God save the... pink Ceo

di Federico Capra
Tra le 100 più prestigiose aziende del Regno Unito solo sei attualmente sono gestite da donne. Un numero destinato a salire a sette a marzo 2017. Ecco chi sono le donne più potenti del Regno Unito.

Il 31 marzo 2017 il Regno Unito è atteso da un evento storico. Non tanto a livello politico, quanto piuttosto socioculturale. In quella data, infatti, Sir Andrew Witty, amministratore unico del gigante farmaceutico britannico GlaxoSmithKline, nato nel 2000 dalla fusione di due storici brand, è destinato alla pensione per raggiunti limiti di età. Fin qui nulla di eclatante, almeno non quanto il nome del suo successore. A prendere il posto di Witty è stata infatti chiamata Emma Walmsley, la prima donna a capo della compagnia dalla sua fondazione. Un annuncio innovativo e applaudito in Gran Bretagna dove però sono solo sette le donne a capo delle 100 più importanti aziende inglesi. Ecco chi sono, secondo l’FTSE 100, l’indice azionario delle cento società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange, le (ancor poche) figure femminili più potenti del Regno Unito.

EMMA WALMSLEYEMMA WALMSLEY
Non potevamo che partire da lei, la futura Ceo di una delle case farmaceutiche più prestigiose del Regno Unito nonché del mondo. Attualmente Emma Walmsley è a capo della divisione Consumer Healthcare di GSK. il suo ingresso nel consiglio di amministrazione è infatti previsto per il primo gennaio 2017 e solo a marzo potrà prendere il timone dell’azienda. Con due decenni di esperienza in beni di lusso e di consumo, questa 47enne dal carattere combattivo è entrata a far parte della GSK nel 2010 abbandonando il suo ruolo alla L’Oreal. Un passaggio avvenuto dopo un pranzo con Sir Andrew Witty che la volle fortemente alla GlaxoSmithKline incoronandola poi come suo successore.

allison brittainALISON BRITTAIN
Si chiama invece Alison Brittain uno dei banchieri più importanti del Regno Unito. Questa donna, tifosa del Manchester United e famosa per non avere peli sulla lingua, a gennaio 2016 ha preso il posto di Andy Harrison, storico amministratore delegato del gruppo Whitbread. Laureatasi all’Università di Stirling in Economia e commercio, terminati gli studi iniziò la sua carriera come sportellista alla Barclays Bank. Questo per vent’anni quando poi nel 2007 entrò alla Santander UK per poi passare nel 2011 alla Lloyds Banking Group. Non più come semplice operatrice ma come quadro di primo livello. La svolta poi nel maggio 2015 quando è stata nominata Ceo al posto di Harrison. «Ho fatto più di un decennio nel settore bancario commerciale. Non c’erano donne e dovevi lottare in ogni modo per essere notata e ascoltata», ha detto al Guardian in un’intervista che risale al 2012.

VERONIQUE LAURYVERONIQUE LAURY
Veronique Laury è diventata amministratore delegato della Kingfisher, l’azienda a cui capo si trova B&Q, il più grande rivenditore di accessori per il fai da te e miglioramenti domestici in Europa, nel gennaio 2015. In quella data aveva infatti preso il posto di Sir Ian Cheshire destando curiosità e stupore. Anche perché Veronique era del tutto sconosciuta nel mondo dell’executive. Dopo aver studiato diritto e politica a Parigi, la Laury si unì infatti nel 1988 a un’azienda che forniva servizi di illuminazione e piastrelle per interni e esterni. Un’esperienza importante che nel 2003 la portò a lavorare per Kingfisher come direttore produttivo. Da qui ha inizio la sua scalata che nel 2010 l’ha vista diventare direttore commerciale di B&Q e approdare nel Regno Unito.

Alison CooperALISON COOPER
Che si tratti di un uomo o una donna, essere a capo di una società che vale 26 miliardi di euro non è mai facile. Eppure Alison Cooper gestisce la quarta società per importanza nel mondo del tabacco con estrema sicurezza ormai da anni. Accanita fumatrice di sigari e amante della Guinness, si è laureata in matematica e statistica presso l’Università di Bristol (dove ha incontrato suo marito) entrando a far parte dell’Imperial Tobacco nel 1999 come gestore del gruppo finanza. Una vera e propria scalata al potere tanto che nel 2010, all’età di 44 anni, è diventata amministratore delegato dell’azienda che l’aveva assunta tempo prima.

LIV GARFIELDLIV GARFIELD
È sicuramente Liv Garfield il più giovane Ceo donna nel Footsie. Tifosissima dell’Everton e laureata a Cambridge, ha lavorato per il Consolato britannico a Bruxelles prima di entrare in Accenture come consulente. Questo sino al 2003 quando ha iniziato a lavorare per BT come direttore generale. Nel 2014, invece, Liv è stata nominata amministratore delegato della società dell’acqua Severn Trent. Una vera e propria donna di successo con uno stipendio base di 650 mila euro all’anno. Questo non le ha comunque impedito di formare una famiglia e avere anche due figli.

Carolyn McCall Chief Executive of EasyJetCAROLIN MCCALL
Nel suo ambiente Carolin McCall è definita una vera e propria dura. Una donna che si è fatta da sola svolgendo diversi lavori. Lei che, prima giovane di due immigrati inglesi a formarsi in India, sin al termine della laurea conseguita all’Università del Kent in Scienze Politiche iniziò a fare l’insegnante per sbarcare il lunario. Questo sino a quando non si unì nel 1986 al Guardian come pianificatrice di ricerca pubblicitaria. Qui fece aumentare i guadagni dell’azienda facendosi notare tanto che nel 2006 divenne Ad del Guardian Newspapers Ltd. Poi il passaggio nel marzo 2010 all’EasyJet in qualità di Ceo e con uno stipendio monstre di 5 milioni di euro.

moya greeneMOYA GREENE
Sono invece nelle mani di una donna canadese le sorti della Royal Mail. Moya Greene, prima non britannica a diventare Ceo della più importante azienda postale del Regno Unito, ha accettato l’incarico nel 2010 con l’obiettivo di aumentare il fatturato dell’azienda. Prima di quella data era stata vice assistente del Ministro dei Trasporti del Canada e amministratore delegato delle Canadian Post, dove ha triplicato i profitti. Poi la nuova sfida in un Paese nuovo diventando, all’epoca, anche il funzionario britannico più pagato del Regno Unito con uno stipendio base di 500 mila euro. Nel 2014, inoltre, la Greene è stata nominata dal Financial Times personaggio dell’anno.

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