«Vi racconto l'orrore del terremoto»

di Federico Capra
Arriva da Paris, tecnico del Rieti, la cronaca di una notte passata nella paura per molti abitanti del Centro Italia. «In città non ci sono vittime. Ma alcuni di noi hanno perso delle persone care».

Fabrizio ParisErano le 3 e 36 quando a Rieti la terra ha iniziato a tremare. Una scossa forte. Intensa. Proprio come quella che nel 2009 devastò L’Aquila. Del resto la zona è ancora una volta quella. Solo 63 chilometri di strade tortuose separano infatti Amatrice e Accumoli, epicentro del terremoto che nella notte tra il 23 e il 24 agosto ha sconvolto il Centro Italia, e il capoluogo dell’Abruzzo. Un incubo già vissuto, che ha fatto riaffiorare vecchi fantasmi e sgorgare nuove lacrime. «La paura è stata tanta», ha raccontato a LetteraDonna Fabrizio Paris, tecnico del Rieti Calcio. «Siamo stati svegliati all’improvviso. Eravamo nei nostri letti. Tranquilli. Poi si è scatenato l’inferno», ha aggiunto. A destare un’intera città è stata una scossa di magnitudo 6.0, alla quale è seguito uno sciame sismico lungo e snervante. «Abbiamo avuto paura. Tutti l’hanno avuta». Alle 4 di mattina così una città intera si è riversata per strada. Chi ancora in pigiama, chi con le prime cose trovate durante la fuga fuori dalla loro abitazione.

MOMENTI CONCITATI
Il primo pensiero è però andato a quei ragazzi che Paris vede ogni giorno tra allenamenti e partite amichevoli. «Quando siamo scesi in strada abbiamo iniziato a metterci in contatto con i molti giocatori che risiedono in città. Le informazioni erano poche e tra telefonate, messaggi e social network siamo riusciti a sentirci e tranquillizzarci gli uni con gli altri». Fortunatamente a Rieti non ci sono stati danni evidenti. Solo qualche malore per lo spavento. Cosa ben diversa da quanto accaduto nelle cittadine limitrofe. «All’inizio non si sapeva nulla delle zone vicine a dove abitiamo e ci alleniamo abitualmente. Poi le notizie sono arrivate e ci siamo trovati davanti a un film dell’orrore». Un orrore dalle fosche tinte del lutto. «Perché qualche mio giocatore ha perso anche dei parenti. E se non loro degli amici con cui aveva condiviso l’infanzia o momenti della vita».

RITORNO ALLA NORMALITÀ
Così, con le facce tirate e gli sguardi «ancora assonnati e impauriti», l’intero staff tecnico e i giocatori si sono dati appuntamento al campo di allenamento. «Non sappiamo se la Lega deciderà una sospensione dei campionati (il Rieti milita nel girone G della serie D dove giocano altre squadre provenienti dalle zone colpite dal sisma, ndr). Noi però sappiamo che dopo ogni trauma, ogni tragedia si deve andare avanti. Sarà difficile e complicato dato che alcuni dei miei ragazzi sono sconvolti, ma dobbiamo essere forti anche per chi non c’è più». Anche in questo senso si inserisce la volontà da parte della società di adoperarsi nel sociale «magari con qualche iniziativa a sostegno degli abitanti più colpiti da questa catastrofe», ha aggiunto il tecnico degli amaranto-celeste Fabrizio Paris.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , , Data: 24-08-2016 04:29 PM


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