Fenomenologia della donna terrorista

di Giusy Gullo
Madame Figaro ha intervistato Géraldine Casutt, esperta di jihad, per capire quali le cause e quali le conseguenze di un possibile coinvolgimento femminile nelle operazioni di guerra dell'Isis.

donnaA inizio settembre tre donne sono state arrestate a Parigi con l’accusa di essere pronte a compiere un attentato alla Gare de Lyon. Secondo il procuratore della capitale francese François Molins l’azione sventata dimostrerebbe che lo Stato Islamico potrebbe avere intenzione di iniziare a mandare sul campo anche combattenti di sesso femminile. La conferma di questa ipotesi cambierebbe totalmente la ‘struttura’ dell’organizzazione terroristica: il ruolo ufficiale delle donne è sempre stato quello di mogli e madri. Sul tema Madame Figaro ha intervistato Géraldine Casutt, dottoranda sulla jihad femminile.

NESSUNA CERTEZZA
Secondo la Casutt è necessario pensare con cautela: la certezza del coinvolgimento delle donne nei combattimenti si avrebbe soltanto nel momento in cui l’organizzazione diramasse un comunicato tramite il suo giornale ufficiale. Nell’ideologia dello Stato Islamico, ha sottolineato infatti la studiosa «le donne vengono preservate». Non ci sono certezze sul fatto che le autrici dello sventato attentato a Parigi fossero state ‘mandate’ da Daech, né si sa se il loro fosse soltanto un coinvolgimento ‘logistico’ o più concreto.

SOLTANTO UNA STRATEGIA
Secondo la ricercatrice, inoltre, l’Isis potrebbe iniziare a ‘investire’ sulle combattenti nel caso in cui gli uomini dovessero iniziare a scarseggiare sul fronte siriano. In Europa, invece, un cambiamento di questo tipo avrebbe un altro fine: quello di aumentare la paura e la paranoia. Resta il fatto che si tratterebbe di una soluzione puramente strategica e, comunque, occasionale: renderla ‘definitiva’ significherebbe attribire alle donne un nuovo ruolo e quindi andare verso una modifica radicale del movimento. Se le donne dovessero scendere in campo, inoltre, gli uomini potrebbero sentirsi umiliati ma, allo stesso tempo, spronati. Sarebbe un po’ come dir loro: «Se voi non siete pronti a combattere, ci sono donne pronte a farlo».

COMBATTERE PER DIMOSTRARE DETERMINAZIONE
Diventare combattenti non è, ha evidenziato ancora la ricercatrice, un modo per assomigliare agli uomini o rivendicare i propri diritti, ma una strada per difendere la loro ‘causa’ e mostrare di essere determinate. Le donne dell’Isis sono per la maggior parte soddisfatte della loro ‘condizione’: la moltitudine di scelte, tipicamente occidentale, è qualcosa che considerano angosciante. Avere tante possibilità significa restare sempre nel dubbio che costringe a vivere in un ‘limbo’ che impedisce la realizzazione personale. Al contrario pensano che le regole ‘restrittive’ dell’Isis permettano loro di esercitare la libertà. Lontane dal mondo hanno l’impressione che la vita sia più semplice e possono dedicarsi a ciò che è più importante: rafforzare la fede, rinascere ed essere liberate.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 23-09-2016 05:26 PM


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