Quando il sesso diventa dipendenza

di Giovanna Pavesi
Riguarda sia uomini che donne, anche se in modalità diverse. L'ipersessualizzazione è un disturbo che determina la nostra libertà. Uno psicologo ci ha spiegato come riconoscerlo.

sex addictedMarta ha 39 anni, fa l’architetto e vive sola. Ha poche amiche di cui si fida davvero e nessuna relazione stabile. È lunedì mattina e nel grigiore della metropolitana ripensa al suo sabato sera: indossava un abito blu, aveva i capelli raccolti e un po’ di rossetto. Quella serata l’ha passata prima con Lara e Sofia, ex compagne di università, e poi con Giulio, 30enne disoccupato. Si sono conosciuti in un locale, hanno preso una serie di cocktail insieme e sono finiti nel monolocale di lei. A fare sesso. Marta non riesce a legarsi aduna persona per più di una notte e il sesso sembra essere per lei l’unico elemento appagante della sua vita. Tiene le distanze e agli uomini che incontra non lascia nemmeno il numero di telefono. Quando le si presenta l’occasione non si tira indietro. In ufficio. In un volo Milano-Tokyo. A una convention. A decine di feste.
Quella di Marta è una delle tante declinazioni dell’ipersessualizzazione, ovvero un iper-investimento sulla sessualità che sfiora diversi ambiti della vita relazionale di un essere umano. Si tratta di una dipendenza incontrollata che investe più aree della vita di un essere umano. Una ricerca della University Medical Center Hamburg-Eppendorf, risalente al 2014, ha confermato la tendenza secondo cui il 3% delle donne intervistate sarebbe ipersessuale, dominate dall’abuso di pornografia, masturbazione e rapporti occasionali. A un campione di mille ragazze, quasi tutte studentesse dell’Università, è stato chiesto quante volte si masturbano o ricorrono a materiale pornografico e quanti rapporti sessuali occasionali hanno avuto.
«Quando gran parte del tempo e delle energie vengono impiegate nella sessualità o nel sesso agito, vissuto quindi in modo relazionale, onanistico o virtuale, e quando questo aspetto determina la nostra libertà dominandoci, siamo di fronte a una dipendenza e, come spesso accade in questi casi, c’è chi ne ha più consapevolezza e chi no». Antonio Caruso, psicologo e psicoterapeuta autore de Il sesso in terapia (edito da Mimesis) e fondatore del Centro Panta Rei di Milano, esperto in sessuologia e riabilitazione psichiatrica, ha raccontato a LetteraDonna che cos’è e come si riconosce questo disturbo.

DOMANDA: Da un punto di vista clinico è una patologia riconosciuta?
RISPOSTA: 
Lo è nel momento in cui non si riescono ad arginare determinati comportamenti.
D: Ci spiega meglio?
R: Posso iniziare con un’analogia. Bere vino o superalcolici, di per sé, non costituisce un disturbo: lo diventa nel momento in cui l’atto del bere diventa necessario, se non indispensabile, altrimenti non si è in grado di avere relazioni sociali. Questo è alcolismo. La stessa cosa può accadere con una vita sessuale intensa che può dipendere da fattori diversi: può trattarsi di un periodo circoscritto della nostra vita in cui viviamo certe relazioni con più libertà e questo non costituisce un problema, oppure può trattarsi di un sistema per evitare l’intimità emotiva.
D: Sembra paradossale.
R: Lo è, ma niente unisce e al tempo stesso divide più del sesso. In questi casi, l’intensa attività sessuale rappresenta l’unica modalità per riuscire ad entrare in contatto con l’altro senza mai mettersi in gioco sul piano dell’intimità. È sicuramente contraddittorio perché contemporaneamente si cerca il contatto, ma la relazione viene sempre vissuta e tenuta a una certa distanza. Questo vale anche quando la masturbazione si fa compulsiva.
D: Quando e come si caratterizza?
R: Nel momento in cui non ci si trattiene, quando non si riesce a contenerla, quando non è agita in momenti discreti. Ad esempio, quando la persona, magari in ufficio, sente la necessità di recarsi più volte in toilette per ricercare questo tipo di piacere. Bisogna distinguere la masturbazione come una pratica che ognuno compie liberamente da quella come unica modalità di esperienza sessuale a fronte quasi di una fobia sociale o di un ritiro sociale imponente.
D: Quando bisogna preoccuparsi?
R: Quando ci si rende conto che questo tipo di atto sostituisce o nasconde altro, ma soprattutto quando impedisce di vivere delle situazioni che, normalmente, sarebbero desiderate o vissute in un altro modo.
D: In generale, come ci si accorge di questo disturbo?
R: In tanti modi diversi. Di solito uomini o donne avvertono questo disagio perché, ad esempio, si accorgono di osservare eccessivamente le persone per strada all’altezza dei genitali, oppure perché sono alla ricerca di un’eccessiva vita sessuale, anche di tipo onanistico.
D: Quando vi chiedono aiuto?
R: Quando questi comportamenti li disturbano loro malgrado, cioè quando capiscono che questa situazione ha preso il sopravvento su di loro.
D: A quali specialisti è bene rivolgersi?
R: In generale, a sessuologi o psicoterapeuti esperti che sappiano vedere nella sessualità un codice di comunicazione attraverso il quale passano molte cose e ne cercano tante altre.
D: L’ipersessualizzazione cambia le sue caratteristiche da uomo a donna?
R: Anche se è una problematica che attraversa trasversalmente i due mondi, direi di sì. Innanzitutto dobbiamo fare riferimento, anche in questo caso, ad una cornice più ampia, che riguarda più gli aspetti culturali di una società: è molto più difficile che l’ipersessualizzazione di un maschio attiri l’attenzione o venga in qualche modo stigmatizzata in senso negativo. A una donna accade il contrario.
D: Perché?
R: Perché siamo immersi in una società profondamente maschilista. Ci sono ancora moltissimi tabù legati alla sessualità femminile.
D: Come si presenta l’ipersessualizzazione in un uomo?
R: In genere, nell’ambito della sessualità virtuale: dipendenza da internet legata a siti e chat porno. Gli uomini, che hanno una visione più funzionale del sesso, vengono a chiedere aiuto ai terapeuti quando il problema è più legato alle loro performance.
D: E nelle donne, invece?
R: Più in modo relazionale, ma anche in tutti quei comportamenti che hanno a che fare con una presentazione eccessiva della propria sessualità.
Ad esempio nel vestiario, nei comportamenti, negli ammiccamenti che spesso culminano in un eccesso di evocazione sessuale. Molte diventano addirittura violente. Spesso dietro a questi atteggiamenti però si celano enormi problemi e quindi, contrariamente a quanto si possa pensare, non si tratta di una sessualità poi così libera e felice. Inoltre è più facile che una donna percepisca la «disfunzione» quando c’è qualcosa che rimanda a problemi nelle relazioni.
D: Di che tipo?
R: È come se continuassero a ripetere un’esperienza negativa, dove quello che trovano non è quello che cercano veramente perché usano il sesso per trovare figure di riferimento. Se si danno in questo modo però, dall’altra parte spesso non riescono a trovare qualcuno disposto a costruire un luogo di sicurezza per loro. Spesso trovano persone che a loro volta ne approfittano o non hanno intenzione di fare un investimento emotivo serio.
D: Esistono ancora molti tabù?
R: Assolutamente sì. C’è un gap enorme tra quello che le riviste, i magazine, la tivù e un certo tipo di esposizione presentano e la realtà: ci sono enormi difficoltà nella spontaneità di una conversazione attorno ai temi legati al sesso. In questo senso siamo ancora alla preistoria e purtroppo alcuni specialisti, siccome fanno fatica, evitano di soffermarsi più di tanto su certi argomenti, in particolare quando incontrano casi non ordinari.
D: In che senso?
R: Ad esempio spesso si parla di ipersessualizzazione anche in altri ambiti come la pubblicità o la tivù. Nei media c’è una continua sottolineatura o una presenza collaterale di aspetti legati alla sessualità. Questo non è un problema che riguarda soltanto gli adulti, ma tutti coloro che vengono esposti eccessivamente, e in modo ricorrente, a tematiche che richiamano direttamente o indirettamente il sesso.
D: Chi, oltre gli adulti?
R: Tutti quei soggetti che hanno una ridotta capacità di decodificazione e di comprensione. I bambini, ad esempio.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 21-09-2016 07:29 PM


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