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Accolti in un primo momento dall'istituto delle suore mercedarie di via Barone Rossi, a Cagliari, due bambini migranti sono stati obbligati a usare bagni separati dagli altri studenti. I genitori avevano paura di possibili contagi e malattie.

bimbi scuola«Non vogliamo i migranti nella classe dei nostri figli». Questo, in sintesi, il messaggio recapitato da alcuni genitori alla direttrice della scuola delle suore mercedarie di via Barone Rossi, a Cagliari. Tutta ‘colpa’ di due bambini, uno etiope, l’altro egiziano, arrivati in Sardegna senza genitori. Vista la delicata situazione i due ragazzini erano stati presi subito in custodia dai servizi sociali e affidati a una casa famiglia. Ma quando si è parlato di istruzione sono nati i primi problemi.

BAGNI SEPARATI
I servizi sociali avevano chiesto la disponibilità all’istituto di accogliere i due migranti. Una richiesta accolta, in un primo momento, senza remore dalle suore che gestiscono l’istituto paritario. Poi la rivolta feroce con annesse ‘minacce’ da parte dei genitori di ritirare i propri figli (due se ne sono effettivamente andati) dalla scuola. Ecco che, dopo le proteste, ai due piccoli è stato imposto l’obbligo di usare un bagno diverso da quello dei compagni. Un po’ come accadeva negli Usa prima che Kennedy (era il lontano 1963) desse il via al processo che nel 1964 avrebbe portato l’America a sottoscrivere il Civil Rights Act.

PAURE IRRAGIONEVOLI
A mobilitare i genitori sarebbe stata la paura di presunti possibili contagi. Ecco che mamme e papà hanno subito alzato le barricate non appena appreso che i due bambini africani avrebbero usato i bagni, la mensa e altri luoghi comuni dove solitamente giocano i figli. A nulla sono servite le rassicurazioni delle suore, ree comunque di una discriminazione che ai più è parsa razzista, né, tantomeno, quelle dei sanitari dell’Asl di Cagliari che, dopo accurate visite, avevano sancito l’ottimo stato di salute dei due ragazzini.

MANCANO LE CONFERME
Contattate telefonicamente dalla redazione di LetteraDonna le suore della scuola di via Barone Rossi si sono trincerate dietro lacunosi e affrettati «Non posso dire nulla» o «La direttrice non c’è in questo momento». Insomma sembrava quasi vigesse un muro di omertà invalicabile intorno alla faccenda. Un peccato perché sarebbe stata l’opportunità per un contraddittorio che avrebbe gettato luce su questa, comunque incresciosa, situazione.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: Data: 30-09-2016 05:16 PM


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