«Come fai a stare con una bisessuale?»

di Giovanna Pavesi
Silvia è lesbica, Francesca è attratta da entrambi i sessi. Nella Giornata dell'Orgoglio Bisex le fondatrici di BPROUD ci raccontano i pregiudizi che come coppia affrontano ogni giorno.

francescasilviaSilvia e Francesca sono sedute sul divano della loro casa di Bologna, una vicina all’altra. La prima ha i capelli corti e i tratti del volto netti. Ride spesso, soprattutto quando la timidezza prende il sopravvento. È omosessuale ed è attualmente la fidanzata di Francesca. Trentanove anni, sguardo mite, capelli ricci e un bel sorriso. Lei è bisessuale. In passato è stata sposata con un uomo. Sono belle e diverse, ma estremamente unite.
Sono le fondatrici di BPROUD, probabilmente l’unico blog italiano interamente dedicato all’universo della bisessualità, dove Francesca e Silvia hanno deciso di raccontare la loro storia, senza mentire e senza nascondersi, ognuna dal proprio punto di vista.
Invisibili, anomale, confuse, per natura bugiarde: così, spesso, vengono considerate le persone bisessuali che, con estrema difficoltà, riescono a raggiungere la superficie della società contemporanea. Spesso discriminate dalla comunità gay perché imprevedibili, l’essere attratti contemporaneamente da due sessi così diversi, li chiude in un limbo dove quasi nessuno è disposto ad entrare: «Quando feci coming out, più di 20 anni fa, da omosessuale, sapevo a chi rivolgermi, dove avrei potuto trovare comprensione e aiuto. A Francesca, questo, purtroppo non è accaduto», conferma Silvia a LetteraDonna che le ha incontrate in occasione della giornata mondiale dell’Orgoglio Bisessuale.

DOMANDA: Che cosa rappresenta per voi questa giornata?
RISPOSTA
Francesca: Qualcosa di speciale: è un piccolo Pride tutto per noi anche se, in realtà, in Italia purtroppo non ci sono ancora cortei o manifestazioni.
D: Nessun tipo di iniziativa?
F: Non il giorno stesso, purtroppo. Noi, ad esempio, saremo domenica 25 a Milano all’Arcigay, dove è stata organizzata una giornata dedicata alla pansessualità e alla bisessualità e dove interverranno diverse associazioni, noi comprese. Ci saranno dibattiti e sarà una bella occasione per celebrare, da una parte l’orgoglio bisessuale e, dall’altra, ci auguriamo che questo evento possa contribuire a consolidare la comunità. È un grande passo.
DOMANDA: Perché?
RISPOSTA
Silvia:
Quando si parla di bisessualità bisogna necessariamente fare riferimento all’estero. Questa sarà la prima iniziativa di questo genere in Italia. Si tratta di un piccolissimo primo convegno sulla bisessualità aperto alle domande di chiunque voglia farle. Tutti sono invitati a intervenire, a chiedere e ad ascoltare: è un primo passo.
DOMANDA: Com’è nata l’idea di BPROUD?
RISPOSTA

Francesca: Da un’esigenza mia e di Silvia. Io mi sono resa conto di essere bisessuale quando la nostra relazione era già iniziata, perché in un periodo avevo creduto di essere lesbica; in realtà poi, nel tempo, mi sono resa conto di continuare a provare attrazione anche per persone di sesso opposto. Ho avuto un periodo di crisi.
DOMANDA: E poi, che cos’è successo?
RISPOSTA

Francesca: Siccome in Italia non esistono punti di riferimento o associazioni a cui ci si può rivolgere in questi casi, ho fatto una serie di ricerche su Internet ed è proprio su alcuni siti stranieri che ho trovato informazioni sulla mia bisessualità; scremando questi siti (molti sono di incontri, ndr) sono riuscita a trovare alcuni forum e poi tanti portali autorevoli di associazioni americane e del Regno Unito che parlavano finalmente di bisessualità. Ne ho parlato con Silvia e abbiamo pensato che sarebbe stato utilissimo cercare di portare anche in Italia tutte queste risorse sia per chi si scopre bisessuale, sia per chi, come Silvia, si deve relazionare con chi lo è.
DOMANDA: Esistono associazioni a riguardo?
RISPOSTA
Silvia: Qualcosa sta cambiando. Nascono nuove realtà, magari piccole, legate a questo mondo: noi abbiamo iniziato otto anni fa e all’epoca non c’era niente. Io, da sempre attivista nel mondo omosessuale, sono rimasta spiacevolmente stupita nel vedere che la realtà bisessuale restava nell’ombra. Nel momento in cui ho scoperto me stessa, ormai 20 anni fa (ride, ndr) avevo posti dove andare, dove sentirmi accolta.
DOMANDA: Eppure, nella sigla LGBT, quella «B» rappresenterebbe proprio le persone bisessuali. Come mai, allora, concretamente non esistono spazi per loro?
RISPOSTA
Silvia: Perché si tratta di una bruttissima forma di pregiudizio. Da omosessuale mi sono trovata, spesso, ad avere delle persone amiche e non solo, omosessuali, che mi facevano la domanda: «Come fai a fidarti a stare con una bisessuale?»
DOMANDA: Perché?
RISPOSTA
Silvia: Perché è abbastanza diffusa l’idea che i bisessuali ti facciano soffrire perché possono scegliere con chi stare, che ti utilizzino per sperimentare, ma che poi, siccome ne hanno la possibilità, sceglieranno la vita da eterosessuale perché è più facile e comoda. Come accade per molti pregiudizi, anche questo nasce dalla paura, però questa cosa mi fa arrabbiare. Io sono molto convinta che la comunità debba includere la lettera B non solo nel nome. Evitare di parlarne non risolve le cose, ma crea un problema.
Francesca: Questo problema, poi, ne porta quasi sempre un altro: l’invisibilità. Una persona bisessuale ha paura a fare coming out. Spesso ti si accusa di mentire, di essere confuso, o più semplicemente tanti pensano che tu ti stia divertendo, ma non è affatto così. Non scegliamo noi di chi innamorarci. In ogni caso, dove ci sono delle piccole realtà, delle associazioni bisessuali, i pregiudizi piano piano tendono a smontarsi.
DOMANDA: Perché avete scelto quel gioco di parole BPROUD, «sii orgoglioso»?
RISPOSTA
Francesca: Ci piaceva l’idea di essere positivi e propositivi: non volevamo un blog che desse l’impressione del piangersi addosso, anzi. Non è una sfiga essere bisessuali, né una cosa che di per sé fa soffrire: certo, ci sono delle difficoltà ma è anche una condizione che ti rende molto ricco se la prendi nel modo giusto, ti dà modo di confrontarti con gli altri, di avere un approccio diverso con le altre persone.
DOMANDA: Francesca, che cosa significa e che cosa ha significato per lei essere bisessuale?
RISPOSTA
Francesca: Essendo una cosa che tu vivi dall’interno, esserlo è per me la cosa più naturale del mondo. Se con il senno di poi vado a cercare di dare una spiegazione a determinate mie sensazioni del passato, ora mi è tutto chiaro: io sono sempre stata bisessuale, semplicemente non sapevo dare un nome a ciò che provavo. Dirlo è stato leggermente più complicato, rispetto a chi dichiara la propria omosessualità.
DOMANDA: Come mai?
RISPOSTA
Francesca: Per quanto sia difficile sul piano dei pregiudizi, nella società contemporanea, dall’altra parte sanno perfettamente che cosa significa essere gay; dicendo di essere bisessuale, ti devi scontrare anche con la mancata conoscenza di che cos’è questo orientamento, che non vuol dire andare a letto con chiunque contemporaneamente: io sono bisessuale monogama. Il coming out, spesso, lo devi un po’ articolare con chi ti trovi di fronte.
DOMANDA: Ha mai sperimentato episodi di bifobia, ovvero l’odio verso i bisessuali?
RISPOSTA
Silvia: Questo lo racconto io. Eravamo al Pride di Milano, anni fa. Era la prima volta che ci esponevamo come BPROUD. Avevamo uno striscione. Un attivista della comunità LGBT che per anni ha lottato per la comunità e i diritti degli omosessuali si è avvicinato deridendomi. Da lì è nata una brutta discussione che è durata tutto il tempo del corteo. Questa persona non ha fatto altro che sottolineare i soliti pregiudizi.
DOMANDA: Silvia, come è stato accompagnare Francesca in questo periodo di transizione?
RISPOSTA
Silvia: Abbastanza complicato. Quando Francesca si è resa conto di continuare a provare attrazione per gli uomini aveva paura di dirmelo, di ammetterlo a sé stessa, proprio per il peso del giudizio che veniva dalla comunità gay.
DOMANDA: Come l’ha aiutata?
RISPOSTE
Silvia: Dicendole, come prima cosa, che non doveva necessariamente definirsi e che avrebbe dovuto cercare di conoscere al meglio sé stessa prima di chiudersi in una definizione che non le apparteneva. Non l’ho mai giudicata perché so cosa significa.
DOMANDA: Se di omosessualità si parla, e purtroppo spesso con molti pregiudizi, la bisessualità sembra quasi un tabù per la società?
RISPOSTA
Francesca: Credo che gli aspetti siano due. Il primo: come persone, in generale, sentiamo l’esigenza di categorizzare, tracciando delle linee precise ed è il motivo per cui, piano piano, l’omosessualità si sta accettando un po’ di più, perché ora, anche l’eterossessuale che parte da una posizione omofobica, nel momento in cui ci ragiona sopra, comprende che l’attrazione che si prova verso l’altro è la stessa, con l’unica differenza che è per lo stesso sesso anziché per il sesso opposto, quindi è più semplice passare magari alla fase dell’accettazione. La bisessualità sfugge alla regola binaria del «o ti piace questo o ti piace quello». Il secondo aspetto, invece, è il pregiudizio secondo cui tutti i bisessuali sarebbero promiscui.
DOMANDA: La bisessualità femminile è più accettata rispetto a quella maschile?
RISPOSTA
Francesca: In apparenza sì: c’è gente che sostiene che la bisessualità sia addirittura di moda. In realtà è un’accettazione molto di facciata: sono tanti gli uomini che affermano di non aver alcun problema se il tradimento della compagna avviene con un’altra donna. Questa è la prova che si dà poco valore alle relazioni tra donne: a noi capita di essere scambiate per amiche o sorelle, perché la gente non è abituata a concepire il fatto che possa esserci una relazione a 360° fra donne. Mentre quello che dico sempre io se noi due fossimo due uomini che convivono da nove anni, tutti capirebbero.
DOMANDA: E la bisessualità maschile?
RISPOSTA
Francesca: Probabilmente è molto più difficile da accettare perché comporta una serie di cose: per una donna sapere che il proprio uomo è attratto da altri uomini è culturalmente ancora un scoglio molto grosso da superare.
DOMANDA: C’è differenza tra bifobia e omofobia?
RISPOSTA
Francesca: Sì, non è detto che le due cose coincidano: una persona bifobica è la classica persona che pensa, nel momento in cui gli dico di essere bisessuale, che io mi stia solo divertendo e che, in realtà, io sia come lui. L’omofobia, invece, purtroppo, rimane una forma di intolleranza enorme e, a maggior ragione, se uniamo le forze, se le persone bisessuali scelgono di fare coming out e si espongono in prima persona, anche solo facendo vedere che esistono, insieme si può fare la differenza.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 23-09-2016 05:17 PM


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