«Le foto del mio topless, come una violenza»

La modella portoghese Sara Sampaio si sfoga su Facebook scrivendo una lettera ai paparazzi dove rivendica il diritto alla privacy: «Sì, sono una persona pubblica, ma fuori dal lavoro voglio rispetto».

The Daily Front Row Third Annual Fashion Media Awards - Arrivals«Come vi sentireste se un giorno vi svegliaste e trovaste le foto di vostra figlia 25enne in topless su Internet?». A chiederlo ai paparazzi tramite uno sfogo su Facebook piuttosto acceso è stata Sara Sampaio, modella portoghese volto di Victoria’s Secret e Calzedonia.
Succede che la ragazza si trovava per i fatti suoi su uno yatch al largo di Saint-Tropez mentre prendeva il sole. Lì è stata fotografata di nascosto, e le foto sono state inevitabilmente pubblicate online. Sampaio però non ha preso l’accaduto con un rassegnato «fa parte del mestiere». E in una lettera indirizzata ai paparazzi e alla stampa ha spiegato perché la questione è più ampia di così.
La venticinquenne portoghese ha rivelato di essere rimasta scioccata nel vedere le immagini e ha dichiarato di essersi sentita come se fosse stata «violentata».

UNA VIOLENZA
«Mi rivolgo ai paparazzi e agli editori delle riviste che hanno pubblicato queste foto, come vi sentireste se un giorno vi svegliaste e trovaste le foto di vostra figlia in topless su Internet? Vostra figlia non stava facendo nulla di male, stava solo prendendo il sole in un luogo privato», scrive la modella. Aggiungendo di essere rimasta scioccata vedendo le immagini e dichiarando di essersi sentita «come se fosse stata violentata».

FUORI DAL LAVORO DIRITTO ALLA PRIVACY
Sampaio, dopo aver specificato che le foto sono state sicuramente scattate con un teleobiettivo molto lontano dallo yacht in cui si trovava, la modella ha continuato il suo sfogo: «Alcuni di voi potranno obiettare che sono una figura pubblica e questi inconvenienti fanno parte del mio lavoro. Altri mi diranno che dovrei essere abituata ad essere fotografata in costume da bagno. Credo però ci sia una differenza evidente. Essere fotografata è parte del mio lavoro, ma io dò il consenso prima che immagini del mio corpo siano pubblicate. Esiste la vita professionale e quella privata. Tutti noi lavoriamo, chi in ufficio, chi in uno studio. Tuttavia, quando torniamo a casa, ognuno di noi pretende rispetto e privacy. Che razza di società è questa in cui c’è gente che è pagata per spiare gli altri? Mi sono sentita una donna violentata».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, Top news Argomenti: , Data: 31-08-2016 05:54 PM


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