Con matita e hijab disegna i pregiudizi

di Federica Villa
Scappata dalla Tunisia da bambina, Takoua Ben Mohamed è cresciuta in Italia tra occhiate titubanti e disegni per farsi capire. Ora è una delle artiste di graphic novel più famose d’Europa.

Takoua ben mohamedTakoua Ben Mohamed ha un sorriso dolce, due grandi occhi scuri e un talento nel «far ridere gli altri» con i suoi disegni, di cui è protagonista. Il suo volto, nella realtà e nelle vignette di graphic novel che l’hanno resa famosa, è incorniciato dal hijab (il foulard che copre il capo e i capelli delle donne musulmane). Le storie che disegna parlano proprio dei «piccoli drammi estetici» che una ragazza con il velo deve affrontare, dalle acconciature, al trucco, fino all’abbronzatura. Per poi passare all’attualità, quando l’artista ironizza sulla questione dei burkini vietati a Cannes (il 26 agosto il Consiglio di Stato ha sospeso il divieto) o sugli sguardi impauriti di chi la scambia ancora per «una terrorista». L’obiettivo è sempre lo stesso: scardinare i pregiudizi e tendere una mano, o meglio, un disegno, verso «l’altro».

TRA ITALIA E TUNISIA
Takoua è arrivata in Italia dalla Tunisia quando aveva otto anni, con la madre, i fratelli e le due sorelle. Il padre era scappato anni prima a Roma, dove aveva trovato protezione come rifugiato politico. La storia dell’artista è quella di chi ora sente di appartenere a due Paesi. Il primo è la Tunisia, dove è nata (a Douz), ma anche dove non è potuta restare per via della di Ben Ali, salito al potere nel 1987. Il secondo è l’Italia, dove ha iniziato una «nuova vita» nella periferia romana. Appena arrivata nella Capitale, non riusciva a farsi capire, non conosceva né la lingua, né l’alfabeto. Allora, a scuola, per comunicare con i compagni di classe e le maestre, disegnava. Il disegno, conosciuto sulla sabbia delle spiagge tunisine, è diventato il suo alleato anche a migliaia di chilometri da casa. E quella forma d’arte non l’ha più abbandonata: ora, che ha 25 anni, Takoua è una graphic journalist che espone i suoi lavori senza sosta, raccontando una storia che è la sua, ma che è anche quella di tutti i migranti. Da una parte c’è il velo – che ha deciso con fermezza di indossare dall’età di 11 anni – , dall’altra gli «sguardi impauriti» che molti le lanciano dopo i più recenti attentati terroristici. Ma compaiono anche i racconti delle primavere arabe, e la matita corre veloce sul foglio per condannare i femminicidi e l’Islam più violento.

IL FUMETTO INTERCULTURA
I lavori di Takoua sono raccolti nel progetto Il Fumetto Intercultura che, sull’omonima pagina Facebook, conta più di 4.800 like. «L’ho fondato quando avevo 14 anni», spiega l’artista, che a dieci faceva già parte di associazioni di volontariato, culturali e umanitarie. «Ho preferito non fare giornalismo tradizionale e utilizzare metodi innovativi, studiando cinema d’animazione (a Firenze). Ho capito che quello che ha molto impatto sono i fumetti. Sono accessibili a tutti: colti e non colti, interessati e disinteressati, piccoli e grandi, quelli che comprendono la lingua e quelli che non la comprendono».

UN VELO E UNA RISATA
«Il velo non c’entra nulla con la mia scelta di intraprendere la strada artistica, riguarda più la scelta di seguire la fede religiosa, che ritengo una questione personale», precisa. E dato che nella graphic novel l’autore è il protagonista delle vignette, ecco che l’hijab di Takoua si riflette negli schizzi. Così il mascara sbava e finisce sul copricapo, l’acconciatura studiata per ore davanti allo specchio si perde dentro al tessuto che circonda la testa. Alcuni passanti la chiamano «terrorista», eppure lei persevera, estrae il suo foglietto di preghiera sull’autobus nonostante i «adesso esplode tutto» degli altri passeggeri.

UN SUCCESSO INTERNAZIONALE
Da Roma, passando per Helsinki fino a Lisbona. Le vignette del Fumetto Intercultura hanno conquistato l’Europa. Passeggiando per le strade del centro storico della capitale portoghese, su un edificio color rosa pastello sono appese grandi tele con stampati i disegni di Takoua. «Li ho esposti in occasione del festival Paratissima Lisboa», racconta. «Il bello è che le tavole che ho scelto sono ancora lì, perché il proprietario dello stabile su cui si trovano, un signore portoghese, era entusiasta dei fumetti e ha deciso di lasciarli appesi anche più di un mese, anziché cinque giorni, come stabilito all’inizio». Una sorpresa: «È la dimostrazione di quanto la gente vuole convivenza e condivisione».

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Publicato in: Attualità, foto, Gallery, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 26-08-2016 05:13 PM


Una risposta a “Con matita e hijab disegna i pregiudizi”

  1. Carles scrive:

    A me fa paura una persona chhe porta la religiosità in pubblico in ogni modo e declinazione. Fanatismo. Per amare Dio non hai bisogno di nasconderti l’acconciatura. Inoltre, dovrebbe spiegare come si vive scegliendo di stare senza velo nella sua comunità.

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