questa pellicola può servire a fare luce sulla vicenda?
R: Naturalmente non ha la presunzione di dire: «Questa è la verità», e ritengo che sia un merito. Mette in chiaro e approfondisce. Non c’è finzione, è tutto documentato e i personaggi sono reali, tutto è a verbale in Procura. Inoltre, il film non racconta esclusivamente la sparizione di mia sorella, ma anche il sistema di corruzione che intorno agli Anni ’80 legava Stato, Chiesa e criminalità. Solo a un certo punto si inserisce la vicenda di Emanuela. Vorrei fare anche una precisazione.
D: Dica.
R: Ho letto alcune critiche legate al film che sostengono che parli soltanto della Magliana: non è così. Nella pellicola si parla anche di personaggi legati più ai Testaccini, perché indagati nell’attuale inchiesta, ma fa capire benissimo che il loro ruolo è stato quello di manovalanza, in un ingranaggio più grande: i mandanti stavano molto più in alto.
D: Sembra che il titolo della pellicola prenda spunto da una frase che le disse papa Francesco quando riuscì ad incontrarlo: «Emanuela sta in cielo». Che cosa intendeva dirle, secondo lei?
R: Difficile dirlo. Il suo pontificato era iniziato da dieci giorni. Andai, con mia madre e mia sorella, a una messa che Bergoglio fece nella parrocchia di Sant’Anna (parrocchia della stessa Emanuela, ndr), nella speranza di poterlo incontrare. Ricordo che lui non disse altre frasi, ripeté soltanto quelle parole.
D: Lei come reagì?
R: Sicuramente quelle parole mi fecero male. Gli risposi che al momento non esisteva alcuna prova della sua morte e che il mio unico dovere era cercarla ancora. Dissi che era mio desiderio che mi aiutasse, ma lui ripeté la stessa frase. Se da una parte mi colpì duramente, dall’altra, il solo fatto di sentire pronunciare da un Papa il nome di Emanuela mi fece sperare in una collaborazione. Pensai che con Bergoglio saremmo potuti arrivare alla verità.
D: Cosa successe dopo?
R: Feci tantissime richieste per avere un incontro, anche riservato: avrei voluto una spiegazione più approfondita per quella frase perché per me era importante. Non c’è stata, finora, alcuna risposta e quindi nulla sembra essere cambiato rispetto agli altri due pontificati (di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ndr), che hanno permesso al silenzio e all’omertà di gravare su questa faccenda.
D: Non ha mai pensato che papa Francesco preferisca non incontrarla fino a quando non avrà materiale sufficiente per poterle rispondere?
R: La mia speranza è proprio questa.
D: In che misura, secondo lei, sembra essere coinvolto il Vaticano?
R: Nel film, soprattutto in una scena che mi ha molto colpito, si avverte la conferma che in Vaticano sono a conoscenza di quanto accaduto il 22 giugno 1983 e del fatto che per 33 anni è stato mantenuto questo silenzio. Negli Anni ’80 non si parlava di molte cose legate alla Chiesa, che oggi invece sono venute a galla (pedofilia e altri scandali, ndr). Continua, invece, ad esserci silenzio e omertà attorno alla sparizione di Emanuela.
D: Perché, secondo lei?
R: Credo ci sia stata l’intenzione di chiudere la vicenda.

Pietro Orlandi.

Pietro Orlandi.

D: Ci racconta il giorno in cui sparì sua sorella?
R: Eravamo a casa. Lei doveva uscire per andare a lezione di musica. Mi chiese di accompagnarla a scuola, con la moto. Spesso la portavo e la andavo a riprendere, però quel giorno avevo un impegno e non potevo. Poi faceva caldissimo e, a essere sincero, non mi andava nemmeno troppo. Abbiamo avuto questo diverbio e a un certo punto lei si è avviata verso l’uscita sbattendo la porta. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei visto mia sorella.
D: Si è mai sentito in colpa?
R: Inevitabilmente, per tanto tempo. Ogni tanto rivedo quella scena e penso a cosa sarebbe cambiato se l’avessi accompagnata. È un pensiero che mi insegue da anni. Anche se forse quello che è successo sarebbe accaduto comunque. Probabilmente, però, se l’avessi portata a scuola io l’avrei lasciata davanti alla porta e lei sarebbe entrata, invece lei incontrò una persona, che le fece quest’offerta di lavoro, poco prima di andare a scuola.
D: Poi cosa accadde?
R: Emanuela entrò a scuola regolarmente. Telefonò a casa e ci disse che le era stata fatta questa proposta di lavoro (volantinaggio, ndr) e che la persona l’avrebbe aspettata fuori dalla scuola per ricevere una risposta e forse per darle il materiale che lei avrebbe dovuto distribuire.
D: Chi la vide per l’ultima volta?
R: Venne vista l’ultima all’uscita da scuola, verso le 19. Una sua compagna di classe la salutò e salì sull’autobus. Da quel momento nessuno vide più mia sorella.
D: Signor Orlandi, lei non ha mai smesso di cercarla. Ha mai pensato di rinunciare, magari per sconforto?
R: No. E credo che non accadrà mai. Non riesco ad accettare un’ingiustizia come questa, che dura da così tanto tempo. Soprattutto perché ci sono persone che incrociano il mio sguardo e magari sono a conoscenza di quanto le è accaduto: questo io non lo posso accettare. Negli ultimi anni, inoltre, grazie anche alla velocità della comunicazione e a Internet, ho sempre sentito molta solidarietà e vicinanza.
D: Da parte di chi?
R: Da persone che magari hanno vissuto casi simili e mi chiedono di non smettere mai di cercare la verità. Lo devo anche a loro. Chi ci aiuta tantissimo, e lo ha sempre fatto, è anche una trasmissione come Chi l’ha visto? e Federica Sciarelli, una bravissima professionista, ormai parte della nostra famiglia, che ci ha dato voce quando c’era silenzio attorno a noi. Pensi che iniziarono a occuparsi di mia sorella quando la trasmissione si chiamava ancora Telefono Giallo ed era condotta da Corrado Augias.
D: Pensa che questo caso arriverà mai a una soluzione?
R: Penso che tenere viva l’attenzione sulla vicenda sia l’unica strada per arrivare alla verità. In tanti vorrebbero silenziare questa storia.
D: Signor Orlandi, secondo lei che fine ha fatto Emanuela?
R: Io l’ho cercata in ogni luogo. Finché non avrò la prova del contrario, la sentirò viva e la cercherò viva. Ho sempre avuto la percezione, così come i miei figli, che si trovasse da un’altra parte. Loro, specialmente i più piccoli, la sentono molto vicina e ogni tanto mi dicono: «Papà, c’è zia in televisione». Per loro si trova altrove e aspettano anche che magari un giorno torni a casa.
D: Lei pensa di poterle parlare di nuovo?
R: Quella è la mia speranza. So che è difficile, perché sono passati tanti anni, però il fatto stesso che l’attenzione su questa storia sia quasi la stessa di 33 anni fa, e che il Vaticano non la nomini praticamente mai, attirando ancora di più i dubbi dell’opinione pubblica su di loro, mi fa pensare che esista ancora qualcosa legato a questa vicenda, indipendentemente dal fatto che lei sia viva oppure no. Penso che ci sia ancora qualcuno che trema all’idea che mia sorella possa essere l’unica testimone di quanto accaduto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 10-04-2017 06:30 PM


Una risposta a “«La verità? Bergoglio ci ha illuso»”

  1. Grazie a Giovanna Pavesi, un bell’articolo

Lascia un Commento

*