Innocenza rubata (a pagamento)

Luigi Pelazza è stato espulso dal Marocco mentre girava un reportage sulla prostituzione minorile. Un fenomeno, secondo recenti ricerche, in enorme diffusione nel Paese nordafricano.

turismo sessuale minorileBloccati in un appartamento di Marrakech e scortati in aeroporto con l’ordine di lasciare il Paese. È finito così il viaggio-reportage in Marocco del giornalista Luigi Pelazza e del suo operatore Mauro Pilai. I due professionisti stavano girando per Le Iene un servizio sulla prostituzione minorile nel Paese nordafricano. «Abbiamo raccolto molto materiale su un grande giro che coinvolge ragazzi e ragazze di 13 e 14 anni pagati 300 o 400 euro per avere rapporti sessuali. Una rete alimentata non solo turisti occidentali ma anche da arabi e personaggi locali», ha raccontato il giornalista al Corriere. L’interprete che stava aiutando Pelazza e Pilai a raccogliere le testimonianze è stato arrestato, il materiale raccolto sequestrato, e loro, in assenza di aerei, sono bloccati in aeroporto e tenuti sotto controllo dagli agenti.

TURISMO SESSUALE MINORILE IN AUMENTO
Una questione, quella relativa alla prostituzione dei bamibini in Marocco, tutt’altro che semplice. Nonostante gli sforzi internazionali per contrastare il tragico fenomeno, infatti, la situazione sembra ancora totalmente fuori controllo. Secondo uno studio pubblicato a maggio 2016 da Ecpat (rete mondiale di associazioni che si occupano della tutela dei bambini), il Paese nordafricano è, tra i territori della regione Mena (Medio Oriente e Nord Africa) una delle principali destinazioni per il turismo sessuale minorile e «i bambini sono come mai prima vittime di sfruttamento». Pur avendo lavorato sulla ricerca per due anni, sottolinea Le Figaro, l’organizzazione rimpiange l’impossibilità di ottenere i dati (cifre) necessari per definire con esattezza la portata del fenomeno. Il rapporto, che conta 150 pagine, traccia comunque in modo molto chiaro la gravità della situazione.

AUMENTANO I VIAGGI, AUMENTANO LE VIOLENZE
Lo studio ha messo in evidenza che il fenomeno è cresciuto a dismisura negli ultimi 20 anni. Questo incremento è legato a diversi fattori, come la crescente povertà nei Paesi in via di sviluppo e l’aumento del flusso dei viaggiatori: la banalizzazione dell’uso ‘commerciale’ del corpo o ancora l’anonimato creato dal contesto del viaggio (che allontana i turisti dai codici sociali che determinano il loro comportamento nel Paese d’origine), spiegano ulteriormente la diffusione del fenomeno.

IL RUOLO DELLE TECNOLOGIE
Anche se sono disponibili soltanto pochi dati, lo studio suggerisce inoltre che nei territori della regione MENA, nella quale sono stati esaminati 20 Paesi, la povertà e lo sviluppo di Internet hanno dato maggiore forza al traffico, considerato che, sottolinea ancora l’indagine, non è in atto alcuno sforzo per misurare l’impatto che le nuove tecnologie hanno sui bambini e i molestatori. C’è urgente bisogno, ha sottolineato l’organizzazione, di monitorare attentamente la situazione dei bambini sfruttati. La ricerca ha inoltre rilevato che mancano informazioni sulla portata dei crimini oltre a esserci grande carenza di servizi a sostegno delle vittime.

PROTEGGERE CON LA LEGGE
Il Marocco, ancora secondo la ricerca pubblicata a maggio, risulta tra i territori della regione MENA i cui codici penali non sono ancora stati del tutto aggiornati per rinforzare la lotta a questo tipo di traffico: gli aggressori, così come i sostenitori, approfittano delle lacune legislative per sfuggire alla giustizia. A metà settembre, durante un incontro nella sede Unicef a Rabat, la responsabile della protezione dell’infanzia, Malika El Atifi, ha però affermato che il Paese si sta impegnando notevolmente nella protezione dei minori, ottenendo risultati «significativi».

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , Data: 29-09-2016 04:32 PM


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