Due volte vittime

di Caterina Belloni
Le conseguenze di un sisma possono essere fisiche e psicologiche. Come spiega l'esperta Liliana Dell'Osso, le donne rischiano maggiormente la sindrome post traumatica da stress.
Liliana Dell'Osso.

Liliana Dell’Osso.

Le ferite fisiche sono evidenti. Bruciano subito, causano lacrime e dolore. Dopo un terremoto, però, esistono anche altre lacerazioni. Lo sanno, più di tutti, i superstiti di Amatrice. Ma anche gli abitanti colpiti dal sisma che il 26 ottobre ha causato nuovi crolli in Umbria e nelle Marche, pur senza provocare vittime. Lo choc arriva a distanza e sembra non andarsene più. Colpendo soprattutto i più deboli, le donne, i bambini e chi ha un bagaglio culturale più piccolo cui appellarsi per andare avanti. Lo sa bene Liliana Dell’Osso, ordinario di psichiatria e direttore della clinica psichiatrica dell’università di Pisa e vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria, che da dieci anni almeno si occupa delle conseguenze di eventi traumatici sulla psiche umana. Ha iniziato ad approfondire il tema dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York, per poi concentrarsi sul sisma a L’Aquila.

terremotoA RISCHIO LE DONNE PIÙ GIOVANI
«A parità di esposizione allo stesso evento drammatico non tutti hanno lo stesso rischio di sviluppare un disturbo post traumatico da stress», spiega l’esperta. «Ci sono variabili che dipendono da sesso, età, personalità e pregressa psicopatologia. Se uno ha problemi di depressione e ansia o una predisposizione ad essi, ovviamente, rischia di soffrire di più. Ogni persona comunque è un caso a sé e per ridurre il rischio occorre individuare le persone più vulnerabili e agire su di loro». Un’idea di quali siano le categorie più vulnerabili, comunque, esiste. «Dalle nostre rilevazioni emerge che le donne, in particolare se giovani anche se non esposte direttamente al trauma, risentono maggiormente degli effetti emotivi post- terremoto». Quali siano le cause di questo maggior rischio non è chiaro, ma secondo gli esperti hanno un ruolo la maggiore predisposizione all’ansia e anche la minore autonomia economica, il reddito e la scolarità.

CHI PENSA TROPPO PEGGIORA LE COSE
Ad avere la peggio, in queste situazioni, sono anche le persone rimuginative, che cioè tendono a ripensare spesso ai fatti di cui sono state protagoniste. «Stiamo promuovendo uno studio su questo tema. Ripensando all’evento è come se in qualche modo lo rivivessero di nuovo, soffrendo più delle altre: ciò che hanno vissuto si aggrava di continuo. Si verifica una specie di alterazione dei meccanismi dell’oblio e riprendersi diventa più difficile». Per loro è assolutamente fondamentale definire un rapido piano di sostegno psicologico, per cercare di venire incontro alle tensioni non appena si manifestano.

terremotoGLI EFFETTI SUI SOCCORRITORI
«Ma c’è anche un altro aspetto di cui spesso non si tiene conto», aggiunge la professoressa. «Si tratta degli effetti sui soccorritori, che spesso sono sottovalutati. Anche per loro bisogna mettere a punto dei programmi di intervento mirati. Parliamo dei volontari della Protezione Civile, degli operatori sanitari, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’Ordine e di tutti coloro che, seppur addestrati e preparati tecnicamente, sono esposti ripetutamente e cronicamente ad un rischio enorme di sviluppare la sindrome post trauma».

LE TECNICHE DI SUPPORTO
Secondo la psichiatra, che ha incontrato e studiato gli incursori della Marina Militare coinvolti nelle operazioni di recupero corpi della Costa Concordia, sono necessari programmi di peer-support (simili ai gruppi di auto aiuto), di counseling con personale specialistico che includono, nel caso di personale di emergenza e di squadre di soccorso, tecniche note col nome di defusing e debriefing, consistenti in incontri volti alla ricostruzione nell’immediato degli eventi traumatici ed alla successiva presa di coscienza dei propri limiti. Ma anche dei propri punti di forza. «Le diverse tecniche di supporto psicologico sono rivolte al miglioramento delle capacità individuali di far fronte al forte impatto emotivo non eliminabile dalle operazioni di soccorso al fine di una prevenzione delle possibile conseguenze psicopatologiche a breve, medio e lungo-termine», conclude la professoressa Dell’Osso. Perché le emergenze, purtroppo, si ripetono e chi ha un ruolo di primo piano nel salvataggio le vive come chi ne è vittima. Ma non può assolutamente lasciarsi andare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 27-10-2016 12:00 PM


Lascia un Commento

*