Il simbolo maori in parla... mento

In Nuova Zelanda la deputata Nanaia Mahuta sfoggia il moko, tradizionale tatuaggio che i nativi portano sul volto: «È un segno di appartenenza, come un passaporto». Anche se oggi lo usano soprattutto i criminali.

nanaiaLa deputata Nanaia Mahuta è la prima deputata neozelandese a sfoggiare il moko, il tatuaggio māori che le donne tradizionalmente si fanno sul mento. Parlamentare da 20 anni, si è tatuata ad inizio agosto: «È un segno di appartenenza, come un passaporto. Sono in un momento della mia vita in cui sono pronta a dichiarare chiaramente ciò che sono», ha raccontato al Guardian.

UN SEGNO DI APPARTENENZA
La deputata appartiene alla tribù Waikato-Maniapoto ed è la figlia di Robert Mahuta, uno dei politici māori più importanti della storia, a sua volta figlio del re King Korokī e fratello maggiore di Te Atairangikaahu, regina dei Māori dal 1966 al 2006. Il tatuaggio sul meno è per lei un modo di rivendicare la sua identità e il diritto all’autodeterminazione del suo popolo: non è un caso che abbia scelto di tatuarsi nei giorni del decimo anniversario dell’ascesa al trono di Tuheitia Paki, oggi a capo del regno Māori, monarchia non sovrana e sub-nazionale. Le reazioni in parlamento sono state perlopiù positive: «A parte il fatto che trovo bellissimo il suo tatuaggio, sono orgogliosa di poter sedere al suo fianco in parlamento mentre sfoggia questo simbolo del diritto all’autodeterminazione», ha dichiarato Marama Fox, tra i leader del Māori Party, partito attivo dal 2004 che ha l’obiettivo di tutelare le minoranze di nativi presenti in Nuova Zelanda.

PER LE DONNE SOLO SUL MENTO
Il moko è il tatuaggio con cui i Māori dipingono la faccia, usato un tempo dai guerrieri per raccontare la loro storia. Tradizionalmente, anche alle donne è concesso tatuarsi il volto, ma solo sul mento. Prima dell’arrivo dei coloni europei, questo tipo di tatuaggio era molto diffuso, poi è quasi scomparso, per poi essere ‘riscoperto’ nel corso del XX secolo: oggi è diventato un segno di appartenenza alle gang criminali. «Credo ci sia bisogno di dare nuova vita alla cultura māori. Dobbiamo allontanare l’immagine del moko da quello delle gang, perché le due cose non hanno niente in comune», ha spiegato Nanaia Mahuta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, Donne della settimana, persone Argomenti: , Data: 11-08-2016 01:21 PM


Lascia un Commento

*