«Non posso studiare, lui ha detto no»

Alcune donne saudite hanno lanciato su Twitter una campagna per chiedere l'abolizione della 'tutela' maschile a cui sono sottoposte fin da bambine. Dalla nascita, infatti, devono sottostare a numerose e impietose restrizioni.

donne arabia sauditaUn gruppo di saudite ha lanciato su Twitter una campagna contro la sottomissione delle donne nel Paese mediorientale. Un modo per opporsi alla ‘tutela’ maschile che viene loro imposta: dalla nascita alla morte sono infatti totalmente controllate da mariti, figli, genitori e nonni.

LA CAMPAGNA
Le partecipanti all’iniziativa hanno raccontato sul social network, tramite l’hashtag #StopEnslavingSaudiWomen, le condizioni di vita a cui sono sottoposte sottolineando la quasi inesistenza di diritti. Una tra loro, racconta il Daily Mail, si è messa in posa tenendo davanti al viso un cartello con su scritto: «Non posso studiare, lui ha detto no». A poco a poco, altre scritte sono apparse sui muri delle città.

L’IMPEGNO DI HAMSSA AL-SANOUSSI
L’hashtag è stato pensato dal movimento delle saudite che si oppongono alla marginalizzazione lanciata sul social dei cinguettii a giugno. Tra loro c’è anche Hamssa al-Sanoussi, scrittrice e ricercatrice che milita per una revisione delle norme in favore delle donne.

IL RAPPORTO DI HUMAN RIGHTS WATCH
L’Arabia Saudita, infatti, impone a queste ultime una vita impietosa, come ricorda il rapporto diffuso a luglio dalla organizzazione non governativa Human Rights Watch: «Le donne adulte devono ottenere permesso dal loro tutore (di sesso maschile, ndr) per poter andare all’estero, sposarsi o essere liberati. Il consenso del tutore può essere inoltre necessario per lavorare o beneficiare di cure. Questo tipo di restrizioni si applicano dalla nascita alla morte, perché le donne sono considerate dallo Stato come inferiori per tutta la vita».

QUALCHE PICCOLA ‘CONQUISTA’
In seguito alle numerose richieste di dare più libertà alle donne il Paese ha preso «alcune misure per ridurre il controllo esercitato dai tutori, mettendo fine all’obbligo d’autorizzazione per lavorare e promulgando una legge che penalizza le violenze domestiche».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 13-09-2016 06:25 PM


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