Il curriculum non ha sesso

di Giulia Mengolini
Emily Clancy, la più giovane eletta nel Consiglio comunale di Bologna, ha chiesto di selezionare il personale con cv senza foto, genere e dati dei candidati. Una scelta utile a non cadere in inevitabili discriminazioni.

Curriculum Vitae - ResumeStudi, esperienze professionali, abilità, aspirazioni (e naturalmente contatti): sono questi gli elementi imprescindibili in un curriculum vitae. Se ci pensate, però, nei nostri cv c’è molto di più: il nostro nome, quindi il sesso, i dati anagrafici, una foto.
Informazioni per tutti noi scontate, ma non per Emily Clancy, la più giovane eletta nel Consiglio comunale di Bologna (25 anni), esponente di Coalizione civica, che ha proposto e ottenuto il curriculum genderless, senza nome né età. «Si discuteva dei criteri da adottare per valutare i candidati al Comitato che decide l’ammissibilità dei referendum consultivi in città. Per statuto si devono avere competenze giuridico-amministrative e sono le competenze a fare la differenza quindi ho chiesto che i cv fossero senza dati anagrafici», ha spiegato la donna a Vanity Fair.
Una scelta al buio per i cinque posti del Comitato, che selezionerà il proprio candidato esclusivamente in base alle proprie abilità: sì alla meritocrazia, no alla discriminazione. Perché è proprio questo il motivo della decisione: non influenzare in nessun modo chi legge i curriculum. Il sesso, per esempio, è irrilevante: «Alla stessa riga di curriculum, di pari valore, anche inconsciamente il candidato uomo viene preferito alla donna. Questo vale per il genere, ma c’è anche la questione dell’età», ha precisato. Naturalmente, bandito anche il nome perché indicherebbe il genere.
Da noi si tratta del primo caso, ma all’estero non è affatto strano: Clancy, italo-canadese, si è detta sconvolta per il fatto che in Italia nei curriculum ci sia la foto, mentre nei Paesi anglosassoni sarebbe assurdo.

PERCHÈ NO?
La proposta di Clancy a primo impatto può lasciare sorpresi e perplessi (che assurdità un cv senza nome!), ma riflettendoci, potrebbe essere una valida via per renderci più imparziali possibile e premiare chi sta dall’altra parte per ciò che ci interessa. Chiunque è inevitabilmente influenzato dalle prime impressioni, a prescindere dalla buona fede del soggetto in questione. Ci sono sensazioni e retropensieri, stereotipi anche, che portiamo con noi guardando una foto, leggendo delle informazioni. «Questa ha 40 anni e ha lavorato solo in due posti?!», per esempio. Oppure, per un ruolo di informatico, a parità di competenze, la tendenza a scegliere un uomo. L’unico neo? Chiaramente dopo la prima selezione sarà necessario un colloquio vis-à-vis. Occasione in cui siamo portati a giudicare un maggior numero di elementi: dalla voce, agli abiti, al gesticolare. Per lo meno, però, gli ‘sfidanti’ partiranno ad armi pari.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , Data: 05-10-2016 07:23 PM


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