«Sandra, maestra di vita e di set»

di Giovanna Pavesi
Il primo settembre Sandra Mondaini avrebbe compiuto 85 anni. Giorgia Trasselli, la Tata di Casa Vianello, ci ha raccontato i retroscena della coppia più iconica della tivù.

trasselliAggraziata. Elegante. Infinitamente ironica. Sandra Mondaini entrava nelle case degli italiani, insieme a Raimondo Vianello, con garbo e pudore. Bella, raffinata e lontana dagli eccessi, divertiva con sobrietà. Fu Arabella, con Paolo Poli, Sbirulino e molto altro. Figlia del teatro, rassicurante anti-diva e celebre signora della televisione, infine divenne soltanto Sandra, con quegli occhiali scuri portati con disinvoltura in ogni frammento della sua vita.
Il 21 settembre 2010, appena cinque mesi dopo Raimondo, si spense. Lentamente. La vita senza suo marito non era più vita.
«Dopo la morte di Raimondo, Sandra non voleva più niente», conferma a LetteraDonna Giorgia Trasselli, per 20 anni interprete de «la Tata» di Casa Vianello, terzo elemento indispensabile in quel primo esperimento di sit com italiana, andata in onda dal 1988 al 2007. «Credevo che avrebbe potuto superare anche quella prova, ma non è andata così. Vederla ai funerali del marito fu straziante», dice l’attrice di Sandra, che il 1 settembre avrebbe compiuto 85 anni.

TV: CANALE 5; SCOCCANO I 30 ANNI, COMPLEANNO COL DUBBIO/SPECIALED: Cosa univa Sandra e Raimondo?
R: Si erano scelti e si ammiravano molto: il loro fu un legame fortissimo, soprattutto sulla scena, Ed è molto complicato, mi creda.
D: Perché il pubblico li amava così tanto?
R: Per la loro estrema semplicità, il dono dei grandi. Non indossavano maschere, erano veri. Raimondo con il suo aplomb un po’ all’inglese, con la sua serietà e la sua ironia incredibili; Sandra con qualche simpatico eccesso, del quale ridevamo tutti, con la sua straordinaria umanità e la sua empatia nei confronti della sofferenza degli altri.
D: Quale loro caratteristica la colpì di più?
R: Saper riconoscere i meriti degli altri. Erano generosi nel riconoscere la bravura altrui. E poi, sapevano essere grati a chiunque lavorasse con loro, dai tecnici alle sarte, dagli attori ai truccatori e ai parrucchieri. Poi la puntualità e la precisione senza falsi atteggiamenti, senza seriosità. Erano seri, nel recitare, nel lavorare, nel darsi gli appuntamenti, nel pensare al pubblico, senza essere seriosi. La sit com è cresciuta piano piano, nessuno si sarebbe mai aspettato tutto quel successo.
D: Guardando Casa Vianello si aveva la sensazione di entrare veramente nel loro quotidiano.
R: Sì, c’era tantissima verità. Raimondo lo diceva sempre nelle interviste, quando gli facevano questa domanda: loro erano davvero così. Le situazioni vissute in televisione erano chiaramente estremizzate e amplificate, per esigenze sceniche, rispetto alla loro quotidianità. Gli autori, però, nello scrivere partivano dal materiale umano delizioso che avevano a disposizione. Attorno ai loro battibecchi si costruivano le storie e su di loro venivano concertati tutti gli episodi. La base era la vita.
D: Per 20 anni è stata «la Tata». Che cos’ha significato, per lei, lavorare insieme a loro così a lungo?
R: Ha rappresentato un bel pezzo di storia della mia vita professionale e umana: è stato bellissimo. Sono stata scelta con delle audizioni a cui prese parte anche Raimondo: ho cercato di guadagnarmi la loro stima, di fare al meglio il mio lavoro in mezzo a due personaggi del teatro così grandi. Volevo soltanto essere brava e spero di esserci riuscita. Raimondo è stato un maestro per me, così come anche Sandra.
D: Sembravate un vero nucleo familiare.
R:  Che gioia sentirselo dire (si commuove, ndr). Alcuni dissero che eravamo un terzetto ed io ero al settimo cielo: Sandra e Raimondo erano felici e mai infastiditi da questa cosa.
D: Era difficile per lei?
R: Riuscire, da esterna, a mantenere l’equilibrio non è facile, però spero di avercela fatta: ho sempre cercato di stare al mio posto, di non invadere, ho sempre cercato di capirli entrambi, con i loro difetti e le loro virtù. Penso che loro abbiano fatto lo stesso con me. Da loro mi sono sentita compresa e apprezzata.
D: Che professionista era Sandra Mondaini?
R: Era una donna molto in gamba. Aveva, come anche Raimondo, i cosiddetti tempi comici, che difficilmente si riescono ad insegnare nelle scuole. Senza quelli la comicità non scatta.
D: Da colleghe che rapporto avevate?
R: Delicato. Lei era una donna molto sincera e spiritosa. Abbiamo avuto un rapporto fatto di grande rispetto e di stima, che era la cosa che più mi interessava. Io speravo soltanto che lei nutrisse dell’affetto nei miei confronti. Ne ha avuto tanto, di questo sono sicura.
D: Di che cosa parlava con Sandra Mondaini?
R: Tra donne, in camerino, c’era complicità: si scherzava sul trucco, sui capelli, sulle cose sentimentali, sui figli, sui rapporti umani, sui mariti.
D: Le manca?
R: Penso spesso a entrambi perché professionalmente e umanamente hanno rappresentato tanto per me. Sa cosa mi manca, in realtà? Quelle cose che vorremmo dire quando poi una persona non c’è più.
D: Per esempio?
R: Alcune le tengo per me perché sono troppo intime, legate al rapporto che abbiamo avuto con persone che ci circondavano. Altre, invece, sono legate alla stima e all’affetto che provavo nei suoi confronti: mi piacerebbe dirgliele, senza soggezione.
D: Cosa le direbbe oggi, se fosse ancora qui, nel giorno del suo compleanno?
R: Che le voglio bene.
D: Dopo la morte di Sandra e Raimondo, c’è stata una grande disputa tra gli eredi. Lei che idea si è fatta?
R: Non ho saputo molto di più di quanto sia uscito sui giornali. Io so soltanto che quella polemica non ha fatto altro che sciupare il loro riposo e le cose belle. Credo che le sedi più opportune non siano i giornali scandalistici: ho trovato tutto un po’ triste e squallido. Non conosco né i meriti né i demeriti delle persone che si sono infilate in questa diatriba: non ci sono mai voluta entrare. Trovo poco elegante intrufolarsi nella vita degli altri: esistono dei legali per questo.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 01-09-2016 02:06 PM


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