Una legge contro i dolori del ciclo

di Enrico Matzeu
La deputata del Pd Romina Mura ci spiega la proposta di legge che vuole permettere alle donne che soffrono di dismenorrea di potersi assentare dal lavoro in modo giustificato.

Stanchezza, malessere, mal di schiena. Circa l’80% delle donne deve fare i conti ogni mese con i dolori mestruali. Tra queste, ben il 30% soffre di dismenorrea, una patologia riconosciuta che provoca fortissimi dolori, che spesso impediscono di lavorare e di svolgere le attività di tutti i giorni. Per questo motivo, la deputata del Partito Democratico Romina Mura, ha pensato a una proposta di legge che permetta alle donne affette da questa malattia di potersi assentare dal lavoro in modo giustificato. Co-firmatarie della proposta anche le deputate Daniela Sbrollini, Simonetta Rubinato e Maria Iacono, che ora dovranno spiegare per bene l’idea di questa legge, che ha subito suscitato polemiche e interpretazioni distorte, soprattutto perché in molti non hanno avuto la pazienza di approfondirne i contenuti.

COS’È LA DISMENORREA
Non si tratta infatti di un provvedimento sul congedo mestruale, come in tanti hanno detto o scritto, che quindi riguarda tutte le donne con il ciclo, ma tocca solamente quelle affette appunto da dismenorrea, che quindi presentano al datore di lavoro un certificato medico. A soffrirne sono soprattutto le ragazze che hanno meno di 20 anni o quelle che hanno avuto il ciclo prima degli 11 anni, ma anche le donne con un flusso abbondante o irregolare; spesso colpisce anche chi non ha avuto figli o chi fuma molto. C’è anche una ragione ereditaria e talvolta coloro che ne soffrono hanno una madre con la stessa patologia. I dolori collegati alla dismenorrea sono svariati: dai più comuni crampi alle coliche, passando per nausea, vomito, vertigini e diarrea. Insomma tutti elementi che impediscono a una donna di avere una giornata tranquilla e quindi di essere produttiva nel posto di lavoro. «È un’idea per rendere più facile la vita a chi ne soffre, come per chi è affetta da endometriosi o da fibromi uterini», ha spiegato a LetteraDonna l’Onorevole Mura, che è anche sindaco di Sadali, un piccolo Comune in provincia di Cagliari.

La Deputata del Partito Democratico Romina Mura.

La Deputata del Partito Democratico Romina Mura.

DOMANDA: In cosa consiste la proposta di legge?
RISPOSTA: È finalizzata a tutelare una patologia riconosciuta come la Dismenorrea, e voglio precisare che chi non ne è affetto non ha diritto al congedo che cerchiamo di introdurre con questo provvedimento.
D: Qual è lo scopo?
R: Quello di migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle donne che stanno male durante il ciclo mestruale e che sono molte, come è dimostrato da dati scientifici. Sia ben inteso che non vogliamo creare nessun privilegio.
D: In che senso?
R: A volte, quando si propone una legge, si generano polemiche spesso strumentali. Come in questo caso. A me è dispiaciuto soprattutto che alcune persone siano arrivate a polemizzare sulla parità di genere, sul fatto che si possa fare un passo indietro sull’uguaglianza. Considerando che vengo da un partito che ha fatto diverse cose sui diritti ultimamente, mi sembrano critiche assurde e me ne sono dispiaciuta. Poi però ho pensato che forse non mi ero spiegata bene, non sono stata brava a illustrare le ragioni e le motivazioni di questa proposta, ma proveremo presto a fornire ulteriori elementi per arricchire la discussione.
D: Come le è venuta l’idea di occuparsi di questo tema?
R: Quando mi è stata sottoposta la questione, io stessa sono rimasta perplessa e quindi ho approfondito il problema e mi sono resa conto che c’era in corso una discussione, che coinvolgeva sia singole vicende, che associazioni da anni impegnate in battaglie su questa patologia. A me ha colpito soprattutto il coinvolgimento delle aziende private.
D: In che senso?
R: All’estero ci sono varie aziende che praticano già il congedo per questo tipo di casi e la cosa mi ha un po’ stupita, perché sono consapevole che non sia sempre facile per un privato esercitare tutte le prerogative dei lavoratori. La cosa più interessante poi è che queste realtà imprenditoriali abbiano motivato la loro adesione a questo tipo di permesso con il fatto che le lavoratrici risultano poi più produttive. Tutto ciò mi ha incuriosito e motivato.
D: In Italia invece c’è già chi lo fa autonomamente?
R: Secondo i dati e le notizie che avevo al momento della stesura della proposta, non ci sono aziende italiane che praticano il congedo. Così con le colleghe deputate abbiamo deciso di approfondire il tema e quindi di sviluppare un ragionamento, magari diverso dalla proposta, in maniera molto laica.
D: Ci sono cose che possono essere modificate nella versione iniziale quindi?
R: Certo, come in tutte le proposte di legge, è un elemento di discussione. Ad esempio, anziché un congedo è ipotizzabile una flessibilità dell’orario di lavoro. Ci sono tante opzioni, l’importante è che il problema venga affrontato.
D: Quale sarà ora l’iter della proposta di legge?
R: Adesso è stata assegnata alla Commissione lavoro e vedremo quando sarà fissato il dibattito parlamentare. Nel frattempo noi deputate approfondiremo e spiegheremo meglio il tutto, poi vedremo a livello legislativo quando verrà inserita la discussione, anche in base all’interesse che genererà. È anche una questione di priorità giustamente. Qualcuno, essendo io una sindaca sarda, mi dice che mi devo preoccupare di Alcoa (la multinazionale che ha chiuso lo stabilimento a Portovesme), ma credo che anche questo sia un tema da mettere in agenda.
D: Se una dipendente del suo Comune lo richiedesse, lei concederebbe il congedo?
R: Consideri che attualmente le donne che hanno questo disturbo si mettono in malattia. Se si verificasse nel mio Comune e avessi la possibilità di congedarle lo farei sicuramente, così come un dipendente pubblico può avvalersi della legge 104 o delle tutele per la maternità a rischio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , , , Data: 30-08-2016 01:05 PM


Lascia un Commento

*