Una femminista indiana alla MFW

di Enrico Matzeu
A Milano abbiamo incontrato Aishwarya, editor di Elle, che ci ha raccontato il rapporto che ha il suo Paese con la moda femminile. «La nostra rivista è liberale, ma ci leggono solo le donne istruite».

La Milano Fashion Week trasforma la città in un crocevia di persone unite da un’unica passione. Centinaia di giornalisti, buyer e blogger da tutto il mondo, anche da quei Paesi dove il fashion system non è ancora così radicato. Come l’India, dove «oggi non tutti hanno accesso al lusso, ma sta crescendo molto la grande distribuzione e si stanno diffondendo anche i marchi low cost», come ha spiegato a LetteraDonna Aishwarya Subramanyam, responsabile dei contenuti moda e beauty dell’edizione locale di Elle.
«Roberto Cavalli e Gucci, facendo cose molte decorate, piacciono al nostro pubblico», racconta lei durante il suo soggiorno nel capoluogo lombardo tra un defilé e l’altro. Avvolta in un cappotto a righe di MSGM, che dice di «adorare, anche se questi brand più giovani da noi ancora non sono conosciuti», ci ha spiegato molte cose sulla moda nel suo Paese. «Solo una piccola parte della popolazione ha accesso alle riviste di moda, perché sono tutte scritte in inglese e molti non lo parlano», chiarisce.

Aishwarya Subramanyam, fashion e beauty editor in chief di Elle India.

Aishwarya Subramanyam, fashion e beauty editor in chief di Elle India.

DOMANDA: Su quante lettrici può contare Elle India?
RISPOSTA: Vendiamo circa 90 mila copie al mese, anche se c’è da dire che oggi con la diffusione di internet anche da noi, il sito sta avendo milioni di visualizzazioni. Ho paura che anche in India possa iniziare una crisi dei giornali cartacei.
D: Quali altre riviste di moda esistono?
R: Nella versione indiana ci sono anche Vogue, nel quale ho lavorato per cinque anni, ma anche Grazia, Cosmopolitan e Harper’s Bazaar. Diciamo che le vendite di questi magazine oscillano tra le 20 mila e le 60 mila copie.
D: Che percezione della moda c’è in India?
R: Anzitutto dobbiamo fare una distinzione tra la moda locale e quella occidentale.
D: Si riferisce agli stilisti indiani?
R: In generale in tutto il Paese c’è una grande attenzione agli abiti tradizionali, come il sari, che viene venduto soprattutto per le grandi occasioni, come i matrimoni, anche a prezzi altissimi.
D: E il fashion internazionale?
R: Si sta diffondendo sicuramente, però c’è un grande problema di configurazione fisica, perché le donne indiane sono più formose e hanno molto seno rispetto al modello di bellezza diffusi nel mondo. Poi c’è anche un problema legato al clima, perché in India fa sempre molto caldo e non tutti i capi di abbigliamento sono adatti. Si vendono bene invece gli accessori, perché sono più trasversali.

D: Quali sono allora i brand che piacciono di più alle donne indiane?
R: Quelli più noti, perché alle indiane piacciono molto i loghi, quindi sicuramente Louis Vuitton e Chanel.
D: E tra gli italiani?
R: Quelli che usano molte stampe, applicazioni o bottoni, come ad esempio Roberto Cavalli, ma anche Emilio Pucci e naturalmente Gucci, soprattutto adesso con il lavoro che sta facendo lo stilista Alessandro Michele.
D: È stata a vedere le loro sfilate?
R: Sì, le ho trovate bellissime. Nel caso di Gucci c’è il rischio che possa diventare un po’ ripetitivo con il tempo, ma al momento sta andando bene così, vedremo cosa si inventa nelle prossime collezioni.
D: Come si vestono le donne indiane?
R: Dipende. L’India è uno Stato molto grande, quindi in molti luoghi si usano ancora abiti tradizionali, ma negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione e molte, soprattutto in città grandi come Mumbai o Delhi, indossano abiti all’occidentale con grande naturalezza.
D: Sono libere quindi di indossare ciò che vogliono?
R: Anche qui dipende molto da dove sono. A Mumbai ci sono stati ultimamente molti casi di violenza sulle donne, quindi le ragazze evitano gonne troppo corte ad esempio.

D: Parliamo di pari opportunità: com’è la situazione?
R: C’è ancora molto da fare, perché anche se molte si sono emancipate, tante altre non hanno i diritti minimi. Purtroppo il nostro è un sistema sociale antico e ci vogliono decenni per andare oltre certi muri, anche sul piano politico ed economico.
D: Con la rivista cercate di fare la vostra parte?
R: Senz’altro, anche se le donne che ci leggono, per ovvie ragioni, sono acculturate e istruite, quindi solitamente già sensibili a certi temi. Comunque noi facciamo un giornale assolutamente femminista e liberale, cercando di affrontare temi come l’uguaglianza di genere, ma anche l’omosessualità.
D: A tal proposito, in molte griffe occidentali si sta diffondendo la tendenza a fare capi genderless, quindi adatti sia all’uomo che alla donna. In India come è visto questo fenomeno?
R: È un tema molto sentito anche da noi, anche perché c’è una grande comunità LGBT e noi stessi di Elle India abbiamo organizzato di recente un’esposizione con delle fotografie in cui modelli di entrambi i sessi indossavano capi no gender, proprio per sensibilizzare anche il mondo della moda su questi aspetti.
D: Come rivista avete dei limiti su ciò che potete o non potete pubblicare?
R: No, non ci sono restrizioni. L’unica cosa che non possiamo fare è mettere foto di nudo in copertina, per il resto siamo davvero molto liberi, anche nei contenuti interni, che comunque spaziano pure su arte e cultura.
D: Nel suo percorso si sente un esempio per le altre donne?
R: Io mi ritengo una privilegiata, nel senso che vengo da una famiglia della classe media, quindi ho avuto accesso all’istruzione e ho potuto studiare giornalismo, fare un master a Londra e poi iniziare a scrivere nel mio Paese, avvicinandomi pian piano alla moda. Credo che i veri simboli siano altri, come le due ragazze indiane che hanno vinto un bronzo e un argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

D: Ci sono quindi modelli a cui si ispirano le giovani indiane?
R: Sono ancora molto forti gli attori di Bollywood, che hanno un grande potere nell’influenzare l’opinione pubblica e quindi anche lo stile delle ragazzine. Spesso li abbiamo in copertina proprio per questo. Devo dire che anche le star occidentali, però, hanno una grande influenza verso i più giovani.
D: Non avete influencer o fashion blogger?
R: Non sono ancora così diffusi come in Occidente, ma credo che sia un fenomeno che arriverà presto.
D: Quali sono invece i designer indiani più di grido del momento?
R: Ce ne sono molti. Il più famoso internazionalmente è Manish Arora, anche se la sua moda è molto colorata e talvolta kitsch. Ci sono però diversi stilisti che fanno sì cose ispirate alla tradizione ma con linee più pulite e sobrie, come Rahul Mishr, Sabyasachi, Pero by Aneeth Arora e Sanjay Garg. Pi c’è Suket Dhir, che recentemente ha vinto il prestigioso Woolmarket Prize, destinato agli emergenti.
D: E dove ci consiglia di fare shopping in India?
R: Sicuramente Mumbai è la città più adatta, perché ci sono le boutique dei marchi più importanti, ma adesso anche molti brand low cost. Da poco sono arrivati anche H&M e Kiko Milano.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , Data: 23-09-2016 07:07 PM


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