«Negare il genocidio armeno è come negare l'olocausto»

Ad aprile il Wall Street Journal aveva diffusso la pubblicità di un'organizzazione pro-turca che non ammette la portata del massacro. La Kardashian si era opposta con un post sul suo blog. Ora ha pubblicato il suo messaggio anche sul New York Times.

kim kardashianKim Kardashian è di origini armene e ne va fiera. Nel 2015, insieme alla sua famiglia, si era recata nel Paese eurasiatico a pochi giorni dalla commemorazione del centenario del genocidio (morirono per mano dell’Impero Ottomano circa un milione e mezzo di armeni) che aveva costretto i suoi parenti ad emigrare negli Stati Uniti. Durante la celebrazione, un’organizzazione pro-turca che nega l’importanza della strage e rifiuta di definirla ‘genocidio’, aveva diffuso una pubblicità sul Wall Street Journal e la Kardashian aveva risposto con un post sul suo blog.

L’IMPEGNO DELLA KARDASHIAN
Sabato 17 settembre, la star ha confermato il suo impegno per la causa facendo stampare un messaggio su un’intera pagina del New York Times. Nella lettera la Kardashian condanna la decisione del quotidiano economico statunitense di contribuire alla diffusione di una pubblicità che «sostiene la negazione del genocidio da parte del Paese che ne è responsabile». Una scelta che reputa del tutto sbagliata: «È imprudente, triste e pericoloso», ha affermato, sottolineando che «una cosa è quando un cattivo giornale fa profitti inventando scandali, altra cosa è invece che un quotidiano rispettato come il WSJ fa dei profitti su un genocidio». La star non ha dubbi: è offensivo e inaccettabile. «Cosa sarebbe successo se con una pubblicità si fosse negato l’olocausto o la strage dell’11 settembre?», ha aggiunto la Kardashian.

L’IMPORTANZA DELLA VERITÀ
Infine la star ha ricordato che il governo federale degli Stati Uniti non riconosce il genocidio armeno: «Dobbiamo onorare la verità nella nostra storia, per proteggere il futuro dei nostri figli. Dobbiamo fare meglio di come fatto fino a ora».

LE RISPOSTE DEL WALL STREET JOURNAL
Il quotidiano aveva risposto alle critiche emerse ad aprile dicendo di accettare un ampio ventaglio di pubblicità, «anche quelle che esprimono opinioni controverse» che comunque, aveva evidenziato, appartengono all’autore sell’annuncio.

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